Gheddafi sotto assedio telefona in tv e accusa i ribelli di essere guidati da Al-Qaeda. Intanto l’offensiva del Raìs non si ferma. Asserragliato nel suo bunker di Tripoli, il colonnello va avanti nella repressione delle rivolte. E dopo i razzi a Bengasi, le fosse comune, ora rilancia attaccando Zawia, cittadina nell’ovest della Libia, e Misurata, sul golfo della Sirte. Sarebbero già centinaia i morti, secondo quanto riferisce la tv Al Arabiya citando testimoni oculari. La Libia è divisa in due con la parte orientale controllata dai ribelli. Alitalia sospende i voli su Tripoli. Ue: “Possibile un intervento militare umanitario”. Intanto si dimettono altri ambasciatori libici nel mondo: ultimo caso, quello del Marocco. Ecco l’aggiornamento ora per ora di quanto sta accadendo in Libia.

Giornalisti italiani bloccati e malmenati – Un gruppo di giornalisti italiani è stato bloccato, controllato e – per due di loro – anche malmenato da miliziani governativi libici in un tratto dell’autostrada che collega l’aeroporto di Tripoli con la capitale. A riferirlo alle proprie testate sono stati gli stessi inviati, come ha poi spiegato il giornalista del Tg1 in un servizio audio in onda da Tripoli nell’edizione delle 20. Ad essere colpiti sono stati in particolare Fabrizio Caccia e Vincenzo Nigro, rispettivamente del Corriere della Sera e de la Repubblica, quando hanno detto di essere italiani. Quindi il gruppo di inviati – a quanto pare comunque tutti in buone condizioni – e’ stato lasciato andare ed ha potuto raggiungere un albergo della capitale libica. Appreso dal trattamento di cui è stato fatto oggetto un gruppo di giornalisti italiani giunti oggi nella capitale libica, la Farnesina ha impartito istruzioni all’ambasciatore a Tripoli, Vincenzo Schioppa, di compiere un formale passo di protesta presso le Autorità libiche. Lo si legge in una nota del ministero degli Esteri.

“Esecuzioni sommarie negli ospedali libici” – “Esponenti dei ‘comitati rivoluzionari’ al soldo di Muammar Gheddafi hanno fatto irruzione negli ospedali di Tripoli e hanno ucciso i feriti, quelli che avevano manifestato contro il regime. Hanno portato via i cadaveri, per farli scomparire, forse per bruciarli, perchè sanno che si stanno avvicinando giornalisti stranieri. I medici, che si sono opposti, sono stati minacciati. E’ avvenuto ieri e l’altro ieri”. Questo lo scenario descritto alla Misna da Sliman Bouchuiguir, segretario generale della Lega libica per i diritti umani, affiliata alla Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh). L’informazione, dice, gli è stata riferita da una fonte medica dell’ospedale centrale di Tripoli, uno dei nosocomi della capitale. Le notizie dalla Libia raggiungono Bouchuiguir in Svizzera, dove ha sede la Lega, perchè in Libia qualsiasi organizzazione indipendente è passibile della pena di morte, mentre l’unico organismo attivo in ambito dei diritti umani è quello diretto dal figlio di Gheddafi, Saif al Islam. E’ impossibile, per l’esponente libico in esilio, fornire un bilancio preciso delle vittime dei disordini iniziati il 16 febbraio scorso, ma non esclude che possano essere diverse migliaia, come ipotizzato da alcune emittenti panarabe.

Si dimette l’ambasciatore in Marocco: “Solidarietà con la rivolta” – L’ambasciatore libico in Marocco ha rassegnato le dimissioni, insieme a una decina di persone dello staff della rappresentanza diplomatica di Tripoli a Rabat, in segno di solidarietà con la rivolta in Libia contro il colonnello Muammar Gheddafi. Lo hanno annunciato fonti del ministero degli Esteri di Rabat. Al momento, precisa l’agenzia, i diplomatici rimarranno in Marocco. Ieri nell’ambasciata di Tripoli a Rabat hanno fatto irruzione una ventina di persone per manifestare contro Gheddafi. I dimostranti hanno dato alle fiamme la bandiera della Libia e i ritratti del colonnello.

Quella dell’ambasciatore libico in Marocco è solo l’ennesima defezione in seno al corpo diplomatico di Tripoli in segno di sostegno alla popolazione che da giorni protesta contro Gheddafi. Nei giorni scorsi hanno già abbandonato l’incarico gli ambasciatori libici in Cina, Regno Unito, Polonia, India, Indonesia, Bangladesh e Svezia.

Nuova defezione nel corpo diplomatico libico, in serata. Dopo i casi in Cina, Regno Unito, Polonia, India, Svezia, Indonesia e Marocco si è dimesso anche l’ambasciatore libico in Giordania, Mohammad Hassan Barghathi. Lo riferisce l’agenzia di stato Petra. Intanto ci sono tensioni anche la delegazione libica all’Onu. Martedì all’Onu c’è stata una vera e propria spaccatura con l’ambasciatore libico a Palazzo di Vetro, Mohamed Shalgam, che ha espresso fedeltà al leader Muammar Gheddafi, mentre il numero due della delegazione, Ibrahim Dabbashi, ha definito la crisi in corso un “genocidio”.

Organizzazione per le Migrazioni: tunisini ed egiziani hanno lasciato il paese – Sono 30mila le persone (cittadini egiziani e tunisini) fuggiti dalla Libia da lunedì verso le loro patrie. Lo rende noto, da Ginevra dove ha sede, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), che assicura di essere a disposizione per accogliere le altre decine di migliaia di migranti, che probabilmente la crisi politica libica mettera’ in moto

Attacco a Zawia e a Misurata – A Zawia “è un massacro, ed è difficile stimare il numero di morti”, ha raccontato un ex ufficiale all’emittente Al Arabiya. ”Il bombardamento di Zawia è con tutti i mezzi, con l’artiglieria pesante. Stanno ammazzando le persone che erano in piazza da giorni, armate con solo qualche fucile, stanno ammazzando anche i medici venuti in soccorso”, ha detto un testimone oculare.“C’erano poche persone in piazza, che sono state colte di sorpresa – prosegue -. Gli altri sono usciti quando hanno sentito i bombardamenti e si stanno facendo uccidere come topi in trappola. Ci sono più di 50 feriti, decine e decine di morti, il mondo deve fermare Gheddafi. Sta facendo una strage prima di andarsene via”.

Forze filo Gheddafi hanno poi attaccato i manifestanti che protestavano presso la città di Misurata. Vi sarebbero molti morti, secondo quando riferiscono testimoni. Secondo testimoni,violenti combattimenti sono in corso vicino all’aeroporto della città, mentre il centro cittadino è ancora sotto il controllo degli insorti.

Il figlio Saif smentisce – Saif al Islam Gheddafi, il secondo dei sette figli che il leader libico ha avuto dalla seconda moglie Sofia, nega che ci siano stati bombardamenti sui manifestanti e anche che siano state assassinate “centinaia o migliaia di persone” e invita la stampa straniera ad entrare in Libia per verificare le sue parole. “Giornalisti stranieri, libici e diplomatici, entrino, vengano, passino le frontiere. Dove sono i bombardamenti, dov’è l’assassinio di centinaia o migliaia?”, ha detto il figlio del colonnello, in dichiarazioni diffuse dall’emittente panaraba Al Arabiya. Saif al Islam ha anche assicurato che la popolazione libica sta conducendo “una vita normale” e che la situazione è tranquilla anche in porti e aeroporti. Alla frontiera con la Tunisia, decine di giornalisti stranieri aspettano di poter entrare nel Paese vicino per raccontare quello che accade; e migliaia di tunisini fuggono, attraverso questa frontiera, dalla Libia. Le dichiarazioni del secondogenito di Gheddafi sono anche smentite dagli ostacoli che stanno creando, da più di una settimana, i consolati e le ambasciate libiche per consentire l’accesso alla stampa straniera nel Paese.

Alitalia sospende i voli – Intanto l’Alitalia ha sospeso i voli di linea su Tripoli. “A causa dell’aggravarsi della situazione presso l’aeroporto di Tripoli – afferma la compagnia in una nota -, dove è compromessa la possibilità per i passeggeri di raggiungere i gate d’imbarco, non funzionano i collegamenti telefonici interni e internazionali, sono a rischio le misure di sicurezza e i servizi di handling e di assistenza, Alitalia, in linea con quanto deciso da altre compagnie aeree, sospende i voli di linea sulla destinazione fino a che non saranno ripristinate le necessarie condizioni operative”.

Ue pronta a intervento militare umanitario – La Ue si tiene pronta ad un intervento militare umanitario in Libia. Lo riferiscono fonti diplomatiche a Bruxelles, precisando che si tratta di “un’opzione possibile a cui stiamo lavorando, nell’ambito dei piani di emergenza che stiamo preparando per fare fronte ai diversi scenari”, hanno precisato le fonti europee. L’ipotesi di un “intervento militare per scopi umanitari” è già stata presa in considerazione dagli Usa. Le fonti hanno precisato che “si è comunque lontani” dalla possibilità di precisare l’eventuale “cornice legale” dell’intervento, che dovrebbe avvenire nell’ambito dell’Onu.

Intanto l’Ue sta cercando un appoggio navale militare per fare rientrare a casa le migliaia di cittadini europei che ancora sono in Libia. Lo ha detto un portavoce della Commissione Ue.

Al Qaida si schiera contro Gheddafi – Anche Al Qaida prende una posizione chiara nel pantano libico. E si schiera a favore dei manifestanti e contro il Colonnello. Al fianco dei dimostranti si è schierato il ramo nordafricano di Al Qaida (Aqmi), che accusa Muammar Gheddafi di essere un “assassino di innocenti”. Lo riferisce il Site, il gruppo di monitoraggio dei siti estremisti islamici, citando un comunicato dell’Aqmi pubblicato online.

“Siamo addolorati dalla carneficina e dai vili massacri perpetrati dall’assassino di innocenti Gheddafi – si legge nel testo – contro la nostra gente e i musulmani disarmati che si sono levati contro la sua oppressione e la sua tirannia. Facciamo appello ai musulmani libici perché abbiano fermezza e pazienza, e li incitiamo a continuare la propria battaglia e rivoluzione per cacciare il tiranno criminale”. Nel frattempo si allarga il fronte della guerra civile. E così dopo l’est i lealisti di Gheddafi perdono anche buona parte del sud del Paese. Il Colonnello però resta in trincea.

In nottata, poi, si è fatto sentire anche il segretario di Statao Usa Hilary Clinton che lunedì sarà a Ginevra per incontrare altri ministri degli Esteri, nell’ambito di una riunione della commissione Onu per i diritti umani. Il presidente Usa Barack Obama attacca sulla “violenza mostruosa e inaccettabile, che viola ogni standard di normale decenza”.

La figlia di Gheddafi parla in tv – La figlia del colonnello libico Muammar Gheddafi, Aisha, nota per essere stata uno dei legali del collegio difensivo di Saddam Hussein, è apparsa oggi in tv. La donna, con indosso un velo che le copriva i capelli, è intervenuta sull’emittente di Stato di Tripoli per smentire le voci circolate nei giorni scorsi sui media arabi all’estero. “Dico ai libici – ha affermato – che amo e che mi amano, che io resisto davanti a questa casa distrutta”.

Come il padre, anche Aisha ha scelto di farsi riprendere davanti la residenza di Bab al-Aziziya, bombardata dai caccia americani nel 1986. “I libici che mi conoscono sanno bene che io resterò qui come ambasciatrice di buona volontà del popolo libico”. Per i media arabi, Aisha Gheddafi si sarebbe imbarcata ieri su un aereo della Libyan Arab Airlines, a cui è stato vietato l’atterraggio all’aeroporto della Valletta, a Malta. Sul velivolo, un ATR 42, c’erano 14 persone. Le autorità maltesi hanno fatto sapere di aver negato l’atterraggio perché il velivolo era comparso nello spazio aereo maltese in modo del tutto inaspettato.