L’udienza preliminare si è conclusa. Una decina le sedute, tra rinvii, annullamenti e sospensioni. Durata media un’ora ciascuna. Si sono ripercorse le carte dell’inchiesta ed il giudice per l’udienza preliminare ha rigettato le tesi degli imputati. Il processo si farà ma tra un anno: il 12 gennaio 2012. Il giudice ha condannato ad un anno con la condizionale l’imputato che aveva chiesto il patteggiamento, Giorgio Giordano, accusato di avermi proposto la tangente.

Ho vinto la prima battaglia: il processo si farà. Non so se esultare o restare perplesso. Per me è il momento della soddisfazione ma anche dell’indignazione. Sono certo che se non vi fosse stato l’interesse mediatico de il Fatto Quotidiano, di Report e Annozero sulla vicenda, oggi l’Amiat non si sarebbe costituita parte civile al processo e non vi sarebbe la possibilità di chiedere al Comune di sostenermi con le spese legali (per ora solo chiedere, nessuna risposta…).

Sono certo però che sono in molti oggi a lottare da soli contro la corruzione e a pagarne le conseguenze (mobbing, isolamento, minacce…).

Grazie a voi la mia battaglia individuale è diventata collettiva e se non ci fosse stata tutta questa solidarietà sarei stato anch’io solo contro la corruzione. Attorno a me si sono raccolte molte energie, un gruppo di comunicatori sta animando una pagina su Facebook, alcuni studenti di giurisprudenza studiano i temi della corruzione, molti studi legali mi hanno offerto aiuto, centinaia di persone mi propongono sostegno economico per le spese legali e molti partiti mi hanno offerto varie candidature.

Io fino ad ora ho risposto no a tutti, con un sorriso. Penso però che sia giusto impegnarmi per mantenere viva la solidarietà nata attorno alla mia vicenda e metterla a disposizione di chi si trovi nella mia stessa situazione. Se oggi la corruzione è un problema cosi grave in Italia è perché non si lotta uniti e dal basso per contrastarla. Sappiamo del costo annuo per i cittadini, quasi 1000 euro procapite all’anno, ma ricordiamoci anche dei servizi negati, i palazzi che crollano, le risorse pubbliche che mancano, i diritti erogati come se fossero favori; tutti questi sono i frutti avvelenati della corruzione.

La corruzione fa comodo alla Casta così come torna utile lasciare da soli i testimoni di giustizia e non attivare delle norme anticorruzione efficaci (l’Italia incorrerà in sanzioni europee, che pagheremo noi cittadini: oltre il danno la beffa).

E visto che ho un anno di tempo (il processo inizia nel 2012…), ascoltando la proposta arrivata proprio da un commento sul blog del Fatto Quotidiano, vi lancio l’idea di dare struttura a un movimento dal basso contro la corruzione: i signori Rossi. Il mio nome è esemplare: è il più comune e dovrà identificare l’atteggiamento più diffuso. I signori Rossi sono coloro che denunciano la corruzione e che sostengono chi lo fa. E so che in Italia siamo in molti. Obiettivo di questo movimento potrebbe essere triplice:

– Sostegno a chi si schiera contro la corruzione
– Creazione di cultura della legalità e dell’anticorruzione
– Diffusione di storie di corruzione e di anticorruzione

Inizieremmo a strutturarci su Internet con un sito che raccolga le testimonianze e i contributi da tutta Italia, perché questo movimento è nato sul web con le 50 mila firme raccolte da Travaglio. Mi piacerebbe leggere le vostre risposte ed eventuali disponibilità nei commenti del blog e nel gruppo su Facebook.

Un signor Rossi, uno dei tanti.