Sulla strada del ritorno all’atomo c’è un nuovo ostacolo. La Corte Costituzionale ha infatti bocciato in parte la linea del governo, che non potrà così decidere dove costruire nuovi impianti nnucleari senza aver coinvolto le Regioni interessate. Che d’ora in poi dovranno dare il loro parere: non vincolante, ma obbligatorio.

La Consulta ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 4 del decreto attuativo della legge delega in materia di nucleare nella parte in cui non prevede che la Regione, prima dell’intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere sul rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio delle centrali. Con un’articolata sentenza scritta dallo stesso presidente della Ugo De Siervo, la Corte ha accolto solo una parte delle numerose censure mosse dalle regioni Toscana, Emilia Romagna e Puglia sul decreto legislativo approvato dall’esecutivo un anno fa. Ma ha stabilito che, a differenza di quanto previsto dal governo, la “Regione interessata deve essere adeguatamente coinvolta nel procedimento”. E, secondo la Consulta, “un adeguato meccanismo di rappresentazione” che “ragionevolmente bilanci le esigenze di buon andamento dell’azione amministrativa e gli interessi locali” è “costituito dal parere obbligatorio, seppur non vincolante, della Regione stessa”. Attraverso tale consultazione, “la Regione è messa nelle condizioni di esprimere la propria definitiva posizione, distinta nella sua specificità da quelle che verranno assunte, in sede di Conferenza unificata, dagli altri enti territoriali”.

Soddisfazione per la sentenza della Corte Costituzionale è stata espressa da Legambiente. ”Per realizzare qualsiasi infrastruttura è necessaria la condivisione con il territorio, a maggior ragione per impianti che condizionano lo sviluppo futuro dell’area che li ospiterà – ha commentato il presidente Vittorio Cogliati Dezza –. Questo vale ancor di più per le centrali nucleari che hanno un fortissimo impatto in termini d’inquinamento locale e che sono molto discutibili dal punto di vista della sicurezza. Se il governo continuerà nel folle progetto di riattivare le centrali nucleari nel Paese, dovrà aspettarsi una grande stagione di conflitti sociali e istituzionali”.

Secondo il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, “La Corte Costituzionale indica la strada della concertazione e di un necessario coinvolgimento che fino a oggi è mancato nella interlocuzione con il governo”. Un giudizio positivo sulla sentenza ha espresso pure il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, secondo cui la decisione della Consulta va contro “un governo che è il più centralista della storia dell’Italia, un governo che sbandiera un federalismo che al momento odora più di secessione”. Il responsabile green economy del Pd, Ermete Realacci, parla di “duro colpo a una scelta sbagliata. La Consulta boccia il tentativo del governo Berlusconi di imporre il nucleare con la forza. Del resto eravamo l’unico caso in un paese occidentale dove fosse stata approvata una legge che decide la costruzione delle centrali nucleari anche contro il volere di Regioni e territori”.

Per il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Stefano Saglia, ”la decisione della Consulta è tutt’altro che negativa per il prosieguo del programma nucleare. Molti dei commenti che sono stati fatti sono del tutto strumentali. Il parere delle Regioni, per la sentenza, è obbligatorio ma non vincolante. La Consulta conferma che l’impianto del decreto è sostanzialmente valido. Infatti tutte le altre questioni sono state dichiarate inammissibili o infondate”. Ma le parole di Saglia non convincono però il presidente di Assoelettrica, Giuliano Zuccoli, che esprime “preoccupazione sugli effetti che la sentenza della Consulta può avere sul futuro del nucleare in Italia. Sui siti confidiamo che ci possa essere un chiarimento perchè bisogna comunque arrivare a capire dove dobbiamo collocare le centrali italiane, superando la sindrome Nimby (Not in my back yard, non nel mio giardino, ndr)”.

(l. f.)