Nella partita della gestione dei rifiuti in Campania un numero spiega il ruolo svolto la camorra. Solo la prefettura di Napoli, dal 1998 a oggi, ha spiccato 36 interdittive antimafia. Uno strumento preventivo che, visti i tentativi di infiltrazione malavitosi, pregiudica la possibilità delle imprese di operare con la pubblica amministrazione. L’ultimo stop prefettizio, in ordine di tempo, riguarda la società Ibi Spa, che ha in gestione la discarica di Chiaiano, nel napoletano, e che ha lavorato anche a Palermo nella discarica Bellolampo. In attesa dei ricorsi, intanto, il Tar conferma la misura interdittiva per un’altra società, la Saba. Che, negli ultimi anni, aveva fatto incetta di appalti nei comuni della provincia di Napoli e che gestiva la raccolta dei rifiuti a Caserta città.

La ditta mangia appalti e il funzionario ‘trasferito’
Quello della Saba è un caso di scuola. L’azienda di Ercolano aveva ottenuto la gestione della raccolta dei rifiuti in molti comuni campani, in primis il comune di Caserta, un appalto da 60 milioni di euro (in 5 anni) e aveva ottenuto un affidamento anche dall’Asia, la società del comune di Napoli. Nel 2009 arriva il primo stop prefettizio, gli enti locali revocano i contratti, ma il Tar riabilita l’azienda. Nel febbraio 2010 un nuovo colpo di scena, la prefettura di Napoli spicca una nuova interdittiva a carico della società, provvedimento confermato nel merito, in questi giorni dal tribunale amministrativo regionale della Campania. Tra gli altri elementi nell’interdittiva si poneva l’accento sui fornitori, “molti – si legge –  legati ad ambienti della criminalità organizzata. Da ciò si rileva la volontà della predetta società di voler indirizzare risorse pubbliche provenienti dalle stazioni appaltanti, spesso di consistente valore economico, verso soggetti esterni controindicati”.

In attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato, secondo il Tar aveva ragione la prefettura e l’ufficio antimafia guidato dal viceprefetto Mariolina Goglia. Alla stesura del provvedimento interdittivo ha dato il suo contributo anche il funzionario Salvatore Carli. Carli ha partecipato a ben 18 accessi antimafia, come quello relativo all’azzeramento, prima volta in Italia, di una azienda sanitaria locale per condizionamento camorristico: l’Asl Napoli 4 nel 2005. Ad oggi il funzionario, dopo un episodio inquietante, l’incendio appiccato all’interno del palazzo dove abita, è stato trasferito in un altro ufficio. Destinato a multe e ricorsi per chi ha sempre operato contro collusioni e malaffare.

Da Napoli a Palermo: obiettivo discariche
Non solo la raccolta dei rifiuti nei comuni, ma anche sulla partita delle discariche c’è l’ombra delle organizzazioni criminali. Quando Guido Bertolaso decise di localizzare uno sversatoio a Chiaiano, i comitati cittadini, gli esperti protestarono e evidenziarono le criticità e i rischi di quella scelta. Ora, mentre la Procura di Napoli indaga sulla impermeabilizzazione del sito, sulla messa in sicurezza e sui sub-appalti, la Ibi spa che gestiva la discarica ha ricevuto, nel dicembre corso, un’interdittiva antimafia dalla prefettura di Napoli. Ieri il Tar ha respinto con una ordinanza la richiesta di sospensiva e ha deciso che si esprimerà nel merito il prossimo marzo. I legali della Ibi, che gestisce anche la discarica di Savignano Irpino nell’avellinese, contestano punto a punto il contenuto dell’informativa e hanno presentato anche un esposto.

La gara per la gestione della discarica di Chiaiano, nel 2008, presentò non poche anomalie. A vincere fu la Pescatore, una ditta di Avellino, con un ribasso del 36%, ma fu estromessa dal commissariato per una presunta richiesta di aggiornamento del prezzo. La seconda in graduatoria la Daneco rinunciò e a vincere fu la Ibi idroimpianti. Nell’informativa che ha portato allo stop prefettizio, si ricostruiscono i rapporti societari e l’impegno della Ibi nella realizzazione della quarta vasca per lo smaltimento dei rifiuti presso la discarica di Bellolampo a Palermo. Fatti risalenti al 2003. Sotto accusa, tra l’altro, i rapporti della Ibi con la P.t.s, ditta in odore di mafia. “La P.t.s, di fatto subappaltatrice dei lavori della quarta vasca – si legge nel dossier della prefettura di Napoli – è risultata riconducibile a Spica Antonino, già amministratore unico, e Ciulla Pietro, già direttore tecnico, entrambi legati ad ambienti e società ritenute contigue alla criminalità organizzata”.

La P.t.s. viene raggiunta da interdittiva antimafia, ma solo nel 2007, “metà del capitale sociale della medesima impresa risultava di proprietà di familiari conviventi dell’esponente mafioso Vito Buscemi“. I legali della Ibi, che vanta un’esperienza decennale nel settore, ribadiscono l’estraneità dell’azienda, “la P.t.s fu scelta perché già prestava servizi per l’Amia di Palermo”, e attendono il pronunciamento del Tar. Intanto ora spetta alla provincia di Napoli, la società Sapna, individuare un nuovo gestore per la discarica di Chiaiano fino alla chiusura, prevista per la metà di quest’anno.

di Nello Trocchia