Alemanno, sindaco di Roma, travolto dall’inefficienza dell’amministrazione, dalla parentopoli dei camerati, dal crollo del gradimento, dalla bancarotta incombente e dal timore per il suo futuro politico, decide di azzerare la giunta.
Obiettivo della ripartenza: una gestione decente per i prossimi due anni, in vista di una rinuncia al secondo mandato che gli consenta un ritorno alla politica parlata.
In quest’ottica coltiva l’ipotesi di avere come vice Bertolaso, il mago delle emergenze, al quale lasciare poi Roma in eredità. Ma Bertolaso non ci sta…

Camerata Alemanno, bocciato!

Trionfo di Alemanno in quel di Roma.
Il sondaggio del Sol 24 Ore
sugli amministrator lo vede in coma:
posto settantatré… Il gladiatore,

partito per un gran rinnovamento,
dopo sol trenta mesi si ritrova
faccia a faccia col proprio fallimento:
ad ogni istante un’emergenza nuova,

la sicurezza è scarsa come prima
e come sempre il traffico è impazzito.
Il nepotismo, a una prima stima,
è stato il suo lavoro preferito

con la Trambus, l’Acea, l’Atac e l’Ama
invase da compagne, zie e cognati
di amici personal di dubbia fama,
vecchi squadristi, antichi camerati.

Per il futuro, mille pagherò:
due stadi per i team della città,
l’Olimpiade, il Gran Premio, i casinò,
la Disneyland della romanità.

Ma è tempo di rimpasto, grave è il caso:
cambieranno le bocche da sfamare
e si vorrebbe vice Bertolaso
poiché con le emergenze ci sa fare.

Chiamerebbe la moglie ed il cognato
e assolderebbe fior di brasiliane
che, sistemate una per mercato,
sconocchierebbero da sera a mane.

Ma, ahimé, chi a L’Aquila nel dopo sisma
ha in un amen risolto ogni malanno
non vuol Roma salvar dal cataclisma
dell’amministrazione di Alemanno.