Archivia il caso Prestigiacomo, dicendo che “è risolto”; del legittimo impedimento afferma di non essere preoccupato; liquida i processi a suo carico come “esilaranti” e annuncia l’intenzione di voler dar vita a una “commissione d’inchiesta per verificare che non esistano associazioni a delinquere a fini eversivi all’interno della magistratura”; sostiene che senza Fini sarà più facile “approvare la riforma della giustizia” e sottolinea che “non ci sarà alcun riavvicinamento” con il presidente della Camera, ribadisce la volontà di cambiare nome al Pdl, perché “ne serve uno che emozioni”, smentisce di aver fatto “calcio mercato” dei deputati e si dice certo di poter arrivare alla fine naturale della legislatura “con una maggioranza adeguata” che raggiungerà, già a gennaio, “325 deputati alla camera” e con “allargamento di consenso anche al Senato”. C’è anche l’annuncio del ritiro dalla politica, “nel 2013 se nascono nuovi leader”, e il divieto di sostituirlo alla figlia Marina. Silvio Berlusconi ha toccato tutti i temi dell’agenda politica durante la consueta conferenza di fine anno a Villa Madama, moderata dal presidente dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino. Un incontro che solitamente prevede un breve intervento iniziale da parte del presidente del Consiglio e le domande da parte dei giornalisti. Il premier ha invece aperto la conferenza parlando per oltre trenta minuti tanto che Iacopino lo ha ironicamente ripreso: “Speravo che battesse un record di qualche anno fa quando parlò per sette minuti”. Il premier ha ribattuto:  “Guardi che se lei insiste ci sono le schede del ministero e sono 50 pagine”.

Il siparietto ha aperto lo spazio riservato alle domande della stampa, cui il premier non si è tirato indietro. Dai rapporti con Fini alla possibilità di candidarsi al quirinale, ipotesi negata: “Se mi si chiede chi possa essere il capo di Stato migliore, io rispondo che ho un mio candidato e che non sono io. Io mi auguro che con le nuove elezioni ci sia una maggioranza capace di eleggere un presidente della Repubblica di centrodestra, dopo tre di centrosinistra”. Persino sulle dichiarazioni della figlia Barbara critiche nei confronti del ministro Mara Carfagna, Berlusconi ha risposto: “Non c’è stata nessuna debolezza, i figli naturalmente sono influenzabili dalle madri e come tutte le famiglie si possono verificare situazioni di questo genere. Voglio bene a Barbara, è molto brava, ma in questo caso ha subito le influenze della madre”.

I passaggi chiave riguardano la magistratura. Berlusconi bolla i processi che lo riguardano come “esilaranti. E non credo che ci siano dei pm che possano esporsi al pubblico ludibrio”, ha detto, sottolineando di “essere preoccupato dei miei processi”. Così come sull’atteso pronunciamento della Consulta riguardo il legittimo impedimento. “Il legittimo impedimento tiene conto di tutti i rilievi fatti per le leggi precedenti . C’è un limite all’indecenza e quindi credo che nessuna Corte, seppure con una maggioranza di magistrati provenienti da un’altra area politica, possa arrivare a superare il limite dell’indecenza e arrivare a negare il diritto a chi si occupa del governo Paese di veder diminuità la capacità di difendersi davanti alle accuse di una magistratura politicizzata”, ha detto ed ha annunciato la volontà di aprire una commissione di inchiesta per valutare l’esistenza di un disegno eversivo da parte della magistratura: “Non si può negare – ha detto Berlusconi – che ci sia una volontà di una associazione, all’interno della magistratura, tesa all’eversione”.

Se il Tribunale di Milano accoglierà la tesi del Pubblico ministero nel processo Mills, sarà la dimostrazione che c’è nella magistratura una “associazione tesa all’eversione” e per accertare questa realtà Berlusconi presenterà una proposta di legge che istituisce una commissione parlamentare di inchiesta. Il premier ha criticato la tesi dell’accusa secondo la quale “la corruzione si perfeziona non quando c’è il passaggio di denaro ma quando i soldi vengono spesi”. “E quando anche altri giudici convergono su questa tesi, non si può negare che ci sia nella magistratura una associazione tesa all’ eversione”. Da qui l’ipotesi del premier di presentare alle camere un ddl per istituire una commissione bicamerale che verifichi se non ci siano dentro la magistratura associazioni a delinquere a fini eversivi. “In tutte le democrazie  – ha aggiunto il premier – quando una persona deve dedicarsi al governo del Paese non ci possono essere possibilità per dedicarsi come è suo diritto alla difesa, quando finisce il mandato c’è tutto il tempo per la magistratura di continuare i processi”.

“Senza Fini nel Pdl sarà più facile approvare la riforma della Giustizia”, ha detto il premier parlando di ciò che il governo intende fare nel nuovo anno e dicendosi fiducioso che non ci saranno nuove elezioni. “Sono d’accordo con Napolitano, andare al voto sarebbe irragionevole”. L’esecutivo potrà arrivare “al termine naturale con una maggioranza reale”, ha aggiunto smentendo di aver avvicinato deputati di altri partiti per convinceri a entrare nell’area governativa. “Non c’è stato calcio mercato, abbiamo messo a disposizione i posti nel governo lasciati liberi dalla componente finiana”. E a prescindere dai numeri, il premier ha ricordato quanto realizzato: “Abbiamo già approvato tre dei cinque punti strategici proposti a settembre dal governo”. Ed ha annunciato che è in lavorazione un documento che stila il bilancio del lavoro svolto. “E’ in esecuzione un fascicolo pubblico a cura del ministero della programmazione. Quello che voi avete ricevuto è stato fatto a spese del Popolo della Libertà. Allo studio c’è un altro fascicolo” sulle agevolazioni per “imprenditori e cittadini meno abbienti: speriamo che si riesca a farlo avere a un gran numero di cittadini, perchè l’informazione non sempre rende il servizio di informare i cittadini sulle cose che lo Stato mette loro a disposizione”.

Poi torna sul nodo della maggioranza attuale: “La cosa migliore per il nostro Paese è continuare questa legislatura, il primo a pensarlo sono io, ma se alla fine di gennaio, contro le nostre previsioni, non dovessimo avere una maggioranza sufficiente per continuare a governare e non galleggiare, anche se ci sono in Europa governi di minoranza, io credo che si possa ritenere come cosa migliore quella di avere una nuova maggioranza. I sondaggi ci dicono che otterremo di nuovo la maggioranza sia alla Camera sia al Senato”. Secondo il premier “la cosa migliore per il nostro Paese è continuare questa legislatura, il primo a pensarlo sono io, ma se alla fine di gennaio, contro le nostre previsioni, non dovessimo avere una maggioranza sufficiente per continuare a governare e non galleggiare, anche se ci sono in Europa governi di minoranza, io credo che si possa ritenere come cosa migliore quella di avere una nuova maggioranza. I sondaggi ci dicono che otterremo di nuovo la maggioranza sia alla Camera sia al Senato”.

Il premier affronta apertamente il rapporto con Gianfranco Fini. “La collaborazione è durata 16 anni, ed è con estremo dolore che io ho recepito gli accadimenti degli ultimi mesi”, ha detto.  “Da circa un anno il presidente Fini ha portato critiche e distinguo nei confronti della maggioranza, del governo, del Pdl e verso di me personalmente. Non lo abbiamo espulso dal partito, ma abbiamo detto che in un documento dell’ufficio di presidenza che le sue posizioni erano ‘allo statò incompatibili con le posizioni del Pdl. La determinazione di Fini credo sia stata preventiva – aggiunge il premier -. Ricordo l’ultimo incontro che ho avuto con lui: io, quarta carica dello Stato, sono sempre stato riguardoso ed ho sempre accettato di andare io da Fini, terza carica dello Stato, ogni volta che lui ritenne di invitarmi. Quando mi disse che voleva fare gruppi autonomi, lo scongiurai per tutta la durata di quella colazione e sulla porta gli dissi che non sarebbe mai riuscito a litigare con me perchè per litigare bisogna essere in due. Mi guardò in modo fisso e freddo e mi rispose: ‘Sì, ma per divorziare ne basta uno solo…’. Io lì capii che era una cosa lungamente preparata e determinata”.  Quindi, ha concluso, “io non credo ci possa essere un cambiamento, anche se talvolta in politica questo può accadere. Ma io non sono un politico e da persona normale credo che certi limiti non si possano oltrepassare”.

Spazio anche alla riforma Gelmini, che nel frattempo è diventata legge dopo il voto del Senato: “I giovani si lamentano di non avere avuto un dialogo con il governo sulla riforma dell’Università. Non è vero, ci sono stati 120 incontri, di cui 20 ufficiali con i rappresentanti degli studenti e il ministro Gelmini ha parlato con tutti i rettori. La riforma Gelmini cancella il clientelismo”, ha aggiunto il premier: “Non è una riforma che è un castello di promesse come quella del ’98. Si tratta di una riforma di cui possiamo essere orgogliosi”.

Per quanto riguarda il nome del Pdl, Berlusconi ribadisce la volontà di rinnovarlo. “Cambieremo la denominazione del Pdl ma non torneremo a Forza Italia. L’acronimo Pdl non dà più emozione, non commuove, stiamo cercando un nome che dia un’emozione, ma non si torna al passato. Vogliamo unire tutte le forze dei moderati, tutti coloro che non si riconoscono nella sinistra”, quindi, “è necessario trovare una nuova denominazione. Sono state avanzate pretese da parte di coloro che hanno formato Fli – ricorda il premier – pretese infondate ma, avendo avuto l’esperienza della lista del Pdl a Roma, non vorremmo correre il rischio di vedercele impugnare alle prossime elezioni politiche”. Il nome Popolo della Libertà, inoltre, “produce un acronimo che alcuni citano al femminile e non commuove, non dà emozione. Cerchiamo un nome che non sia riducibile a un acronimo e che possa dare emozione, che faccia capire qual è direzione politica del nostro progetto”.