Nessun politico britannico ne ha mai avuto uno. Neppure il narciso Tony Blair, mago della comunicazione e dello spin. Eppure David Cameron, proprio nel bel mezzo dell’austerità, dei tagli e dei “sacrifici per tutti” ne ha scelto uno: il fotografo personale. Non un paparazzo freelance, neppure un entusiasta volontario del partito. Andrew Parsons ha ottenuto un contratto da civil servant, ovvero da impiegato statale, pagato dai contribuenti. Il suo unico compito è quello di immortalare il dietro le quinte del primo ministro britannico, per promuoverlo come leader della porta accanto, tutto casa e Downing Street.

E allora eccolo mister Cameron mentre con il biberon allatta la sua ultima nata, Florence, poco prima di pronunciare il discorso della vita al recente congresso conservatore. Ed eccolo ancora tra le braccia della moglie Samantha, sfinito durante la campagna elettorale di inizio anno. O mentre sorseggia una Guinness prima di un meeting importante. Tutti scatti firmati Parsons. Il governo non vuole rivelarlo (alla faccia della trasparenza tanto pubblicizzata) ma il salario del “vanity photographer”, come già lo ha definito un quotidiano conservatore, il Daily Mail, dovrebbe aggirarsi intorno alle 35.000 sterline l’anno (40.000 euro).

Cameron è rimasto affascinato dal suo obiettivo nel 2006, quando, sempre per presentarsi agli elettori sotto una buona luce, aveva compiuto un viaggio in Norvegia per sensibilizzare i cittadini sugli effetti del global warming. Si era fatto fotografare sulla neve insieme a una muta di cani husky e le immagini erano andate a ruba. Così il talentuoso Parsons era stato ingaggiato dai Tory per le occasioni ufficiali. Ma da qui a diventare civil servant, al servizio diretto del gabinetto, ce ne corre. Soprattutto all’indomani dell’annuncio di un taglio di mezzo milione di posti di lavoro nel settore pubblico.

Anche i Liberal Democratici, che fanno parte del governo di coalizione insieme ai Conservatori, hanno attaccato la decisione del premier. “Così si prende la vanità troppo sul serio. Non è una cosa che si possa fare quando migliaia di bambini stanno per rimanere senza un tetto sopra la testa”, ha tuonato il parlamentare Lib-Dem Bob Russell, riferendosi alla recente decisione dell’esecutivo di tagliare il contributo statale per gli affitti delle case popolari. Come risultato, nella sola Londra, oltre 80.000 famiglie perderanno il loro alloggio. Un altro deputato, il laburista Paul Flynn, fa notare che di fronte a Downing Street, ogni giorno, si accampano decine di fotografi accreditati, muniti di scala e mega obiettivi che immortalano premier e colleghi in tutte le pose: “Quindi perché diavolo dovremmo pagare un fotografo con i soldi pubblici?”, si chiede. E oggi, durante il Question Time alla Camera dei Comuni, pure il neo leader laburista Ed Miliband ha preso in giro il premier vanitoso.

In Italia un contratto a termine di 40.000 euro all’anno elargito dal governo non farebbe né caldo né freddo. Non sarebbe neppure una notizia. Ma a Londra basta per alimentare lo scandalo. Anche perché il posto è stato creato ad hoc per Parsons, non è stato pubblicizzato, per cui il fotografo non ha avuto alcuna concorrenza. Per i britannici è inconcepibile. Del resto Cameron ha fatto dell’apparire e dell’estetica la sua strategia vincente, imitando il suo predecessore Tony Blair. Già l’anno scorso, da leder dell’opposizione, aveva fatto non poco discutere quando si era presentato nel giorno della commemorazione dei caduti davanti a Westminster, per visitare le croci che ricordano le vittime di guerra. Era rimasto lì venti minuti buoni, esponendo il suo profilo migliore all’obiettivo (sì, sempre di Parsons). In quell’occasione i veterani si erano indignati, accusandolo di usare quella giornata di lutto a fini politici.

di Deborah Ameri