La carrozza attraversa il viale alberato. Costeggia il parco secolare. Il cocchiere fa ancora pochi metri. Dopodiché ferma i cavalli davanti allo spiazzo affacciato sul lago di Como. Dietro campeggia la facciata cinquecentesca di Villa D’Este. Il sole allenta la propria morsa. Il caldo svapora nella brezza della sera. Gli sposi scendono il predellino, fanno pochi metri. Quindi si fermano. Breve silenzio. Poi, 250 persone, applaudono. E’ il 15 luglio 2006. Il banchetto di nozze tra i rampolli di due delle cosche più potenti della ‘ndrangheta lombarda è appena iniziato.

Boss e picciotti sono arrivati dalla Calabria per rendere omaggio agli sposi. Hanno preso aerei, pernottato in un albergo di Segrate e sono giunti fin qui. A Cernobbio. Tempio silenzioso della buona borghesia lombarda e, soprattutto, mecca prediletta dell’economia internazionale. Ogni settembre le grandi sale di Villa d’Este, progettate da Pellegrino Pellegrini detto Tibaldi, fanno da sfondo a incontri tra banchieri, ministri, capi di stato. E non è un caso, visto che tra i soci della storica struttura ci sono i big boss di Banca Intesa, membro del patto di sindacato che governa il Corriere della Sera.

Villa d’Este, dunque, è qualcosa di più di un albergo di lusso frequentato da super vip. E’ una dote da portare sul tavolo di qualsiasi trattativa. Un credito da spendere con politici e imprenditori. Alloggiare in una delle suite affacciate sul lago è quasi una promozione. Che diventa clamorosa e inquietante quando gli ospiti sono i più influenti padrini della ‘ndrangheta in Lombardia.

Così è stato. A incrociare i calici davanti alla torta nuziale (quattro piani a piramide) sono Maria Valle e Francesco Lampada. La prima, classe ’86, è nata a Vigevano. Suo padre, Fortunato, è stato arrestato nel luglio scorso per associazione mafiosa. Come lui, anche il nonno, Francesco Valle, uomo d’ onore legato alla potente cosca De Stefano. Di lui scrivono i carabinieri di Milano in un rapporto del 2008. Si legge: “Francesco Valle detto don Ciccio, risulta essere il capo del clan Valle”. Nato a Reggio Calabria il 29 settembre 1937, è legato alla famiglia mafiosa dei Cotroneo. I carabinieri proseguono: “A seguito della sanguinaria faida con la cosca Geria-Rodà, Francesco Valle agli inizi degli anni Ottanta è costretto a trasferirsi da Reggio Calabria a Vigevano. A suo carico “figurano precedenti o pregiudzi penali per associazione mafiosa”. Quadro confermato da una perquisizione domiciliare effettuata dalla polizia di Pavia il 26 gennaio 1984, “quando – si legge in una nota dell’epoca – presso l’abitazione del Valle venivano sequestrati brani dei rituali di affiliazione alla ‘ndrangheta”.

Oggi sulla testa di Maria Valle pesa l’accusa di associazione mafiosa per aver contribuito “al rafforzamento economico del sodalizio criminoso rendendosi intestatario fittizio delle quote di Gestioni Immobiliari Marilena srl”. E questo per “permettere agli altri componenti dell’associazione di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale”. La stessa accusa è toccata anche al marito. Francesco Lampada, classe ’77, originario di Reggio Calabria, è indagato “per aver contribuito al rafforzamento economico del sodalizio criminoso entrando in società con la famiglia Valle e con soggetti a loro vicini”. Lui, assieme al fratello Giulio (ad oggi non indagato) sono ritenuti dai Ros di Reggio Calabria il braccio finanziario della cosca capeggiata da Pasquale Condello.

Questo, però, si scoprirà solo anni dopo. In quella sera di luglio del 2006 nessuno ha sospetti. Non i titolari di Villa d’Este, non la polizia che del matrimonio verrà a sapere solo nel 2009 grazie alla testimonianza di una delle tante vittime della cosca Valle. “Io stesso ho partecipato a tale matrimonio”. Il racconto di C. A. inizia così. “La cerimonia si svolse presso la chiesa di Sant’Angelo. Di fronte vi erano parcheggiate due o tre autovetture con autista. Gli ospiti potevano essere 300, alcune provenienti da fuori Milano”. Per capirci: la chiesa si trova in corso di Porta Nuova, pieno centro di Milano, esattamente a poco più di cento metri dalla Questura di via Fatebenefratelli e dai carabinieri in via Moscova. Paradossi della ‘ndrangheta che fa affari sotto la Madonnina.

C.A. prosegue: “Il ricevimento si è svolto presso Villa d’Este a Cernobbio”. Lo stesso testimone racconta di aver accompagnato pochi giorni prima Maria Valle, assieme alla zia Angela “per lasciare un anticipo”. Agli atti dell’inchiesta ci sono anche i documenti dello stesso albergo. Il banchetto di nozze costerà in tutto 60mila euro e verrà pagato con assegno intestato alla società Zemagi service srl. L’impresa che si occupa di consulenze chiude i battenti nell’ottobre 2010. Tra i primi soci c’è Giulio Lampada che passerà le quote al padre. Si tratta dello stesso personaggio che nel maggio di quel 2006, assieme al consigliere comunale del Pdl, Armando Vagliati, parteciperà alla festa di fine campagna elettorale dell’allora candidato sindaco Letizia Moratti. Si tratta dello stesso Lampada che i Ros di Reggio Calabria definiscono “una tipica figura criminale che si innesta pienamente nel substrato mafioso, con compiti e ruoli connessi alla gestione del patrimonio economico del cartello mafioso riconducibile a Pasquale Condello”.

Legami decisamente pericolosi che emergono dallo stesso matrimonio in riva al lago di Como al quale partecipano anche Giovanni Barillà, genero di Pasquale Condello e lo stesso figlio del superboss Domenico Francesco Condello. Al banchetto ci sono altri uomini di primo piano delle cosche calabresi. C’è ad esempio Paolo Martino, parente del defunto boss Paolino De Stefano e presunto manovratore degli affari mafiosi sotto il Duomo. A tal punto influente da incontrare più volte l’attuale governatore della Calabria Peppe Scopelliti. Incontri, che segnala una nota della polizia giudiziaria, avvengono nel capoluogo lombardo. Con lui, anche due esponenti del potente clan Papalia. Raconta C.A.: “Martino, mentre stava salendo in auto con me, vedendo arrivare una Bmw serie 5 di colore scuro, decideva di andare su quell’auto sulla quale affermava esserci due componenti della famiglia Papalia”. All’epoca in giro ci sono i due figli di Antonio Papalia, Pasquale e Domenico. Il primo oggi è in carcere, il secondo è latitante. Dall’elenco spunta anche il nome di Mauro Russo, originario di Casoria, già legato al cartello criminale della Nuova camorra organizzata capeggiata da Raffaele Cutolo. Russo è ritenuto il fiancheggiatore di Pasquale Scotti, nella lista dei trenta latitanti.

E così poco dopo le otto di sera di quel 15 luglio, la festa inizia con una sontuosa cena a base di crostini con gamberetti, tempura di verdure e altre golosità. Al termine e, si legge nel programma stilato dai responsabili di Villa d’Este “dopo il mosaico di frutta verrà effettuato un concerto di 45 minuti con una cantante napoletana”. Si prosegue poi “i fuochi d’artificio sul lago”. E conclusione finale “con fontane e giochi di luce barocche nei giardini”.