Sabato sera al circolo è successa una cosa che, secondo me, merita di essere raccontata.

Sono entrato di corsa, come sempre, perché ogni volta mi sembra di essere in ritardo, però ho fatto in tempo ad accorgermi che uno dei collaboratori, addetto all’ingresso, indossava una maglietta su cui era stampata la foto di Roberto Benigni con in braccio Enrico Berlinguer.

Sono tornato indietro, gli ho dato una pacca sulle spalle e gli ho detto: “Che bella, Miccu, dove l’hai trovata? Dai, dai, cercane una anche per me!”.

È la famosa foto scattata alla Festa Nazionale dell’Unità di Reggio Emilia il 18 settembre del 1983, prima del comizio di chiusura.

Quel giorno eravamo in tantissimi. C’è chi parla di 500mila persone, altri addirittura di un milione. Così tanti io, comunque, non li ho mai visti tutti insieme! Noi della Fgci di Taneto eravamo al gran completo e quella domenica pomeriggio avevamo disertato i servizi per andare ad ascoltare il nostro segretario.

Insomma, una bella emozione rivedere quella foto, peraltro molto nota.

O meglio, pensavo io che fosse molto nota… fino a quando, al termine della serata di sabato al Fuori Orario, nell’attesa che tutti finissero di sistemare le ultime cose per poi avvicinarsi al bancone centrale dove siamo soliti ritrovarci per un brindisi e un saluto, non so come mi sia venuto in mente, ma accanto a me ho chiamato Miccu e ai ragazzi che man mano si approssimavano ho cominciato a chiedere se conoscessero i due rappresentati sulla maglietta.

Alcuni, cinque o sei, hanno saputo riconoscere Roberto Benigni; nessuno, ripeto nessuno su almeno 40 interpellati (tutti giovani dai 20 ai 30 anni), ha riconosciuto Enrico Berlinguer. In diversi mi hanno anche chiesto, dopo: “Ma chi è Enrico Berlinguer?”.

Oh mamma mia, peggior finale di serata non potevo ottenere…

Sì, perché uno si può anche immaginare che in un Paese dove si preferisce commemorare con tutti gli onori i latitanti come Bettino Craxi o dove i mafiosi vengono definiti eroi, un personaggio come Enrico Berlinguer, così lontano dai normali canali di informazione, possa essere dimenticato…

Sì, perché uno si può anche immaginare i danni che produce una scuola che non educa alla memoria, che non stimola i ragazzi alla lettura di libri, giornali, ad approfondire le proprie conoscenze dei fatti e… chi più ne ha, più ne metta.

Uno si può anche immaginare cosa potrebbe produrre un comportamento, tanto diffuso in famiglia, che suggerisce di “non parlare mai di politica ai propri ragazzi, che è una cosa sporca…”.

Adesso, però, mi è capitato di constatare il manifestarsi di tanta ignoranza a tu per tu. Live. Oltretutto con un campionario di ragazzi a disposizione che sono più sensibili della media a certi argomenti, se non altro per il semplice fatto di lavorare con noi e di essere coinvolti, volenti o nolenti, in tante iniziative.

Non voglio farne loro una colpa, anche se sto leggendo un libro, “Ritratti. Volti del mio Novecento”, in cui l’autore Diego Novelli scrive a pagina 46 la seguente frase che a me è rimasta molto impressa:

«Non potrò mai dimenticare, di Cesare Negarville, una delle sue frequenti battute rivolta al mio gruppo di giovani al termine degli “incontri” alla 26ª Sezione del Pci di Borgo San Paolo, per spronarci a continuare a leggere, a studiare: “Ricordatevi, ragazzi, che sino a 14 anni l’istruzione è obbligatoria; dopo l’ignoranza è facoltativa”».

Ecco, io non so se questa frase, pronunciata nei primissimi anni del dopoguerra, abbia ancora oggi un suo significato e non so, quindi, se molto dipenda dai ragazzi oppure se, in quest’epoca in cui i condizionamenti esterni sono così efficaci e costruiti appositamente per allevare una generazione di “ignoranti”, debbano essere tutti scusati perché “non è colpa loro”.

Chiedo a voi un aiuto per capire meglio cosa devo fare venerdì prossimo alla riapertura settimanale:

metto una gigantografia di Berlinguer con la didascalia “Enrico Berlinguer, segretario del Pci dal 1972 fino alla sua morte, avvenuta a Padova l’11 giugno 1984 in sèguito a un ictus durante un comizio elettorale. Una persona modesta, saggia, un politico onesto. Razza in via d’estinzione

…oppure mi rassegno sapendo di combattere contro i mulini a vento?