La fecondazione assistita non è etica, per questo il premio Nobel per la medicina a Robert Edwards non è giusto. Sono le dure critiche che giungono dal Vaticano e dagli ambienti cattolici italiani alla scelta del Karolinska Institutet. Se nella mattinata, dopo la diffusione della notizia, i ricercatori italiani impegnati in questo campo avevano espresso la loro soddisfazione e la conseguente necessità di rivedere in Italia la legge 40 che regola le tecniche di riproduzione assistita, poche ore dopo, i movimenti etici cristiani e i docenti degli atenei cattolici hanno espresso il loro sdegno.

Il presidente della Pontificia Accademia della Vita, monsignor Ignacio Carrasco, ha accusato il neo-premio Nobel di essere la causa del“mercato degli ovociti”, della morte degli embrioni abbandonati e anche dello “stato confusionale della procreazione assistita”. “Senza Edwards – ha aggiunto – non ci sarebbero in tutto il mondo un gran numero di congelatori pieni di embrioni che nel migliore dei casi sono in attesa di essere trasferiti negli uteri, ma che più probabilmente finiranno per essere abbandonati o per morire e questo è un problema la cui responsabilità è neo-premio Nobel”.  Infine, ha sottolineato che “senza Edwards non ci sarebbe l’attuale stato confusionale della procreazione assistita con situazioni incomprensibili come figli nati da nonne o mamme in affitto”.  Edwards, stando all’opinione del monsignore, non ha risolto “il problema dell’infertilità, che è un problema serio, né dal punto di vista patologico né epidemiologico”.

Molti i dubbi lasciati aperti “dallo spreco di vite umane che si realizza con gli embrioni, spesso prodotti già in partenza con lo scopo di non far nascere” bambini, ha detto padre Gonzalo Miranda, docente di bioetica all’università Pontificia “Regina Apostolorum” a Roma. Per lui questo spreco “equivale a una vera e propria uccisione” e quindi – sempre secondo il religioso – se ci fosse un Nobel per l’etica, Edwards non lo meriterebbe di certo. “È una nomina che ci sorprende – ha affermato il monsignor Jacques Suaudeau della “Pontificia accademia per la vita” -. In questo caso Edwards non ha fatto altro che applicare una tecnica che già esisteva all’uomo, e così facendo ha superato un limite etico”. Anche se è vero che ”con la fecondazione in vitro sono nati circa 3 milioni di bambini, si può tutelare la vita anche adottando figli. Bisogna poi considerare che ci sono l’80% degli embrioni che vengono distrutti, questo è il prezzo che si paga”. Sempre un membro della “Pontificia accademia per la vita”, monsignor Roberto Colombo, docente della Cattolica di Milano e appartanente al Comitato nazionale di bioetica, sostiene che “la fecondazione in vitro suscita gravi interrogativi morali quanto al rispetto della vita umana nascente e alla dignità della procreazione umana”.

Il problema principale per l’associazione “Scienza & Vita”, vicina alla Conferenza episcopale italiana, è la “visione riduzionistica della vita insita nelle procedure di fecondazione artificiale, nelle quali l’essere umano si traduce da soggetto a oggetto, vale a dire a mero ‘prodotto del concepimento’”. “Il progresso delle biotecnologie non significa sempre progresso etico”, aggiungono.

I PRO – Per molti ricercatori laici questo premio Nobel è meritato e spinge a riformare la legge 40 per concedere più libertà alla scienza. A Edwards “dobbiamo gratitudine per le intuizioni brillanti non solo di ordine biologico ma anche genetico ed etico”, ha dichiarato Carlo Flamigni, uno dei massimi esperti sulle tecniche nate dagli studi dello scienziato inglese . Per lui resta un obiettivo, il miglioramento delle gravidanze fra le donne over-40, “quelle che hanno maggiori problemi”. Per Severino Antinori, presidente dell’Associazione mondiale della medicina riproduttiva, la notizia è positiva, anche se “è una grande ingiustizia. Edwards meritava il Nobel 30 anni fa”, al momento della prima nascita in vitro. “In ogni caso è una vittoria contro tutti i pregiudizi etici e morali”, afferma Antinori che ricorda quando Edwards gli “fece molti complimenti” al suo lavoro “e in generale sul lavoro degli italiani, purtroppo frenato dalla legge 40”: “Anche io, come lui, ho avuto contro parte del mondo accademico e i cosiddetti ‘difensori dell’etica’, che considerano illecite le nostre sperimentazioni. Lo stesso Edwards ha fatto più di 50 cause contro i giornali che lo attaccavano, considerandolo una sorta di ‘Frankenstein’ della fecondazione. Oggi questo premio è una rivincita per gli scienziati laici, anche se con grande, colpevole ritardo”.

Per Claudio Giorladino, presidente della Società italiana di diagnosi prenatale e medicina materno fetale, questo riconoscimento “colma una grande lacuna” che “in Italia dovrebbe promuovere una riflessione libera da ideologie” sulla legge 40. Questa materia “deve essere lasciata al buon senso comune e soprattutto alla libertà dei ricercatori, che comunque la pensino hanno un loro codice etico ben preciso”. In Italia, “per fortuna la Cassazione ha rimediato alle grandi ingiustizie presenti nella legge 40 nei confronti della madre, e ha ridato all’embrione la possibilità di essere rispettato”.

“Occorre infatti rivedere in senso liberale la nostra legge in materia di fecondazione assistita”, fa sapere il presidente della Consulta di Bioetica, Maurizio Mori, che definisce questo premio come un vittoria sull’oscurantismo: “Questo prestigioso riconoscimento allo scienziato di Cambridge certifica non solo l’alto valore scientifico del suo lavoro, ma anche l’alto valore etico delle sue scoperte, che rendendo possibile il trattamento dei problemi della sterilità hanno ampliato la libertà di scelta delle persone in materia riproduttiva. Il valore simbolico del riconoscimento è ancora più grande se si pensa a quanto ancora oggi, soprattutto nel nostro Paese, sulle tecniche di fecondazione assistita pendano le condanne morali degli ambienti legati a visioni tradizionaliste della vita e della riproduzione”.

Altre dichiarazioni a sostegno di Edwards arrivano dall’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica: “Per fortuna Robert Edwards non ha mai vissuto in Italia, poiché nel nostro tempo senza sperimentazione – in Italia vietata indirettamente dalla legge 40 – Edwards non avrebbe mai raggiunto questi risultati”, afferma Filomena Gallo, presidente dell’associazione Amica Cicogna e vice segretario dell’associazione Coscioni. “In Italia la legge 40/2004, senza alcuna motivazione scientifica e giuridica, vieta di utilizzare tutte le possibilità introdotte da Edwards – spiega -. Solo gli interventi dei tribunali italiani e della Corte Costituzionale hanno consentito di avere un minimo di garanzie e di rispetto dei diritti individuali”.

Per lei questo riconoscimento è “una lezione per il Governo italiano che dimentica il rispetto dei diritti dei cittadini italiani in violazione del diritto alla migliore cura, del principio di uguaglianza, del rispetto della vita familiare e delle scelte individuali di ognuno di essi”.

Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale, sottolinea che per “i fondamentalismi religiosi, ideologici e politici”,“chi vuole figli e non li può avere secondo natura, deve annegare in un mare di tristezza”, mentre “chi vuol morire secondo natura deve prolungare la propria esistenza in un mare di sofferenza perché non è un più un abuso utilizzare i progressi della scienza per allungare il tempo della morte”.