Oggi pubblico un articolo sulle scuole libertarie in Italia e nel mondo di Francesco Codello, dirigente scolastico di Treviso, animatore dell’Iden (International Democratic Education Network) e dell’Eudec (European Democratic Education Community) in Italia. Codello ha scritto diversi saggi e libri sull’educazione libertaria, è autore, tra l’altro, di Né obbedire, né comandare (Elèuthera, Milano, 2009) e redattore della rivista Libertaria.

Una realtà poco conosciuta: le scuole libertarie

Ne nascono continuamente in molti paesi del mondo, dalla Nuova Zelanda a Israele, dalle americhe alla Corea e al Giappone, in tutta Europa e nei paesi dell’Est, in India e in Australia. Esistono scuole, comunità, esperienze educative e di istruzione per adulti, che da anni stanno vivendo relazioni egualitarie e processi educativi improntati a molteplici metodologie didattiche, democrazia diretta e paritaria tra adulti e bambini nella formulazione delle decisioni, scelta partecipata e condivisa per la definizione dei propri curricoli di apprendimento, immersione ampia e costante nell’ambiente educativo circostante, attivismo pedagogico, integrazione fra lavoro manuale e intellettuale, condivisione intorno alla scelta dei docenti e così via. La prima e più famosa, tuttora piena di vitalità, è stata la scuola fondata da Alexander Neill nel 1921, Summerhill, in Inghilterra.

Che la scuola, come istituzione, sia in crisi irreversibile, è un fatto così ormai scontato tanto che, anche solo affermarlo, si rischia di dire una banalità. Questa opinione è così diffusa e condivisa che appaiono sempre più sterili anche le varie iniziative e proposte di riforma.

Sono soprattutto i giovani (sempre più omologati) e i bambini (sempre più oggetto del consumismo) che stanno pagando maggiormente queste politiche autoritarie.

Anche in Italia questa tendenza sta diffondendosi e sono ormai sorti gruppi di genitori e insegnanti in diverse città e paesi, a Modena, Parma, Bologna, Udine, Bassano del Grappa, Milano, Roma, Trento, Pavia, in Umbria, nelle Marche e in Puglia.., che sono partiti con pochi mezzi ma tanta convinzione e stanno già sperimentando concretamente contesti educativi e scolastici improntati a queste idee libertarie. C’è già una scuola con alcuni anni di consolidata esistenza che è indirizzata verso queste modalità a Verona, il Kiskanu, È un “fai da te” che piano piano si sta configurando come una possibile e fattibile alternativa al collasso della scuola statale e che si regge su valori e principi di assoluta “a-confessionalità”, prende dalle varie metodologie montessoriane, steineriane, dell’attivismo pedagogico, tutto ciò che serve a permettere a ogni bambino e a ogni bambina di crescere liberamente esprimendo il proprio talento e la propria specificità.

Queste motivazioni, unite al desiderio di sperimentare nuove forme organizzative di stampo libertario in ambito educativo, stanno alla base dell’idea di dar vita anche in Italia a una rete per l’educazione libertaria. La rete vuole offrire uno spazio e un tempo di discussione, sperimentazione e formazione a persone che provengono da esperienze culturali (e politiche) diverse. Coloro che si stanno impegnando nella rete condividono un percorso di ricerca intorno a un’idea di educazione non autoritaria che metta in primo piano i bambini/e e i ragazzi/e. E si riconoscono in questa dichiarazione frutto dell’incontro mondiale (Idec) di Berlino del 2005: “In qualsiasi contesto educativo i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, hanno il diritto di decidere individualmente, come, quando, che cosa, dove e con chi imparare e hanno il diritto di condividere, in modo paritario, le scelte che riguardano i loro ambiti organizzativi, in modo particolare le scuole, stabilendo, se ritenuto necessario, regole e sanzioni”.