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Ambiente & Veleni | di Lorenzo Galeazzi | 28 settembre 2010

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‘Ndrangheta e veleni a Milano, sotto sequestro il quartiere costruito dalle cosche

Si tratta di un complesso residenziale a Buccinasco. In diverse aree sono stati trovati rifiuti tossici. Scavi e urbanizzazioni furono fatti dal clan Barbaro-Papalia

A Milano scoppia l’allarme rifiuti tossici. Quella che fino a ieri era un’ipotesi investigativa, è diventata certezza. Il quartiere di via Guido Rossa di Buccinasco, paese a sud-ovest della città, è contaminato da rifiuti pericolosi per la salute umana. Dopo le indagini della procura di Milano, ieri è arrivata la conferma della Polizia provinciale che ha messo “sotto sequestro preventivo” le aree verdi limitrofe al complesso residenziale. I lavori sono iniziati nel 2005. E molti costruttori, secondo i giudici, hanno fatto affari con la ‘ndrangheta.

Nel verbale di sequestro si legge che la gestione illecita di rifiuti speciali ha determinato la realizzazione di una discarica abusiva, cresciuta “con ripetute operazioni di riempimento” che hanno innalzato il “piano campagna”, cioè il livello del terreno, da 3 a 5 metri. Ma cosa si nasconde nel sottosuolo dei palazzi di via Guido Rossa? Secondo gli ultimi rilievi “residui di demolizioni civili e industriali, rifiuti industriali, mescolati da terra da scavo di ignota provenienza”. Materiale pericoloso per la salute umana che probabilmente ha già intaccato la falda acquifera. Ma non solo. Durante la requisitoria del processo Cerberus alle cosche di Buccinasco, il pm Alessandra Dolci riferisce che nel terreno è stato trovato di tutto: tracce di idrocarburi, eternit, terra mista a gasolio, cinghie di trasmissione, rifiuti, blocchi di cemento. E dice anche che chi ha messo il veleno sotto il terreno di quei palazzi sono gli uomini della cosca Barbaro-Papalia. Le ‘ndrine della zona Sudovest del capoluogo lombardo che con l’edilizia hanno costruito parte delle loro fortune.

Come ha riferito ai magistrati Luigi Fregoni, capo dell’ufficio tecnico del comune dal 2002 fino al 2007, “nella zona di Buccinasco, Assago e Corsico l’attività di movimento terra é monopolio di alcune famiglie calabresi quali i Barbaro, i Papalia, i  Sergi e i Trimboli”. Tutte famiglie originarie di Platì, in provincia di Reggio Calabria. E il più importante intervento immobiliare di Buccinasco, un intero quartiere composto da 500 appartamenti distribuiti su 160 mila metri cubi, non poteva certo non fare gola alle cosche.

Il terreno su cui sorgono i palazzi di via Guido Rossa, viene  acquistato e poi diviso in vari lotti dal gruppo immobiliare Finman di Mario Pecchia (non coinvolto nell’inchiesta Cerberus), che poi affida l’edificazione delle palazzine ad altre 11 società. I subappalti per lo sbancamento e il riempimento dei vari lotti, il cosiddetto movimento terra, vengono affidati alla Lavori Stradali di Maurizio Luraghi, l’imprenditore che, assieme ai Barbaro-Papalia, è stato condannato a quattro anni e otto mesi per associazione mafiosa.
Secondo il Tribunale di Milano, Luraghi è l’uomo di “facciata”, il volto pulito delle cosche, colui che si aggiudica le commesse per poi girarle alle imprese delle famiglie calabresi.

Ed è così che va anche a Buccinasco Più. Secondo quanto appurato dalla magistratura Luraghi vince l’appalto per la movimentazione del terreno delle aree su cui sorgeranno i palazzi. Una volta ottenuto l’incarico lo subappalta alla Edil Company di Salvatore Barbaro.

Come riferisce il pm Dolci, tutti sanno che a lavorare all’interno di quei cantieri sono le imprese legate alla ‘ndrangheta. Aziende che utilizzano camion pieni di terra contaminata proveniente chissà da dove per effettuare i  riempimenti dei vari lotti del megacantiere. La notizia è nota almeno dal 2005, quando una segnalazione su alcuni scarichi illeciti di rifiuti provoca l’intervento della Polizia forestale che multa Salvatore Barbaro e lo obbliga al ripristino dell’area dei cantieri. Nonostante i pesanti dubbi sulla qualità dei materiali che continuano a venire utilizzati per le costruzioni, le aziende chiedono a Provincia e Arpa l’autorizzazione per istallare una macchina frantumatrice di macerie. Oltre al danno, la beffa. Le autorità danno il via libera all’istallazione del macchinario e lo scempio continua per giunta alla luce del sole.

A fine 2008 i lavori vengono terminati e il Comune comincia il collaudo di quelle aree che le imprese costruttrici si sono impegnate a restituire alla città per la creazione di aree verdi e servizi ai cittadini. L’amministrazione decreta che la composizione del terreno non è conforme agli standard e ordina alle imprese la messa in sicurezza della zona. Alla cittadinanza comunica però che le sostanze trovate non sono pericolose per la salute “perché non respirabili”.

Ma tutto quello che le aziende edili fanno è sbancare un po’ di terreno in superficie. Nel gennaio 2009 vengono ordinati dei carotaggi per capire meglio quali veleni si nascondano sotto la terra.  Nel 2010 l’amministrazione inoltra la comunicazione del mancato rispetto dell’ordinanza di ripristino alla Procura. Dopo le indagini, la Polizia interviene e mette sotto sequestro tutte le parti di via Guido Rossa che dovevano essere restituite alla città. Come si legge nel verbale di sequestro “l’area non risulta conforme all’uso residenziale/verde pubblico”. Dall’indagine emerge che il terreno è stato avvelenato con la posa, fino a 5 metri di spessore, di materiali pericolosi: “grossi plinti di cemento, scorie vetrificate di forno, residui secchi di coloranti industriali”. Si rende necessaria la bonifica perché quello trovato è tutto materiale tossico e altamente nocivo per la salute.

Per il momento il sequestro riguarda solo le zone destinate al pubblico utilizzo e non include quelle in cui sorgono i palazzoni. Ma il pm che ha coordinato le indagini, Paola Pirotta, non esclude che l’ordine possa estendersi anche altre aree. Quelle in cui sorgono gli edifici dove abitano gli ignari condomini. Tutta questa storia è infatti avvenuta senza che le persone che sono andate a vivere in quelle case sapessero nulla sui rischi per la loro salute. Come ha scritto la dottoressa Alessandra Dolci nella sua requisitoria “il problema alla fine resta quello dei poveretti che hanno comprato casa a Buccinasco Più”.

Guarda la video inchiesta del fattoquotidiano.it “Milano calibro ‘ndrangheta”

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