Ecco chi sono i sette deputati (cinque dell’Udc, due dell’Api) che hanno abbandonato i propri partiti per aderire al gruppo misto.

Massimo Calearo. E’ l’ex presidente di Federmeccanica, portato (tra le polemiche) nel Partito democratico da Walter Veltroni ed eletto alla Camera nel 2008. Nel novembre 2009 passa all’Api di Francesco Rutelli. Presidente della “Gruppo Calearo” che dà lavoro a più di 300 persone producendo impianti per telecomunicazioni e antenne per automobili. Non ha mai nascosto le sue ambizioni governative e per “il bene del Paese e soprattutto delle imprese e dell’economia”, ha deciso di dare il suo voto a Berlusconi.

Bruno Cesario. Eletto in Campania dove è segretario regionale del movimento di Francesco Rutelli. Non diserta mai il Parlamento. Ma è conosciuto per i diversi cambi di casacca. Adesso il deputato resterà alla Camera nel gruppo Misto, dove era già passato dopo aver lasciato il Pd per aderire all’Alleanza per l’Italia.

Giuseppe Drago. Nel 2003 è stato condannato in primo grado per il reato di peculato dal Tribunale di Palermo alla pena di tre anni e tre mesi di reclusione. Nel maggio 2009 la Corte di Cassazione conferma la condanna a tre anni, successivamente condonata.

Calogero Mannino. Arrestato nel 1995 per concorso in associazione mafiosa. Nel 1997 viene rimesso in libertà per scadenza dei termini di custodia cautelare. Nel 2001 è assolto in primo grado perché il fatto non sussiste. Nel 2003 la Corte d’Appello di Palermo lo riconosce invece colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa fino al 1994, e condanna Mannino a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Nel 2005 la Corte di Cassazione annulla la sentenza riscontrando un difetto di motivazione. Infine nel gennaio scorso, la Corte di Cassazione assolve definitivamente l’ex ministro democristiano

Michele Pisacane. Sindaco di Agerola, un piccolo centro campano, e deputato. Lorenzo Cesa, segreatrio dell’Udc, chiese la sua espulsione dal partito a seguito di un’intervista a Repubblica, Pisacane disse: “Sto nell’Udc, tratto col Pd e forse voto per salvare il governo”.

Francesco Saverio Romano. Nel 2003 è indagato dalla Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Il 1º aprile 2005 il gip ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura. Nel 2009 il testimone di giustizia Massimo Ciancimino lo accusa di avergli pagato tangenti per 100 mila euro. Per questo è iscritto nel registro degli indagati della Dda di Palermo per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra assieme ai politici dell’Udc Totò Cuffaro e Salvatore Cintola e del Pdl Carlo Vizzini.

Giuseppe Ruvolo: Ha un momento di celebrità quando da componente della Commissione antimafia va ad Agrigento per compiere alcune indagini. Dopo le audizioni del questore, del comandante dei carabinieri e dei magistrati che hanno informato sulle indagini, il presidente e i componenti la Commissione antimafia “scoprono” che il senatore dell’Udc, componente della Commissione e presente alle audizioni, è vice presidente della provincia oggetto delle indagini. Il presidente Roberto Centaro, sostiene che la presenza di Ruvolo (che non si è presentato alle successive audizioni del sindaco di Agrigento e del presidente della provincia) è un fatto gravissimo, ma aggiunge che «Ruvolo è tenuto a mantenere segreto il contenuto delle audizioni».