La presidenza dell’Anac è la “vendetta” della Lega: l’Anticorruzione aveva fatto le pulci a temi salviniani come Codice appalti e ponte sullo Stretto
Volevano le dimissioni del presidente, hanno finito per prendersi la sua poltrona. La parabola della Lega nel rapporto conflittuale con l’Autorità nazionale anticorruzione è arrivata a una conclusione inattesa: a guidare l’Anac ci andrà un uomo del partito. Non se lo aspettava nessuno e la nomina non era stata annunciata, ma dal Consiglio dei ministri – mentre il Carroccio scalcia sulla legge di Bilancio – è spuntato fuori il nome del nuovo presidente dell’autorità indipendente che ha il compito principale di prevenire la corruzione e garantire la trasparenza nelle pubbliche amministrazioni e negli appalti: Trifone Nuccio Altieri, ex deputato di Forza Italia poi transitato nella Lega e diventato uomo di Matteo Salvini, con il partito che lo ha indicato in vari consigli di amministrazione di partecipate da Invimit a Leonardo fino a Fincantieri Infrastructure. Il boiardo di Stato è stato indicato al posto di Giuseppe Busia, giurista alla guida dell’Anac dal 2020 che in questi anni – solo per ricordare alcune critiche – ha tuonato contro Codice degli Appalti, Ponte sullo Stretto, Diga di Genova e abolizione dell’abuso di ufficio. Tutte misure molto care al partito di Salvini.
Una mossa “indecente”, ha tuonato tutta l’opposizione. E in diversi hanno ricordato i trascorsi conflittuali tra la Lega e l’Anac. Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare, lo ha definito un “ossimoro politico”. La Lega – ha rimesso in fila – “ha votato per cancellare il reato di abuso d’ufficio” e, con il Codice degli appalti voluto da Salvini, gli affidamenti diretti sotto i 150mila euro per i lavori e sotto i 140mila per servizi e forniture sono entrati nella disciplina ordinaria: “Quando il presidente dell’Anac Giuseppe Busia ha segnalato il rischio di favoritismi, il responsabile Enti locali della Lega ne ha chiesto le dimissioni”.
Era il 2023 e Busia aveva messo nel mirino gli affidamenti senza gara: “Sotto i 150.000 euro va benissimo il cugino o anche chi mi ha votato e questo è un problema, soprattutto nei piccoli centri”, aveva denunciato. “Gravi, inqualificabili e disinformate dichiarazioni, non può stare più in quel ruolo”, era stata la replica della Lega attraverso Stefano Locatelli. Ora arriva Altieri, barese e fino a pochi mesi fa responsabile del dipartimento Difesa del partito: “È uno scandalo politico. Il governo chiarisca quando è cessato il suo incarico di partito e su quali elementi ritiene soddisfatto il requisito di indipendenza. Chi vigila sugli appalti pubblici deve poter dire al governo, senza condizionamenti, che le sue scelte sono sbagliate. È quello che ha fatto Busia”, ha sottolineato Ruotolo.
Ma non solo. C’è un’altra partita nella quale l’Anticorruzione è finita nel mirino della Lega per aver fatto le pulci a una delle partite più importanti di Salvini: il Ponte sullo Stretto. A ricordarlo è Luca Pirondini, capogruppo M5s al Senato, che rimarca anche come si tratta della prima volta nella storia dell’Anac con un uomo di partito indicato alla presidenza: “L’Anac, sotto la guida di Busia, ha denunciato opacità, contestato procedure e messo in discussione l’iter del Ponte sullo Stretto, proprio il costosissimo giocattolo propagandistico di Salvini. Questo fa sorgere il fondato sospetto che da un lato si siano voluti vendicare e dall’altro vogliano assicurarsi di non avere problemi in futuro”, ha detto il pentastellato. In effetti, le critiche dell’Anticorruzione all’iter della mega-infrastruttura pallino di Salvini non sono mancate. Una prima volta nel 2023, poi ancora l’anno successivo sottolineando che i costi sarebbero lievitati. Marzo 2025: Busia avvia un monitoraggio specifico e chiede documenti a tre ministeri coinvolti. Ancora a giugno di quest’anno: “Con la gara meno incognite”. Così, Pirondini parla di “occupazione politica” e accusa: “A pochi mesi dalle elezioni, mentre la Lega affonda, Salvini pensa solo a distribuire poltrone e mettere al sicuro i fedelissimi. Ma qui c’è qualcosa di ancora più grave. Da parte nostra ci sarà un muro in Parlamento, Meloni e i suoi farebbero bene a ritirare questa nomina vergognosa finché sono in tempo”.
Eppure la presidente del Consiglio Giorgia Meloni tira dritto: “Era nelle nostre competenze farlo”, ha detto riferendosi alla nomina di Altieri. Del resto, Busia non si è limitato in questi anni a criticare le due misure bandiera del Carroccio. Riguardo all’arogazione dell’abuso d’ufficio, a esempio, aveva detto: “Abbiamo fatto passi indietro. Avrebbe dovuto almeno essere compensato dall’aumento delle garanzie amministrative, ma siamo andati indietro anche su quello. Questo provoca un indebolimento generale degli anticorpi”. E ancora, riguardo alla diga di Genova, era stato durissimo nel 2024 in un’intervista a Il Fatto Quotidiano nella quale aveva parlato di “procedure anomale che aiutano il privato a danno dello Stato” e di deroghe e “poca trasparenza” che “fanno salire costi e tempi invece di ridurli”. Due mesi prima, a fine marzo, quando l’Anac chiuse la procedura sulla maxi-opera da 1,3 miliardi dal ministero di Salvini partì una nota durissima: “C’è chi rema contro l’Italia…”. Ora gli hanno tolto il timone.