Umberto Bossi dà forfait all’ultimo momento alla festa del Pdl. Il senatùr era atteso, insieme ai ministri leghisti Roberto Maroni e Roberto Calderoli, per le 21 a Castello Sforzesco per partecipare all’incontro “Pdl – Lega: il valore di un’alleanza”. Sul palco invece salirà solamente il titolare del dicastero della semplificazione.

Bossi, dopo aver trascorso il pomeriggio in via Bellerio, presso la sede della Lega nella periferia milanese, ha deciso di non intervenire alla festa del Pdl. Ufficialmente per andare a Roma in vista del Consiglio dei ministri convocato domani mattina per discutere, tra l’altro, del voto di fiducia che il premier chiederà in aula ai cinque punti programmatici. In realtà la decisione sarebbe stata raggiunta dopo le notizie arrivate da Palazzo Grazioli: la volontà di Silvio Berlusconi di cercare in aula il sostegno (anche) di Futuro e Libertà non è piaciuta al leader del Carroccio che, escluso già ieri dalla cena del lunedì ad Arcore, comincia a intravedere scenari da inciuci romani. E a preoccuparsene. Tanto da rispolverare i vecchi slogan contro Roma ladrona che, ieri, hanno provocato una levata di scudi. Ma che, secondo uno dei fidatissimi del senatùr, era un test per il premier: valutare i tempi di reazione della difesa da parte di Silvio Berlusconi. Difesa che è arrivata in ritardo, soltanto oggi, e non piena, come avrebbe voluto Bossi. Per due motivi: perché è apparsa sotto forma di scuse al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e perché c’è stato un richiamo formale rivolto ai ministri “a tenere un comportamento sempre e doverosamente istituzionale”.

Per questo quel “valore dell’alleanza”, titolo dell’incontro, non era appropriato per terminare gli impegni della giornata. Perché il Pdl, secondo Bossi, sta giocando le sue carte romane. Il passaggio dei sette deputati (cinque dell’Udc, due dell’Api) al gruppo Misto conferma, agli occhi del senatùr, che i Palazzi romani stanno lavorando a pieno ritmo. Se Berlusconi trova una maggioranza il rischio, per la Lega, è di veder slittare le elezioni a dopo la primavera e, forse, anche dopo l’estate. Tempo che sarebbe utile sia al Pdl sia a Futuro e Libertà. Il Popolo della libertà deve organizzare una campagna elettorale per recuperare il terreno perduto in questi mesi, mentre Fli deve organizzare il partito e strutturarlo sul territorio per potersi presentare al voto. Questi gli scenari che preoccupano Bossi e sui quali domani chiederà chiarimenti all’alleato Berlusconi. Perché il “patto Campari”, siglato nella villa del premier sul lago Maggiore, potrebbe essere da annullare.