NEW YORK – Una tassa sulle transazioni finanziarie, per combattere la povertà. Questa è la proposta che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha rilanciato ieri all’Onu. Non è stata l’unica idea di cui si è discusso, e non è detto che riceverà consensi dagli altri leader del mondo, riuniti al Palazzo di Vetro per il vertice sugli Obiettivi del Millennio. La certezza, purtroppo, è lo scarso impegno dell’Italia per raggiungere i traguardi entro il 2015, come era stato promesso.

Il premier spagnolo, José Luis Rodriguez Zapatero, pur in difficoltà, ha assicurato che i contributi per i più poveri continueranno. “Non possiamo permettere che la crisi economica e finanziaria diventi un pretesto per aggirare le nostre responsabilità verso i Paesi in via di sviluppo – ha detto il leader – è chiaro che dobbiamo raggiugnere gli Obiettivi, gli aiuti tradizionali non fanno abbastanza, e la creazione di una tassa sulle transazioni finanziarie può aiutare”.

Ci sono state anche altre proposte lanciate dal podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il presidente boliviano, Evo Morales, ha chiesto l’istituzione di una Banca per lo sviluppo da sostituire alla Banca Mondiale. Il problema, secondo Morales, sta nella “ineguale distribuzione della ricchezza: se non la fermiamo, non saremo in grado di raggiungere gli Obiettivi”. Suscita interesse (e qualche sorriso) l’idea del premier del lontano Butan, Jigme Thinley. “Visto che la felicità è il desiderio ultimo di ogni cittadino, si dovrebbero porre le condizioni per raggiungerla” ha detto al Palazzo di Vetro, dove si è presentato con una sorta di kimono che lo avvolgeva elegantemente. “La mia delegazione – ha continuato – proporrà che venga istituito un nono traguardo, che includa la felicità”.

E l’Italia? L’impegno nella lotta a Aids, fame e povertà rimane limitato. Le Nazioni Unite hanno chiesto ai paesi ricchi di stanziare lo 0,7% del prodotto interno lordo in finanziamenti per lo sviluppo del terzo mondo. Roma ha stanziato soltanto lo 0,16% del pil. La media europea si aggira attorno allo 0,4%. Alcuni paesi, come Svezia e Norvegia, hanno superato l’1%.

Il governo italiano arranca non solo per gli aiuti ufficiali (quelli pubblici, stanziati da un governo all’altro), ma anche in altri settori. Il Fondo globale per la lotta all’Aids, la malaria e la tubercolosi, che può contare su un mix di consistenti fondi pubblici e privati, sta ancora aspettando i 260 milioni di euro che il nostro Paese aveva promesso per il 2009 e il 2010.

Il presidente del Fondo, Michel Kazatchkine, ha detto che “l’Italia si era impegnata a versare 130 milioni di euro l’anno dal 2008 al 2010: abbiamo ricevuto il primo dei tre versamenti”. Siamo l’unico Paese a non aver versato i soldi promessi. Kazatchkine, medico francese che ha lavorato anche all’Organizzazione mondiale della sanità, aspetta di sapere quel che faremo. La crisi non fa ben sperare.

Da Roma, per il momento, non fanno sapere se e quando i soldi arriveranno. Lo potrebbe dire il ministro Franco Frattini, che da oggi è in visita proprio a New York per partecipare ai lavori dell’Onu. All’inizio del prossimo mese, il 4 o 5 ottobre, sempre all’interno delle Nazioni Unite, il Fondo globale farà il punto sugli stanziamenti futuri. La Francia ha già annunciato un incremento del 20% dei finanziamenti, arrivando a 360 milioni di euro l’anno per il prossimo triennio. La Spagna in difficoltà non ha ancora detto cosa farà. A differenza dell’Italia, comunque, ha versato ciò che aveva promesso.

di Matteo Bosco Bortolaso