Futuro e Libertà esiste nella politica italiana. Molto meno per i telegiornali di Mediaset. Il monitoraggio sul pluralismo politico e istituzionale prodotto mensilmente dall’Agcom, l’autorità Garante delle Comunicazioni, lascia spazio a pochi dubbi. Secondo il documento nel mese di agosto, il primo in cui la rilevazione ha tenuto conto del gruppo dei finiani, i telegiornali Mediaset hanno concesso complessivamente il 3% del loro tempo alla copertura giornalistica di Fli: 28 minuti su oltre 14 ore di servizi politici. Ma se il “tempo d’antenna”, che include sia le dichiarazioni che le notizie, è così basso, non va meglio con il tempo di parola. In un mese di telegiornali su tre reti, a cui si aggiungono anche i flash di TgCom, gli esponenti finiani hanno potuto parlare per 2 minuti e 25 secondi, circa l’1% di tutte le dichiarazioni rilasciate dai politici nello stesso arco di tempo. Persino La Destra, un partito senza deputati e senatori, ha totalizzato più dichiarazioni dei parlamentari vicini a Gianfranco Fini.

Chi crede che sia il Tg4 di Emilio Fede a schiacciare verso il basso questo numero si sbaglia di grosso. La testata che più di altre ha imbavagliato i finiani o non gli ha concesso spazi è infatti l’ammiraglia Tg5. Il telegiornale diretto da Clemente Mimun, il più visto in Italia, in oltre 7 ore e mezza di programmazione ha dedicato circa 10 minuti a Futuro e Libertà, ovvero il 2,37% del tempo riservato alle notizie politiche. Per fare un confronto basti pensare che al Pdl sono toccate più di 2 ore e quasi un’ora è stata concessa alla Lega Nord. Il Partito Democratico e l’Italia dei Valori si sono dovuti accontentare insieme di circa mezz’ora.

Il record delle reti Mediaset è capace di fare impallidire persino il Tg1 di Augusto Minzolini che ha concesso il 9% del suo tempo a Futuro e Libertà e il 4% delle dichiarazioni politiche complessive. Entrambi i valori, per quanto più alti rispetto alle reti Mediaset, finiscono per essere tuttavia abbondantemente inferiori alla media delle reti Rai che nel loro complesso (e tenendo conto anche di RaiNews24) hanno garantito l’11% del loro tempo per la politica ai finiani e circa il 10% delle dichiarazioni.

Senza troppe sorprese pare insomma che ai “futuristi” sia stato riservato un trattamento simile a quello annunciato a Marco Follini nell’estate del 2004. Il senatore del Partito Democratico, all’epoca segretario dell’Udc e vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi, venne infatti minacciato di ritorsioni televisive dallo stesso Berlusconi per aver messo in dubbio la sua figura di leader del centro destra. Il caso esplode l’11 luglio 2004. Ecco come lo riportarono alcuni quotidiani dell’indomani. Berlusconi: “Mi hai rotto i coglioni… Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire”. Follini: “Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”. Berlusconi: “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”. Follini: ”Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”. Berlusconi: “Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”. Follini: “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”. Berlusconi: “Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”. Follini: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato”. In quell’occasione a mediare tra i due contendenti ci pensarono Gianni Letta e Gianfranco Fini. Sei anni dopo il presidente della Camera è diventato la vittima di quella vecchia minaccia.

di Manfredi Barca