Pomeriggio all’insegna della memoria sulle frequenze di radio24 durante la trasmissione “La Zanzara” di Giuseppe Cruciani, in occasione della dipartita di Francesco Cossiga. Il conduttore del dittero radiofonico esordisce la sua trasmissione con citazioni del presidente, le reminiscenze commosse, ma a ciglio asciutto, di Paolo Guzzanti, l’intervento consueto di Telese.

Ma qualcosa si inceppa brutalmente negli ingranaggi della puntata: basta la telefonata di Stefano di Imperia a far scatenare la bestia dell’apocalisse crucianesca. Si discorre della polemica Bianconi – Napolitano ed è sufficiente la formula orrorifica “Gli Italiani non arrivano a fine mese” a far uscire i tempestosi venti di Eolo dal loro ricettacolo. Un minuto e mezzo di Poltergeist all’amatriciana, in cui il povero Stefano invoca timidamente l’aiuto di Luca Telese, ahinoi, momentaneamente assente (“ma io avrei preferito Telese in questo colloquio”). Ma Cruciani è ormai uscito completamente dai suoi cardini, emula l’indimenticabile Socci del “Perchè? Perchè? Perchè?” (http://www.youtube.com/watch?v=7-MZ6nmArzc), esplodendo in una epica sbroccata e crivellando verbalmente il radioascoltatore. L’epilogo della funesta conversazione ricalca i “topoi” inaugurati anni fa da Aldo Forbice (http://www.youtube.com/watch?v=lX87AMh11Ng): interruzione brusca della telefonata, breve soliloquio teso a ripristinare l’ordine in trasmissione e buonanotte ai suonatori.

Arriva il turno di Stefano di Genova. Lui, garbato e compito, insinua qualche velata critica all’operato di Cossiga e ai suoi segreti sul caso Moro. La nostra zanzara non accoglie di buon grado i commenti di Stefano e, sempre più esacerbata, urla “urbi et orbi” che non è un obbligo conoscere certe verità (“io sono contrario a quelli che dicono che bisogna sapere la verità. E chi l’ha detto che bisogna sapere la verità? Su alcune cose non è detto che bisogna sapere la verità”). Effettivamente la verità fa male, lo aveva detto anche Caterina Caselli, ma almeno lei aveva chiesto perdono. Al contrario di Cossiga.

Ma una domanda sorge spontanea, come direbbe Lubrano: perché mai Cruciani dedica le sue energie e le sue fatiche anche al programma “Complotti”, trasmissione in onda su la7, finalizzata a “rileggere le versioni ufficiali delle vicende più misteriose e discusse degli ultimi anni e a fornire delle interpretazioni inedite e trovare verità non rivelate”?

Terzo e finale round al cardiopalmo con Fabio da Bologna, già assurto a beniamino dai detrattori “youtubers” della Zanzara. Stavolta la querelle ha un ritmo talmente serrato e concitato da reggere egregiamente la lunghezza della discussione. Fabio con toni staffilanti esprime perplessità sulla risposta che Cruciani aveva fornito al precedente radioascoltatore, rovesciando come uno stuoino le argomentazioni accampate dal conduttore: si scatena un ping pong appassionante di bordate e di mordaci battute, da custodire gelosamente negli Annali della Zanzara. Alla fine, dopo una diatriba feroce sull’annosa questione del “lei” e del “tu” e dopo aver masticato una notevole dose di  fiele e aceto, il nostro Cruciani conclude mestamente il trucibaldo match, deponendo l’ascia di guerra e sibilando un flebile commiato con una voce degna del miglior Marzullo.

Ma per fortuna l’umor nero pece del nostro eroe si rischiara miracolosamente con un’altra “zanzara”: Eusebio Dalì, responsabile della rubrica “Punture di Zanzara” nel blog di Miccicché, nonché l’assessore provinciale del Pdl, che ha chiesto a tutti i sindaci siciliani di non accogliere più i Litfiba, rei di aver rivolto a Dell’Utri e a Berlusconi accuse di collusione mafiosa.

Stavolta Cruciani improvvisa una pseudo-difesa della libertà d’espressione, sottolineando a più riprese che Pelù, pur avendo espresso “sciocchezze inaudite” (giusto per corroborare la sua tesi secondo cui “non bisogna sapere la verità”), devono esercitare la propria libertà d’espressione, tanto più in un concerto.

Eusebio prima nega l’assunto del conduttore, poi si dichiara d’accordo, nicchia, ridacchia, cita Grillo e confessa che il suo sferzante dispaccio era solo una provocazione. Ribadisce fino alla nausea di essere un “ex fan” della band, ma, alla prova del nove proposta da Cruciani, che gli chiede di intonare un verso di qualche pezzo della band, non dimostra di conoscere così bene le canzoni dei Litfiba.

D’altra parte è già di per sè grottesco che un sedicente fan del gruppo rock toscano non sappia che l’antiberlusconismo di Pelù e Renzulli sia atavico e sia stato esternato costantemente nei loro concerti dai tempi di Adamo ed Eva. Il paradosso delle dichiarazioni di Dalì raggiunge il suo climax, quando menziona in heavy rotation la frase di un brano dei Litfiba, frase riciclata anche nel comunicato dell’assessore siciliano: “non è la fame, ma è l’ignoranza che uccide”. Il dettaglio curioso è che questo verso scelto da Dalì è estratto dalla canzone “Dimmi il nome”, un brano dal testo spudoratamente anti-sistema e adottato frequentemente come sottofondo sonoro di filmati antiberlusconiani caricati su youtube (http://www.angolotesti.it/L/testi_canzoni_litfiba_3512/testo_canzone_dimmi_il_nome_127782.html).

“Dentro i colpevoli e fuori i nomi. Sul mercato canta il violino la ballata dell’immunità. Vogliamo i ladrones, vogliamo tutti i loro nomi. ‘Fan… l’onore e l’omertà”.

Una scelta poco imbroccata quella dell’assessore siciliano.

Caro assessore Dalì, accolga il mio spassionato consiglio. Lei e i virgulti del PDL, che ora rivendicano, piccati, il rimborso del biglietto, lascino perdere il rude e sozzo rock. Si impegnino a valorizzare l’incantevole e seducente arte musicale di Mariano Apicella che con le sue melodie superlative, con il velluto igneo della sua voce, con i riff riempicuore della sua chitarra riuscirebbe indubbiamente a “penetrare le giovani sensibilità pidielline e a formarle adeguatamente”. (cit.)