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di Jacopo Fo | 26 luglio 2010

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Gentile signora Marcegaglia

Gentile Signora Marcegaglia,

forse le parrà strano che mi venga in mente di scriverle. E forse leggendo questa lettera si aspetterà di trovarvi critiche a Confindustria.
Ma io credo molto nel dialogo e vorrei compiere un tentativo in questa direzione. Quindi non le scrivo per evidenziare il mio dissenso ma per cercare un punto di unione possibile tra voi e noi, cioè gli estremisti sfegatati che non ci va mai bene niente di quel che voi fate e ogni occasione è buona per dare a voi la colpa di tutti i mali del mondo.

Spero che condividerà la sensazione che la situazione italiana sia un po’ bloccata. Sarebbe tedioso ragionare sul perché.
Trovo invece affascinante discutere su come si possa uscire da questo pantano economico e sociale.
Credo che questo sarà possibile solo se le diverse componenti della società metteranno in atto strategie di tipo nuovo che rovescino alcuni meccanismi del nostro sistema che danneggiano tutti: imprese, lavoratori e consumatori.
Non le sto proponendo la rivoluzione socialista, anche se devo ammettere che un po’ di socialismo in più non mi dispiacerebbe.
Vorrei invece puntare il dito sull’annosa difficoltà degli italiani a collaborare. Una questione che avvilisce le capacità di coesione della sinistra ma che credo danneggi anche gli imprenditori.

Parlare di capitalismo solidale può sembrare un’utopia.
La concorrenza è alla base del sistema.
Ma esistono in effetti esperienze notevoli di capitalismo solidale. Osservandole mi sono reso conto che sono un terreno dove potrebbe crescere una forma più moderna di economia.
La Svizzera non è certo un paese socialista. Eppure gli imprenditori hanno scoperto che la cooperazione può far guadagnare più denaro.
Avrà certamente notato che in questo momento la Confederazione Elvetica è tra i paesi che meno stanno risentendo della crisi economica.
Tra le ragioni, molteplici, di questo primato vi è un’idea estremamente dinamica. E non è neppure un’idea nuova.
Molti imprenditori svizzeri, dal 1939, usano una moneta parallela, il Wir.
Il che è assolutamente legale sia in Svizzera che in Italia. Se io e lei decidiamo di usare fagioli al posto dei soldi nessuno ci può arrestare, è un nostro diritto. Noi nella Libera Repubblica di Alcatraz battiamo moneta da un anno senza problemi. Per semplificare potremmo dire che tecnicamente è una contromarca, quindi non evita la regolare fatturazione, non c’è evasione fiscale. Il mio avvocato mi ha giurato che ci sono state varie sentenze in questo senso.

Il Wir è emesso da una banca che funziona come un istituto normale, si possono fare versamenti, bonifici, ottenere carte di credito e prestiti. Un Wir vale un franco svizzero.

Questa divisa parallela non è convertibile in franchi e non dà interessi sui conti correnti, quindi non conviene accumulare Wir, conviene spenderli subito.

Inoltre è particolarmente facile ottenere prestiti in questa divisa, a tassi bassissimi, sulla base delle capacità produttive di un’azienda.

Viene utilizzata dalle aziende svizzere per comprare prodotti e servizi da altre aziende aderenti a questo circuito. In questo modo si facilitano gli investimenti. Girano più soldi.

Inoltre le aziende pagano parte degli incentivi ai lavoratori in questa valuta. Ed esistono grandi fiere dove le aziende offrono migliaia di prodotti pagabili in tutto o in parte con questo denaro parallelo.

In questo momento sono circa 60.000 le imprese che utilizzano questa moneta, con una movimentazione di 2,1 miliardi di euro (più di 4.000 miliardi di lire).

Questo sistema ha svariati vantaggi. Innanzi tutto alle aziende conviene comprare da altre imprese del circuito proprio perché le possono pagare in Wir.

Le aziende a volte non riescono a ripagare i prestiti delle banche perché non riescono a vendere sufficienti quantità dei loro prodotti. Ma ripagare i debiti contratti in Wir è molto più facile proprio perché il debito viene ripagato non fornendo denaro vero ma immettendo prodotti in un circuito preferenziale. Le probabilità di trovarsi quindi con merci invendute diminuiscono notevolmente.

Lo stesso vale con la possibilità di pagare parte dei salari in questa moneta.

Molte aziende infine offrono ai consumatori che pagano in Wir uno sconto rispetto ai prezzi in franchi.

Potremmo dire che le aziende hanno interesse a offrire condizioni di favore a chi usa la valuta alternativa, proprio perché la quota degli scambi in Wir rappresenta una possibilità di ottimizzazione del volume di vendite attraverso un sistema che si promuove da sé e all’interno del quale la concorrenza è limitata alle sole aziende aderenti al circuito. Si instaura cioè un meccanismo simile a quello che osserviamo nei club che incoraggiano i soci a fare affari con altri soci.

La valuta stessa è quindi un veicolo commerciale che riduce i costi del marketing e della pubblicità e quindi i prodotti veicolati in questo circuito hanno realmente, strutturalmente, costi più bassi.

Alcuni economisti hanno osservato che proprio nei momenti di crisi l’uso del Wir si espande notevolmente.
Ci sarebbero vantaggi per le aziende e vantaggi per i consumatori che usano i Wir.

Ma ci sarebbero vantaggi anche in prospettiva.

Credo che il capitalismo oggi avrebbe bisogno di essere un po’ più solidale, in fondo per fare utili colossali non è indispensabile sbranarsi. Non sto proponendole una campagna di bontà e amore all’interno di Confindustria.

Sto proponendo di fare più soldi in modo meno stressante.

La concorrenza spietata delle aziende per catturare fette di consumatori non è l’unica via.

Oggi si stanno facendo strada modelli di business basati sulla community e sulla logica All Winners.

Google regala informazioni, You Toube spazi per pubblicare video, Second Life un gioco fantastico.

La Multinazionale Dracula viene sostituita progressivamente dalla Multinazionale Mamma.

Prendiamo un esempio di grande successo.

La Interface è un colosso del settore moquette.

Vendeva rivestimenti, te li sistemava a domicilio e forse, dopo qualche anno, tornavi da loro a comprare altra moquette.

A un certo punto hanno realizzato una ricerca sulle materie prime che utilizzavano. Erano più di 5.000, scelte senza una logica precisa. Hanno avuto un’illuminazione: produrre moquette ecologiche. Hanno così ridotto a circa 800 le sostanze utilizzate, tutte naturali. Razionalizzando e concentrando gli acquisti hanno ottenuto prezzi migliori e alla fine produrre in modo rispettoso dell’ambiente costava pochi centesimi in più a metro quadrato.

Ma quando hanno iniziato a vendere le nuove moquette hanno scoperto due cose: i clienti erano contenti che il loro prodotto fosse certificato esente da sostanze nocive o comunque non naturali. E quando le moquette dovevano essere sostituite si potevano riciclare in modo semplice.

Quindi la loro offerta commerciale cambiò: vendevano moquette che quando dovevano essere sostituite invece di diventare un costo per lo smaltimento davano la possibilità di ottenere uno sconto sostanzioso sull’acquisto di un’altra moquette.

Quando sono andati a ritirare le prime moquette da sostituire e riciclare si sono accorti di un altro particolare: le moquette non erano tutte consumate in modo uniforme. Erano lise nei punti di massimo passaggio e quasi nuove nelle zone meno battute.

Così hanno iniziato a proporre moquette modulari: sostituisci solo i rettangoli più consumati.

Ulteriore vantaggio per i clienti, ulteriore vantaggio per l’azienda che ha così fidelizzato in modo strutturale l’acquirente. Una volta che compri un rivestimento per pavimenti Interface non lo molli più. E anche i tuoi figli e i figli dei tuoi figli continueranno ad acquistare interface. Perché conviene.

Questo fattore dà a un’azienda grande solidità.

Dal punto di vista del profitto delle aziende la logica del mordi e fuggi è miope. La crisi economica attuale lo dimostra.

Perché venderti un’automobile quando posso vendertene 10?

Per riuscirci posso cambiare il mio rapporto con te.

Devo lavorare sul prodotto.

Se Gianni Agnelli mi avesse telefonato nel 1980 gli avrei detto subito che il futuro era nelle auto elettriche.

Se mi avesse dato retta avrebbe iniziato a fornire auto elettriche in affitto. Non la compri, paghi un canone quotidiano e quando devi fare la revisione ti danno un’altra auto. E se fai un contratto per 5 anni ti danno anche una lavatrice in affitto a costo zero per i primi 2 anni. E quando telefoni perché hai un problema non ti risponde una voce registrata ma una psicologa che ti consiglia anche su come fare una sorpresa alla persona che ami.

Perché il cliente è prezioso.

Il capitalismo del futuro sarà così. Coccolerà i clienti, conoscerà tutto dei loro gusti e dei loro bisogni e si darà da fare per soddisfarli.

Non venderà perché è un comportamento scialacquatore, fornirà servizi globali, in affitto. E chiuderà il cerchio offrendo a dipendenti e clienti quote della proprietà dell’azienda, chiamandoli a far parte dei consigli di amministrazione e a contribuire a determinare le scelte strategiche.

Non è che questo sarà il socialismo. Ma un capitalismo che non ti vende più auto che sterminano migliaia di persone con i tubi di scappamento sarà un grande passo in avanti.

Avvelenare i consumatori è male. Quando muoiono non ti comprano più niente.

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