Chi è “Fofò”?

Il Presidente della Corte di Appello di Milano Alfonso Marra.

Lo so, sembra impossibile che il più importante e potente magistrato dell’intero distretto della Corte di Appello di Milano abbia un nomignolo come quello. Ma la realtà è questa.

Ancora più strano è chi lo chiama così.

Non la moglie, non le adorate nipotine, né gli amici del cuore.

Ma un tipo (il geom. Antonio Lombardi) che in questi giorni è in galera perché accusato di far parte di una associazione segreta intenta a interferire sull’amministrazione della giustizia fino al C.S.M. e alla Corte Costituzionale.

E perché “Fofò” si sentiva al telefono con Lombardi?

Perché “Fofò”, che allora era Presidente della Corte di Appello di Brescia, voleva diventare Presidente della Corte di Appello di Milano e, per riuscirci, ha ritenuto ragionevole “tramare” con Lombardi, pressandolo perché a sua volta lo raccomandasse prima e pressasse poi i Consiglieri del C.S.M., ivi compresi il Vicepresidente dello stesso C.S.M. e il Primo Presidente della Corte di Cassazione.

Il tenore delle conversazioni e il livello delle discussioni fra “Fofò” e Lombardi può trarsi dalla trascrizione di una delle telefonate, che Il Fatto Quotidiano ha pubblicato a questo link.

Il tipo di “entrature” del Lombardi al C.S.M. e il grado di “indipendenza” del C.S.M. si possono trarre da un altro articolo de Il Fatto Quotidiano a questo link.

Un’idea abbastanza chiara su “Fofò” Marra ce la si può fare ascoltando la sua viva voce in una intervista fattagli da Antonella Mascali che è a questo link (ascoltate questa intervista, è davvero preziosa e illuminante).

A questo link e a quest’altro i rapporti di Lombardi con il Vicepresidente del C.S.M. Mancino e il coinvolgimento del Lombardi nelle nomine di altri importanti magistrati.

E la domanda rimasta senza risposta è: ma a che titolo Mancino, Tinelli e altri accettano che un Lombardi qualunque eserciti – foss’anche senza successo – pressioni su di loro con riferimento alla nomina di magistrati ai vertici di importanti uffici giudiziari?

E che senso ha, cosa significa la frase di Mancino: «Gli ultimi avvenimenti relativi all’inchiesta sull’associazione segreta Loggia P3 gettano un cono d’ombra, ma non credo che possano incidere sulla sostanza dell’attività che abbiamo svolto al Csm»?

Che cos’è concretamente “un cono d’ombra che non incide sulla sostanza dell’attività”?

Comunque sia, quando si scopre come “Fofò” ha ottenuto la sua poltrona e che rapporti avesse con chi, come si suol dire … è scoppiato lo scandalo!

E tutti – anche le persone con più esperienza di cose della “giustizia” e meno ingenue – hanno pensato: “Adesso questi se ne vanno a casa”.

E nelle prime ore dello scandalo – prima che “i padroni” entrassero in azione – c’è stato un certo sconcerto anche al C.S.M.. Così che, nella confusione generale, qualcuno ha chiesto è ottenuto che si aprisse una pratica ex art. 2 della legge sulle guarentigie per dichiarare “Fofò” incompatibile con la sua poltrona e trasferirlo.

I giornali, allora, anche i più attenti, hanno titolato: “Marra trasferito”.

Alcuni titoli del genere ai link seguenti: SkyTG24, La Repubblica, RaiNews24, Avvenire.

Ma i titoli erano sbagliati.

Come ho scritto nel mio precedente post («Il marcio de “La Magistratura”»), il C.S.M. ha solo aperto una pratica ex art. 2 della Legge sulle Guarentigie (R.D.L.vo 511/1946).

E ho aggiunto: “Se conosco bene questi meccanismi (e purtroppo li conosco bene), tendenzialmente accadrà quanto segue:

– questo C.S.M. ha aperto la pratica, ma non la tratterà, perché scade il 31 luglio (e, d’altra parte, come avrebbe potuto trattarla, se, il Consigliere Tinelli, finita anche lei sui giornali in questi giorni, si difende dicendo che Lombardi al C.S.M. era di casa?);

– il nuovo C.S.M. si occuperà della cosa non prima di ottobre e allora altri scandali occuperanno le pagine dei giornali e nessuno si ricorderà di Marra;

– quando la pratica verrà trattata, si osserverà che non si può utilizzare la procedura ex art. 2 della Legge sulle Guarentigie per fatti colpevoli;

– qualcuno ricorderà che con Clementina Forleo l’hanno usata illegittimamente (tanto che il TAR ha annullato il trasferimento) e loro diranno: “Con la Forleo abbiamo sbagliato, ora non possiamo sbagliare ancora”;

– qualcuno allora dirà “Bene, allora fategli il processo disciplinare”, ma poiché Palamara e Cascini non invocheranno la stessa tempestiva mannaia calata su Apicella, Nuzzi e Verasani, limitandosi a chiedere con umile cortesia le dimissioni spontanee di non si sa chi (perché nessun nome viene neppure fatto), la cosa andrà avanti per le lunghe e Marra farà in tempo a maturare il limite massimo di età pensionabile”.

Pensavo, comunque, che questa procedura, diciamo meglio la battaglia per lasciare “Fofò” al suo posto, per “salvare il soldato Fofò” sarebbe stata, comunque, portata avanti con prudenza, lentamente, lasciando passare un po’ di tempo, facendo in modo che non si notasse troppo, aspettando che la gente si scordasse i fatti.

E invece anche io sono stato ingenuo.

Il livello delle nostre istituzioni è tale che soldati come “Fofò” non vengono lasciati esposti al rischio di sanzioni neppure per poche ore.

E così dai massimi vertici dello Stato sono arrivati i soccorsi.

Il Presidente del Consiglio ha detto che l’inchiesta sulla c.d. P3 è solo una montatura.

Il Ministro Alfano ha ammonito tutti, raccomandando di «evitare una caccia alle streghe».

Il Presidente della Repubblica è intervenuto esigendo il rinvio della trattazione della pratica e prescrivendo che, quando la si tratterà (se la si tratterà), lo si faccia in termini assolutamente «generali [e, dunque, del tutto e inutilmente generici] e propositivi [??!!]», «senza gettare ombre …» e «senza interferire con le indagini».

La notizia a questo link. E a questo link il commento di Paolo Flores D’Arcais che titola “Il Presidente Napolitano ha messo il bavaglio al C.S.M.”.

Ma non è bastato, perché chissà cosa poteva ancora capitare a “Fofò”.

“Fofò” poteva aspettare ottobre con l’ansia di non sapere come andava a finire.

Così che la Procura Generale della Cassazione ha avviato un processo disciplinare.

E subito, come avevo previsto, si è detto: “Alt!! Stop!! Ma se c’è il processo disciplinare la procedura di incompatibilità si deve fermare”.

Ma non basta!

Perché la Procura Generale della Cassazione NON ha chiesto per “Fofò” alcuna misura cautelare.

Il risultato è nella agenzia di stampa che si può leggere a questo link.

Riporto qui sotto il testo integrale della agenzia (1). Il titolo dice tutto: «P3/ Atti Csm a pg Cassazione, STOP a trasferimento Marra».

In sostanza, “Fofò” resta saldamente al suo posto. E noi ci teniamo a presiedere la Corte di Appello di Milano (mica la bocciofila di Poggiofiorito) una persona nella imbarazzante situazione di “Fofò”.

Fofò” è nato il 20.11.1938. E’ già ampiamente in età da pensione. Ma raggiungerà il limite massimo di età e sarà costretto alla pensione il 20.11.2013.

Dunque, a meno che il Governo non aumenti – come proposto per il Presidente della Cassazione Carbone, proprio su sollecitazione di Lombardi – il limite massimo di età dei magistrati, Milano tornerà ad avere un Presidente di Corte di Appello con un nomignolo più adeguato solo alla fine del 2013.

Perché sia chiaro chi fa cosa e perché, dovete sapere che le stesse Autorità che stanno gestendo il “caso Marra” hanno gestito poco più di un anno fa il caso “Salerno/Catanzaro”.

Quel caso nacque quando due pubblici ministeri di Salerno, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, si misero a indagare su fatti di malaffare proprio uguali uguali a quelli che hanno portato in galera in questi giorni Lombardi, Carboni & Co..

Subito il potere “insorse”.

Contro il malaffare?

Ma no!!! Contro Nuzzi e Verasani. E contro il Procuratore Capo Apicella, reo di avere permesso a Nuzzi e Verasani di adottare un decreto di perquisizione e sequestro poi ritenuto del tutto legittimo e confermato dal competente Tribunale del riesame.

E cosa ha fatto il potere nella vicenda “Salerno/Catanzaro”?

Il Presidente della Repubblica è intervenuto subito. Quella volta non per chiedere rinvii, ma interventi tempestivi.

I vertici dell’A.N.M. – il Presidente Luca Palamara e il Segretario Giuseppe Cascini – hanno pregato da tutte le testate giornalistiche il Ministro di intervenire al più presto.

Il Ministro Alfano è subito intervenuto, mandando Arcibaldo Miller, detto “Arci”, a inquisire i magistrati “buoni”. Si, proprio “Arci”. Lo stesso “Arci” che andava a cena a casa di Verdini con Dell’Utri, Caliendo & Co.. Ma non a parlare di cose “cattive”, ma della sua possibile candidatura (sua dello stesso “Arci”) a Presidente della Regione Campania (la notizia a questo link).

Quando si dice l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto: Arcibaldo Miller, detto “Arci”. Ovviamente, ancora saldamente anche lui al suo posto. Per evitare “cacce alle streghe”.

La Procura Generale ha avviato un procedimento.

Ma per Apicella, Nuzzi e Verasani è stata chiesta una misura cautelare.

E il C.S.M.?

Rapido e infallibile.

Nessun rinvio.

In pochi giorni il Procuratore Apicella è stato sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani sono stati cacciati dal loro ufficio.

Le loro indagini si sono fermate.

Perché siano stati cacciati non è chiarissimo. L’accusa più grave: la motivazione del decreto di sequestro troppo lunga !!!???

Chi volesse approfondire l’argomento troverà materiale di studio (79 articoli ) a questo link.

E ancora prima dei colleghi di Salerno, già Luigi De Magistris e Clementina Forleo erano stati trasferiti con provvedimenti velocissimi e di dubbia legittimità. Il trasferimento di Clementina, anzi, certamente illegale, come accertato e dichiarato dal T.A.R. competente.

Concludo e mi scuso per la lunghezza di questo scritto (ma credo che i fatti complessi abbiano bisogno di ricostruzioni complesse).

Luigi De Magistris, Clementina Forleo, Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani non sono più ai loro posti.

Sono stati cacciati grazie anche all’intervento del Presidente della Repubblica, del Ministro della Giustizia, della Procura Generale della Cassazione, dei vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Fofò” e “Arci” (ma anche Caliendo e Marconi) sono saldamente ai loro posti e ci resteranno.

Grazie anche all’intervento del Presidente della Repubblica, del Ministro della Giustizia, della Procura Generale della Cassazione e – questa volta omissivamente – dei vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Quali conseguenze dobbiamo trarre da tutto questo sembra inutile dirlo. E comunque è troppo doloroso.

Sembra, comunque, che si possa confermare quanto ho già scritto qualche giorno fa: c’è molto marcio dentro “La Magistratura” e un’operazione trasparenza non è mai neppure cominciata. Forse bisogna aggiungere: e c’è chi è attivamente impegnato perché non cominci mai.

In ogni caso, “La Magistratura” caccia tipi come De Magistris, Forleo, Apicella, Nuzzi e Verasani (che indagavano nei confronti dei ptreisti) e si tiene tipi come “Fofò”, “Arci” & Co. (che con i pitreisti ci vanno bellamente a cena).

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(1) P3/ Atti Csm a pg Cassazione, stop a trasferimento Marra

Roma, 21 lug. (Apcom) – L’avvio dell’azione disciplinare a carico del presidente della Corte d’appello di Milano, Alfonso Marra, farà venir meno il potere della Prima Commissione del Csm sul caso e porterà al blocco della procedura di trasferimento d’ufficio del magistrato. La Commissione di Palazzo Marescialli, alla fine, dovrà quindi trasmettere – è la spiegazione fornita a Palazzo dei Marescialli – i propri atti al pg della Cassazione: ciò significa che l’audizione di Marra, prevista per lunedì mattina, resta convocata, ma secondo i consiglieri il magistrato non si presenterà. Inoltre, svariati componenti della Commissione sono “amareggiati” dal fatto che, non avendo il pg della Cassazione chiesto alcuna misura cautelare a carico di Marra e con i tempi previsti dall’iter disciplinare, potranno essere necessari anche anni per arrivare a una soluzione della vicenda. Anni durante i quali, fanno notare a Palazzo Marescialli, Marra resterà al suo posto: essendo il magistrato nato nel 1938 e quindi prossimo alla pensione (mancano 3 anni), è il ragionamento a Palazzo Marescialli, potrebbe addirittura restare ai vertici della Corte d’appello di Milano fino a fine carriera. Nonostante questo ‘congelamento’, comunque, l’indagine della Prima Commissione del Csm continuerà e si allargherà anche agli altri magistrati coinvolti nell’inchiesta P3, per i quali al momento non è stato avviato alcun procedimento disciplinare.