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sabato 13/01/2018

Renzi-De Benedetti, così i media hanno oscurato lo scandalo

Repubblica delle banane - La notizia sui giornali è durata un giorno, sui Tg Rai 140 secondi di sole smentite sparse nei servizi sulla politica
Renzi-De Benedetti, così i media hanno oscurato lo scandalo

Lo scandalo è di quelli che dovrebbero tener banco per giorni: uno dei più noti imprenditori ed editori italiani, Carlo De Benedetti, dà indicazione a Gianluca Bolengo, suo broker di fiducia, di investire sulle azioni delle banche popolari alla vigilia della riforma del settore di cui – sostiene registrato al telefono – ha saputo in anticipo dal premier Matteo Renzi in persona. Eppure sembra che giornali e telegiornali facciano di tutto per fuggire dalla notizia una volta esplosa, dando vita a uno slalom gigante per annacquare – se non proprio evitare – la vicenda.

Il caso più emblematico è quello di Repubblica, il giornale di cui De Benedetti è stato storico editore e di cui oggi è proprietario Gedi, il gruppo presieduto dal figlio Marco. Il 10 gennaio la notizia della telefonata esce su diversi quotidiani, ma non su Repubblica. In mattinata compare un articolo sul sito web con un titolo all’acqua di rose: “De Benedetti parlò con Renzi della riforma delle Popolari. Procura chiede archiviazione del caso”. Ci sarebbe tempo per rimediare il giorno seguente, ma la vicenda finisce a pagina 8 del quotidiano, senza richiamo in prima pagina e arricchito dal pastone tipico della baruffa elettorale: “Banche, diventa un caso politico la telefonata Renzi-De Benedetti”. Il giorno dopo la notizia è già sparita dal giornale, se si esclude un accenno nell’intervista a Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Banche, che si duole, bontà sua, solo della fuga di notizie. Un tetris che non rende giustizia a come l’allora direttore Eugenio Scalfari trattò la condanna in primo grado di De Benedetti al processo per il crac del Banco Ambrosiano nel 1992, quando aprì il giornale con la notizia della sentenza, pur criticandola con toni decisi nell’editoriale.

Ma Repubblica è in buona compagnia. La prima pagina del Corriere della Sera di mercoledì è all’insegna del mimetismo. Titolo: “Sterzata dei 5 Stelle sull’euro”. Occhiello: “Di Maio: non è ora di uscire. Banche, la telefonata di De Benedetti su Renzi”. Nei giorni seguenti va peggio, perché il caso sparisce dalle posizioni nobili del giornale, fino a perdersi nei trafiletti di pagina 11.

Anche il Sole 24 Ore fa contorsionismo: mercoledì la notizia c’è, ma in versione soft (“Manovra sulle popolari, dagli atti della Consob retroscena su acquisti”, pag. 11). Giovedì, poi, il quotidiano di Confindustria si supera: il sito pubblica i verbali dell’audizione di De Bendetti alla Consob in cui si difende dall’accusa di aver fatto un insider trading e racconta i suoi rapporti strettissimi con Renzi e le sue riforme (“il jobs act gliel’ho suggerito io”; “sono molto amico della Boschi”; “quello lì non è un governo, sono quattro persone”). Sul giornale del giorno dopo, però, il verbale si riduce a un bignami a fondo pagina, perso a metà giornale.

Al gioco del silenzio partecipano anche le televisioni, con menzione speciale per le reti pubbliche. L’edizione del Tg1 delle 13:30 di mercoledì, poche ore dopo che i giornali hanno lanciato lo scoop, la spiega così, in chiusura di un servizio sul jobs act e sui vaccini: “Matteo Renzi replica anche ai 5 stelle che lo attaccano sul caso della telefonata tra De Benedetti e il suo broker, caso per il quale è stata già chiesta l’archiviazione. La notizia del decreto per le banche – dice Renzi – era già uscita sulle agenzie”. Sono quindici secondi di smentita (di Renzi) a una notizia che lo stesso Telegiornale neanche aveva riportato. Al Tg1 delle 20 si replica: un accenno di diciotto secondi affidato al commento di Berlusconi, a chiusura di un servizio sulla campagna elettorale del centrodestra. Nei giorni seguenti il Tg1 si “dimentica” anche del verbale dell’audizione di De Benedetti, riportando soltanto la notizia dell’apertura di indagine da parte della procura di Roma sulla fuga di notizie in Commissione Banche.

La versione del Tg2, mercoledì sera, capovolge i ruoli. Renzi diventa commentatore esterno del solito battibecco tra due antichi nemici: “Quanto alle polemiche sulle banche popolari, Renzi rivendica che ‘la riforma è stata giusta, nelle vicende tra Berlusconi e De Benedetti non metto bocca’”. Per il resto silenzio assoluto: il Tg3, per dire, mercoledì all’ora di pranzo sosteneva che in primo piano ci fosse “l’emergenza mal tempo”. Piccoli sprazzi di insider trading soltanto nell’edizione delle 19, quando i titoli recitano criptici: “Renzi, sui vaccini intesa oscurante tra Lega e 5 stelle. Lorenzin, a rischio salute dei nostri figli. Fico, basta fake news su di noi. Polemica sulle banche”.

Mettendo insieme le edizioni dell’ora di pranzo e di cena, da mercoledì i tre telegiornali Rai hanno dedicato al caso Renzi – De Benedetti la bellezza di 140 secondi, sparsi qua e là nei servizi sulla campagna elettorale. Due minuti e venti secondi di puro servizio pubblico.

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Politica
Il commissario

Augello: “Questo caso è più grave di quello di Banca Etruria”

“Sul caso Renzi-De Benedetti se la cosa avesse riguardato qualcuno del centrodestra, avrebbe avuto ben altri contorni”, dice Andrea Augello (Idea), membro della Commissione d’inchiesta sulle banche ai microfoni della trasmissione Ho scelto Cusano – Dentro la notizia, emittente dell’Università Niccolò Cusano. “Mentre andavano in fumo miliardi di euro di padri di famiglia e pensionati che avevano investito nelle banche popolari, c’era qualcuno che avendo una corsia preferenziale con Renzi ne traeva vantaggio. Se questa storia finirà con l’archiviazione di Consob e Procura, vuol dire che l’Italia non ha gli anticorpi per evitare che certe cose ricapitino. Se questa vicenda non viene sanzionata c’è qualcosa da rivedere dal punto di vista legislativo. Non si capisce che titolo avesse De Benedetti di interloquire con il premier sulle Popolari, alla vigilia dell’approvazione del decreto. Non ci sarebbe stata nessuna speculazione in Borsa se al posto del decreto ci fosse stato un disegno di legge”. Più grave del caso Banca Etruria? “Sono due storie stravaganti – dice Augello – Etruria è un capolavoro di ineleganza, ma anche di inesperienza e sprovvedutezza della Boschi. L’altro invece è un caso molto grave”.

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