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martedì 12/06/2018

Olimpiadi invernali 2026, anche la Svizzera dice no. Ora l’Italia è a un passo dall’assegnazione (governo permettendo)

Il Cantone Vallese vota contro lo stanziamento da 87 milioni per organizzare l’evento a Sion. Ora l’Italia resta la miglior candidata
Olimpiadi invernali 2026, anche la Svizzera dice no. Ora l’Italia è a un passo dall’assegnazione (governo permettendo)

L’ennesima città che boccia le Olimpiadi con un referendum e una pericolosa rivale in meno per l’Italia. Il ritiro di Sion dalla corsa ai Giochi invernali del 2026 da una parte conferma che quasi più nessuno in Europa è disposto a ospitare un evento considerato (a torto o ragione) insostenibile; dall’altra (o forse proprio per questo) spalanca le porte alla tripla candidatura italiana di Milano, Torino e Cortina, destinata nelle prossime settimane a diventare unica (con la prima in pole), e fra un anno magari persino a vincere. A condizione, tutt’altro che scontata, che il governo sia d’accordo.

Sion era la favorita per le Olimpiadi 2026: piccola, moderna, con tradizione e anche un credito aperto, visto che nel 2006 si era vista scippare la manifestazione proprio da Torino. Al Cio l’avevano praticamente già incoronata. C’era solo un piccolo ostacolo: il referendum popolare, che come in tutti i casi recenti si è rivelato fatale. Domenica il 54% dei cittadini del Canton Vallese ha votato no, bocciando un progetto che peraltro prevedeva un minimo esborso da parte degli enti locali (87 milioni, a fronte degli oltre 800 a carico del governo centrale). Agli organizzatori non è rimasto che annunciare il ritiro e la liquidazione del comitato promotore.

Non è la prima volta: era già successo a Innsbruck, Amburgo, Budapest, Cracovia, Monaco, senza dimenticare le altre (tra cui Boston, e ovviamente Roma) che hanno dato forfait per la contrarietà dell’opinione pubblica. Il Cio è disperato, lamenta che la decisione è frutto di “informazioni sbagliate e non aggiornate sui costi”. E per questo la disponibilità dell’Italia è una manna dal cielo per il suo capo, Thomas Bach (al punto da concedere una deroga alla regola che non ci permetterebbe di concorrere, visto che già ospitiamo a Milano la sessione 2019 che assegnerà l’evento). Mentre il resto del mondo si tira indietro, noi abbiamo proposto tre città: nei piani del Coni la prescelta è sempre Milano, visto che a Torino la sindaca Appendino continua ad avere problemi interni e potrebbe partecipare come partner, mentre il Veneto è più indietro.

La vera incognita, però, è rappresentata dall’appoggio del nuovo governo, in cui convivono due anime: M5S, scettico sui grandi eventi, e la Lega, che invece le Olimpiadi al Nord le vuole da sempre. Dopo il ritiro di Sion non ci sono molte alternative: Sapporo e Graz sono candidature di bandiera, a Erzurum in Turchia non ci vuole andare nessuno, c’è Calgary ma dopo Corea del Sud e Cina sarebbe meglio tornare in Europa. Le chance dell’Italia aumentano e per questo Giovanni Malagò tornerà alla carica col sottosegretario Giancarlo Giorgetti, che ha in mano la delega allo Sport e il destino del suo sogno olimpico. Manca solo il suo ok per far decollare la candidatura italiana. A questo punto siamo noi i favoriti. O semplicemente gli unici che ancora vogliono i Giochi.

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