» Cronaca
domenica 11/02/2018

Carceri, 56 pazienti psichiatrici in cella: ma dovrebbero stare in ospedale. Il Dap ammette: “Situazione illegittima “

Carceri, 56 pazienti psichiatrici in cella: ma dovrebbero stare in ospedale. Il Dap ammette: “Situazione illegittima “

“Mi ha detto più di una volta ‘ma che campo a fare?’”. Alberto è sgomento. Suo fratello è rinchiuso nel carcere di Regina Coeli da luglio. Ma in galera lui, che è un paziente psichiatrico, non ci dovrebbe stare. Con la legge 81 del 2014, che ha portato al superamento degli opg (gli ospedali psichiatrici giudiziari), la riabilitazione dei malati psichiatrici autori di reato deve avvenire all’interno di strutture sanitarie, come le Rems (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), e non più presso istituti penitenziari (quali erano gli opg). Una grande conquista di civiltà del nostro Paese che però a distanza di quasi quattro anni è ancora disattesa. “Nella perizia dello psichiatra c’è scritto che potrebbe avere istinti suicidi eppure continua a rimanere lì dentro”, non si dà pace Alberto. Il giudice ha previsto per suo fratello il trasferimento in una Rems ma la lista di attesa è troppo lunga. “Non si sa quando uscirà, nessuno sa dircelo. Ha 41 anni, è incensurato, soffre di un disturbo delirante da quando era ragazzino ma non ha mai riconosciuto di stare male. I miei genitori lo hanno denunciato perché li ha aggrediti. Speravano che così qualcuno si prendesse cura di lui, loro sono anziani e non ce la fanno più. Mio fratello non ha mai lavorato, ma almeno fuori aveva una band. In cella, invece, è completamente in preda ai suoi deliri”.

Alberto e la sua famiglia sono senza speranza: “Sembra di combattere contro i mulini a vento, la riforma è rimasta sulla carta”. Questo non è un caso isolato. Nelle carceri italiane, ci comunica il Dap, in questo momento ci sono 56 pazienti psichiatrici in attesa di essere spostati in una struttura sanitaria. Solo a Roma sono 14. Tredici in tutta la Campania e cinque in Lombardia. “È una situazione illegittima, lo so”, ammette Roberto Piscitello, direttore generale dei detenuti del Dap. Il cortocircuito che si sta creando è micidiale. “Troppi internati non realmente pericolosi affollano le Rems e alimentano le liste d’attesa, fino all’abuso del trattenimento senza titolo in carcere”, spiega Stefano Anastasia, garante dei detenuti del Lazio. Colpa dell’atteggiamento difensivo di certi giudici che per cautelarsi dispongono il ricovero nelle Rems, senza valutare percorsi di terapia alternativi con i servizi sanitari e sociali del territorio.

Il Csm, con una delibera del 12 aprile 2017, ha evidenziato l’uso inappropriato delle Rems, ricordando che rappresentano delle soluzioni estreme, eccezionali, quando ogni misura diversa non è idonea ad assicurare cure adeguate. “Ci sono troppi casi di ricoveri ingiustificati. Si tratta di persone non pericolose per la società che potrebbero tornare in famiglia o andare in comunità”, dice Giuseppe Nese, psichiatra dell’Asl di Caserta, che coordina il tavolo Rems in Conferenza Stato-Regioni. Felice Nava, psichiatra nel carcere di Padova e membro degli Stati generali per l’esecuzione penale, chiarisce che la condizione di “pericolosità sociale” impiegata nel diritto – per cui il malato viene spedito in Rems – risale addirittura al codice Rocco del 1930: “La scienza, da allora, ha fatto moltissimi progressi e quella definizione, che appartiene all’ambito clinico, andrebbe aggiornata. Le Rems non possono diventare un pozzo senza fondo. Serve un cambiamento culturale da parte dei magistrati”. Attualmente in Italia sono attive 30 Rems, da circa 20 posti letto l’una, e sono tutte intasatissime. I malati vengono parcheggiati in cella per sette/otto mesi in media. Ma c’è a chi va peggio. Paolo, 34 anni, schizofrenico, dopo che il tribunale lo ha scagionato con una sentenza definitiva, è rimasto nel carcere di Salerno per altri dieci mesi. Il 23 novembre, con oltre un anno di detenzione alle spalle, finalmente è stato trasferito in una casa di cura. “Lo spirito della riforma non è stato incarnato bene, ci sono tutti gli elementi per fare ricorso ai magistrati”: la denuncia arriva proprio da uno di loro, Francesco Maisto, già presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna. Lo psichiatra Nese parla di “riforma applicata quasi al contrario” e sottolinea che “la priorità non deve essere la detenzione ma la tutela della salute”. “Dopo aver aperto i manicomi – continua – ora non possiamo tornare indietro, rinchiudendo i pazienti. Più lo spazio è stretto, più il malato si agita e aggrava il suo stato mentale. Gli spazi vanno aperti se vogliamo salvare queste persone”. Il rischio è che qualcuno ridotto in quelle condizioni si ammazzi. Il caso di Valerio Guerrieri, morto suicida a 21 anni nel carcere di Regina Coeli, non deve ripetersi. Valerio dieci giorni prima di impiccarsi era stato scarcerato dal tribunale per incapacità di intendere e di volere. E per un reato precedente il giudice aveva chiesto per lui sei mesi di Rems. Ma lo stesso giorno Valerio, da uomo libero, è tornato dietro le sbarre. Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura a novembre ha chiesto all’Italia spiegazioni sul caso Guerrieri. L’associazione Antigone, a metà gennaio, ha lanciato un appello per l’immediata scarcerazione di un altro ragazzo, recluso nella Casa di lavoro di Vasto, affetto da epilessia cronica e schizofrenia paranoide, che ha sviluppato tendenze suicide. Il provvedimento del magistrato di sorveglianza anche in questo caso dispone il ricovero in Rems, ma non può essere eseguito perché non ci sono posti liberi.

Entra ne Il Fatto Social Club

In offerta per il primo mese a solo 1€

Abbonati ora
© RIPRODUZIONE RISERVATA - Il Fatto Quotidiano - Ti preghiamo di usare i bottoni di condivisione, e di non condividere questo articolo via mail o postarlo su internet, il giornalismo indipendente ha un costo, che può essere sostenuto grazie alla collaborazione dei nostri lettori.
Cronaca
Cecchina (Rm)

Stalker a 84 anni, incendia la casa dell’ex compagna

Non si era rassegnato alla fine della relazione con la ex, sua coetanea. Così un 84enne di Cecchina di Albano Laziale, in provincia di Roma, ha rimediato una denuncia per incendio doloso e atti persecutori. Il 17 gennaio l’appartamento al primo piano di una palazzina di via Francia a Cecchina ha preso fuoco e gli inquilini del condominio, allarmati, hanno chiamato i Vigili del fuoco. A distanza di qualche giorno, i carabinieri della stazione locale sono risaliti al responsabile e hanno denunciato l’84enne, vedovo della zona, che quella notte aveva lanciato una tanica di liquido infiammabile contro una porta-finestra dell’abitazione, dove viveva la coetanea con cui aveva avuto una relazione. Il rapporto tra i due durava da diversi anni poi, a un tratto, la donna aveva deciso di porvi fine. L’uomo, non rassegnatosi, ha iniziato a seguire la ex compagna con appostamenti e pedinamenti, tanto che lei, spesso, era stata costretta a rifugiarsi a casa dei figli. Sui muri della zona era anche comparsa la scritta ‘C’ho una rabbia funesta, ner core ’na tempesta’. Poi l’incendio. La donna, fortunatamente, in quel momento non si trovava in casa. All’uomo sono stati sequestrati due fucili.

Politica

Il Tar obbliga la Rai alla trasparenza: “Comunichi i criteri sulle nomine”

Cronaca

Il pm anticamorra fa il volontario per togliere i ragazzini dalla strada

Metro C: verso il processo in 25, c’è pure Alemanno
Cronaca
Roma

Metro C: verso il processo in 25, c’è pure Alemanno

di
Che gaffe al Tour: la polizia travolge Nibali
Cronaca
Ciclismo

Che gaffe al Tour: la polizia travolge Nibali

di
Cronaca
Il ricorso - Anche contro la “Stop Soros”

Diritto di asilo, l’Europa deferisce l’Ungheria alla Corte di Giustizia

Ermias, 300mila euro a settimana grazie ai “traghetti” dei disperati
Cronaca
L’etiope Ghermay - 2/La tratta

Ermias, 300mila euro a settimana grazie ai “traghetti” dei disperati

di

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

×