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mercoledì 14/06/2017

M5s, ora Grillo mette il guinzaglio ai Meetup: tutte le iniziative passeranno per la piattaforma web Rousseau

Troppe risse sui territori e così il M5S crea una sezione web per controllare le iniziative locali

Un argine al caos e ai capi-bastone, ma pure una normalizzazione. In bilico tra pragmatismo e ansia da accentramento, ecco Call to Action, una nuova sezione di Rousseau, la piattaforma web dei Cinque Stelle. Ideata per riorganizzare i territori e mettere ordine nell’oceano incontrollato dei meet up, la dorsale non ufficiale ma concreta del Movimento. Ma anche per controllare meglio gli iscritti, offrendo loro uno spazio (o un recinto) dove condividere le iniziative. Proprio mentre si torna a parlare del divieto di doppio mandato, regola che i vertici non vogliono neppure sfiorare, ma che ha spinto decine di eletti locali a rimanere fermi un giro pur di approdare in Parlamento.

Nodi diversi per il M5S reduce dalla batosta nelle Comunali, su cui guerre interne tra meet up e gruppi vari hanno inciso parecchio. E allora ecco Call to Action: una sezione operativa da circa un mese ma di cui si è appreso solo ieri, dove gli iscritti a Rousseau (e quindi al Movimento) potranno lanciare iniziative sui territori. Con varie “azioni”, ripartite per voci: da “mobilitazione” a “socializzazione” fino a “formazione”. E paletti chiari, perché tutti gli incontri (localizzati tramite una mappa interattiva) “devono rispettare quanto stabilito da Non Statuto e dal regolamento del Movimento”. Così raccontava ieri il sito Formiche.net, che ha diffuso anche il video in cui Roberto Fico, deputato e responsabile per i meet up assieme ad Alessandro Di Battista, racconta la nuova funzione della piattaforma.

E proprio Fico, in un’intervista al Fatto del 3 aprile, aveva annunciato la novità: “Chiunque vorrà lanciare iniziative o buone pratiche nella sua zona potrà coordinarsi e fare gruppo con altri iscritti”. Ma la nuova sezione di Rousseau ha anche altri scopi. In primis, quello di depotenziare capi e capetti dei vari meet up locali. Una fonte di peso spiega: “In tante città non abbiamo neppure un vero attivista, ma solo meet up che aspettano le elezioni per accapigliarsi sulle liste, dentro i quali i cosiddetti organizer e assistant, in teoria semplici organizzatori, spesso fanno i capi-bastone”.

Una deriva annosa, di cui Grillo si è lamentato più volte, facendone anche il tema dell’edizione del 2015 di Italia 5 Stelle, la manifestazione annuale del Movimento. D’altronde proprio Fico e Di Battista nel luglio 2015 ricordarono i princìpi base in una lettera pubblica sul blog di Grillo: “I meet up non sono il Movimento, e non possono usarne il logo, neppure modificandolo”. Da qui alle battaglie tra liste il passo non poteva essere lungo. E la prima risposta è stata Call to Action. Che da un lato vuole svuotare di peso i meet up, e dall’altro serve anche per controllare da vicino gli iscritti e ogni loro passo sui territori. Sottoponendoli allo sguardo costante dei vertici. Ma comunque la si voglia valutare, la nuova sezione di Rousseu da sola non può bastare. E allora si torna al tema del filtro sulle candidature. E a nuove, possibili regole. Come parametri che tengano conto del grado di attivismo di ogni potenziale candidato e della sua storia, come le esperienze lavorative o il tasso di istruzione.

Ma ci sono anche altri problemi, come ricorda un parlamentare: “Noi abbiamo centinaia di migliaia di potenziali iscritti ancora fermi, perché non sono stati certificati. Ma non incassando finanziamento pubblico, per controllare i nomi noi abbiamo un solo volontario, che per giunta lavora part-time”. Quindi, “tanti iscritti che potrebbero allargare la platea dei candidati e farne salire il livello rimangono per forza parcheggiati”.

Parcheggiati, però, se ne stanno oggi anche tanti eletti, che dopo un “giro” in Comune o in Regione si sono volontariamente fermati, nella speranza di spuntare un posto per le prossime Politiche. Su di loro, infatti, pesa il limite dei due mandati, che vieta una terza corsa a qualsiasi eletto del Movimento. Due giorni fa Max Bugani, consigliere comunale a Bologna e uno dei tre membri dell’associazione Rousseau, ha invocato modifiche: “Questa regola è un freno, bisogna radicarsi nei territori altrimenti non ti votano”. Ma sul Fatto Di Maio ha fatto muro: “Il vincolo è un nostro punto di forza”. E a Bugani sono arrivati rimbrotti ufficiosi.

L’elenco degli eletti parcheggiati, però, colpisce. Si parte da Alvise Maniero, sindaco uscente di Mira (Venezia), dove domenica il M5S ha perso nettamente. Per passare a Mattia Calise, candidato sindaco a Milano nel 2011, che l’anno scorso non si è ricandidato: in questi anni ha lavorato con molti deputati e senatori, che ne auspicano l’arrivo in Parlamento. E a Roma spera di mettere piede anche Andrea Boccaccio, consigliere comunale a Genova, l’unico dei 5 eletti a non uscire dal M5S: neppure lui si è ricandidato. Come Mirta Quagliaroli, Barbara Tarquini e Andrea Gabbiani, tre ex consiglieri a Piacenza: un’altra città dove il M5S si è spaccato come una mela. E gli esempi potrebbero continuare, a decine. Il vincolo è un altro fronte aperto, nel Movimento alla ricerca di un centro di gravità.

 

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