Ci sono le figurine Panini. E ci sono (di nuovo) le figurine Renzi. Non avendo contenuto ma solo forma, e peraltro pure bruttina, il renzismo è costretto a inventarsi ogni volta qualcosa per abbellire la fuffa. Ecco così l’idea, assai trita, di affidarsi alle prossime elezioni a volti più o meno noti. I primi saranno Roberto Burioni (medico anti No vax), Lucia Annibali (in prima linea contro la violenza sulle donne) e Paolo Siani (pediatra anti camorra e fratello di Giancarlo). Candidati civici per battaglie chiave: un’altra supercazzola? Di sicuro la solita zuppa del Renzi. Analizziamo l’ennesima trovata epocale del Pacioccone Mannaro di Rignano.

Errore. Scegliere facce note, in politica, non ha portato bene quasi mai. Non è accaduto quando si è cercato di allargare il bacino elettorale (il Calearo di Veltroni, che portò voti da destra ma ne tolse da sinistra). Ed è andata ancor peggio a chi ha giocato con la politica provenendo da tutt’altri mondi: Boldi, Zanicchi, Cicciolina, Brass, Pozzetto, Vezzali, Barbareschi, Flavia Vento (sì, la Vento), Fabrizio Bracconieri (sì, Bracconieri). Eccetera. Un’idea sbagliata in partenza. Quindi un’idea perfetta per Renzi.

Incompetenza. Prendere persone note ma estranee alla politica, per catapultarle poi in Parlamento, significa puntare su candidati impreparatissimi. In questo senso, va detto, i requisiti per essere “renziani perfetti” ci sono già tutti.

Casting. Sono mesi che Renzi, anche col suo trenino, fa casting per scegliere la nuova “classe dirigente”. I risultati trasudano leggenda, infatti tra i nomi di punta dei “Millennials” (eh?) figurava un tipino che di lì a poco ha preso a cazzotti un arbitro: daje. Per essere graditi a Renzi, occorre avere il poster in camera di Nardella con la cresta di Travis Bickle in Taxi Driver; essere più brutti di lui (di Renzi, ma se volete pure di Nardella); avere l’abbonamento alla imperdibile fanzine Democratica; avere fondato un fan club di Claudio Cerasa; e ritenere Virginia Raggi la derivazione terrena di Satana. Tali requisiti si sono però rivelati troppo impegnativi, al punto che alla fine le candidature si sono ridotte a tre: Genny Migliore, Rondolino e Andrea Romano.

Annibali & Co. Nulla da dire su Burioni e Siani. Ancor meno su Lucia Annibali, la cui storia è straziante e insostenibile. Buona fortuna. Riguardo poi alla sua comprensibilissima sensibilità su (palesi) battute che contemplano il termine “acido”, sarebbe stata forse opportuna una reazione analoga quando tal Maria Teresa Meli ebbe a sostenere (in tivù) che “l’Ordine dei Giornalisti va sciolto nell’acido”. Invece non disse nulla. Forse perché, come tutti, se ne frega di quel che dice la Meli. O forse perché, quando a parlare sono i renziani, si infastidisce di meno. In quest’ultimo caso sarebbe un peccato: non per questo giornale, che legittimamente la Annibali non ama, ma per le sue comprovate sensibilità, intelligenza e onestà intellettuale.

Piciernidi. Per quanto Renzi si sforzi a trovar stratagemmi (bolsi) per tamponare l’erosione di consensi, se da una parte proponi i Siani e dall’altra le Picierno, lontano non vai. E se poi ricandidi pure la Boschi, che secondo i sondaggisti garantisce un milione di voti (in meno), allora te le cerchi proprio. E dunque buona catastrofe.

Giornalisti. Il rapporto tra giornalisti e politica non è quasi mai stato felice. Renzi può però invertire la rotta: se candiderà le Meli e i LaVia, le Fusani e gli Iacoboni, ci sarà la ressa ai seggi per votare. Contro Renzi.

Dissociati. C’è stato un tempo in cui Renzi pareva piacere a tanti artisti e vip. Fabio Volo, Jovanotti, Pif, Benigni, Sorrentino, Lapo Elkann. Ora son scappati quasi tutti e lo stesso Elkann, a Otto e mezzo, l’ha zimbellato definendolo “provinciale” e un “Micron” italiano paragonato al Macron francese. A Renzi piacciono le figurine, ma alle figurine non piace (più) Renzi. Ahi.

Imprenditori. Se Veltroni puntò su Calearo, Renzi può sperare in qualche Marchionne minore, piluccando magari dall’esaltante “modello Amazon”. C’è poi il sempiterno Farinetti. E magari Walter Massa, maestro del vino Timorasso convinto (pare) che anche il Parlamento renziano possa divenire una bella vigna. Auguri.

Scrittori. Edoardo Nesi, in Parlamento, non si è trovato benissimo: molto meglio scrivere. Non è da escludere che Renzi punti ora sul Sommo Recalcati. In quel caso, si spera che la sua efficacia politica risulti direttamente proporzionale alle banalità profferte: in tal caso, il Sommo Recalcati potrebbe assurgere a nuovo Churchill. Con agio.

Sportivi. Ci provò Rivera. Ci provò Mennea. E adesso? Renzi pensa forse a Buffon, prossimo alla pensione agonistica. È vero, è juventino e Renzi fiorentino, ma pur di vincere Renzi farebbe di tutto. Anche un corteo per la Champions bianconera con Idris ed Evelina Christillin.

Masterchef. Bottura non sa darsi pace dopo la vittoria del “no”. Cracco è sempre lì a urlare in tivù. Perfino Cannavacciuolo, dopo le incursioni dei Nas grillini, pare un po’ accigliato. In Parlamento, a cucinare il brodino per Rosato, non starebbero poi male.

Gentilonidi. Renzi, in tivù come nei collegi, finirà forse col puntare su figurine tipo Gentiloni. Personaggi anonimi e tutto sommato rassicuranti, atti a far dimenticare all’elettore che dietro quelle amene carampane da Prima Repubblica c’è lui. Sempre lui. Solo lui: Matteo Renzi. L’uomo che, ormai, riuscirebbe a perdere anche se giocasse da solo a burraco.