In acque libiche e in contatto con i trafficanti (di sigarette) mentre erano impegnati nel contrasto allo sbarco dei migranti. Stiamo parlando di una nave della Marina Militare e di ben tre inchieste in corso. La prima è condotta dalla Procura di Brindisi, che indaga per contrabbando di tabacchi lavorati esteri, dopo aver scoperto che a bordo della nave Caprera, al rientro da Tripoli, erano stipati circa 700 chilogrammi di sigarette, ben 72 cartoni, contenenti 50 stecche ciascuno. La seconda è in corso a Napoli, dove indaga la Procura militare, mentre la terza è l’indagine interna svolta dalla Marina.

Il 16 agosto – come hanno rivelato ieri Le Iene sul sito web – la Guardia di Finanza sale a bordo della nave e trova il carico di sigarette imbarcato in Libia. Secondo la Marina Militare, però, il primo a segnalare la notizia del carico a bordo, chiedendo l’intervento della magistratura, è stato proprio il comandante della Caprera, il tenente di Vascello, Oscar Altiero. Resta il fatto che la nave era da poco rientrata dalle acque libiche, dove, a partire da aprile, aveva svolto attività di supporto logistico e manutenzione dei battelli della Marina e della Guardia costiera libiche.

Il 25 giugno ospitano a bordo il ministro dell’Interno Matteo Salvini che con toni entusiastici dichiara: “Sono onorato di portare il sostegno del popolo italiano ai ragazzi che sono a bordo della Caprera a coordinare, educare, istruire e salvare”. Poi parte l’accusa alle Ong. “Il business dell’immigrazione clandestina – aggiunge Salvini – è alimentato dalle navi di quelle associazioni che aspettano solo di recuperare esseri umani per continuare a giustificare la loro esistenza in vita. Mentre la Marina Militare Italiana e la Guardia costiera libica sono quelle che veramente aiutano, salvano e si propongono di bloccare partenze, diminuire il numero dei morti. Nonostante le operazioni di danno delle navi di Ong straniere. Solo nell’ultima settimana hanno salvato più di 2 mila persone”. Nel frattempo, tra un intervento e l’altro, proprio a bordo della nave italiana, qualcuno caricava a bordo ben 7 quintali di sigarette commettendo il reato di contrabbando. Con quale scopo? Guadagnarci dei soldi?

Oppure – ragionano le Iene – per chiudere un occhio su qualche partenza? Domande più che legittime. A maggior ragione per il fatto che il reato di contrabbando, per quanto paradossale possa essere, è stato realizzato utilizzando una nave dello Stato. La Marina Militare ieri ha precisato: “Il 15 luglio 2018 sulla nave Caprera, ormeggiata nel porto di Brindisi e di rientro dall’Operazione Nauras in Libia, a seguito di attività di controllo disposta dal Comandante dell’Unità stessa, vennero rinvenuti degli scatoloni contenenti tabacchi lavorati esteri”.

Come dire: è stata la stessa Marina a scoprire e denunciare tutto. “Della scoperta – aggiunge il comunicato – furono prontamente informate la Procura militare di Napoli e quella ordinaria di Brindisi”. Il 16 luglio avviene il sequestro dei tabacchi, eseguito anche da personale della Marina, oltre che della Gdf e della capitaneria di porto.

Il comandante della nave è stato quindi il primo a denunciare, consentendo di sequestrare le sigarette e di avviare l’inchiesta. Ma le domande restano: com’è stato possibile portare a bordo ben 700 chilogrammi di sigarette? Quanti marinai sono stati coinvolti per un’operazione del genere? E soprattutto: sono state acquistate o ricevute in cambio di qualche favore? Perché è molto difficile, in un Paese come la Libia, che il contrabbando di sigarette non sia in mano alle bande di miliziani che controllano il territorio. Gli stessi che poi gestiscono il traffico dell’emigrazione clandestina. Se qualcuno della nostra Marina avesse trafficato con loro sarebbe gravissimo. I contatti delle Ong – secondo la Procura di Trapani – avevano esclusivamente fini umanitari. In altre parole: se mai contatto vi fosse stato, era finalizzato a salvare la vita di qualcuno, non a contrabbandare sigarette in Italia.