» Cronaca
domenica 25/02/2018

Intercettazioni, il Pd è spaccato. Bindi: “Cambiare la riforma”. Orlando: “No, segue l’esperienza del pool antimafia”

Il decreto - La presidente dell’Antimafia legge Scarpinato e chiede verifiche sugli ascolti “irrilevanti”, ma per il ministero della Giustizia va tutto bene così
Intercettazioni, il Pd è spaccato. Bindi: “Cambiare la riforma”. Orlando: “No, segue l’esperienza del pool antimafia”

La presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi chiede verifiche sulla riforma delle intercettazioni voluta dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, che entrerà in vigore a luglio: “Sono certa che se questo provvedimento non dovesse essere efficace per la lotta alla mafia, non potrà venire meno la vigilanza di tutti perché si apportino eventuali modifiche”, ha detto ieri dopo le gravi preoccupazioni espresse dal procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato dalle pagine del Fatto sia sulla mancanza di effettivo controllo del pubblico ministero sul lavoro della polizia giudiziaria, previsto dalla legge, sia in merito al rischio, concreto, che vada disperso il patrimonio di condivisione delle informazioni fra Procure, “eredità preziosa del metodo Falcone”, anche con il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo.

“Sappiamo che questa, come tutte le riforme di questa legislatura, ha detto Bindi, compreso il codice Antimafia, sarà oggetto di un monitoraggio non formale da parte di tutte le istituzioni. Sono sicura che il ministro Orlando, finché resterà in carica, e chi verrà dopo di lui, non potrà non prendere in considerazione il parere delle Procure, di quelle più esposte”.

Nel suo intervento, Scarpinato ha parlato di “aspetti ambigui e insidiosi” della riforma intercettazioni a proposito del divieto per la polizia giudiziaria di fare un riassunto, il cosiddetto brogliaccio, come avviene, invece adesso, delle registrazioni che non reputa rilevanti, in modo che sia effettivamente il pm a decidere su rilevanza e utilizzo. Questo divieto sarebbe bilanciato, spiega il Pg, da “annotazioni contenenti una sintesi delle conversazioni che” la polizia giudiziaria ha ritenuto “non rilevanti e la cui trascrizione è stata omessa”. Ma, osserva Scarpinato, “a causa dell’ambigua formulazione della norma sulle annotazioni” il ministero “nella relazione illustrativa ha, invece, fornito indicazione che gli ufficiali di pg non hanno l’obbligo di informare sistematicamente il pm con apposite annotazioni… ma solo se nutrono il dubbio se si tratti di conversazioni rilevanti o meno” e quindi se debbano trascriverle.

Il ministero della Giustizia ha replicato a Scarpinato: la sua “lettura non trova riscontro nel chiaro dettato normativo. La polizia giudiziaria non ha alcun potere di decidere sulla irrilevanza delle conversazioni captate, ogni decisione a tal proposito spetta solo e soltanto al pm”.

Il ministero sostiene, inoltre, che la riforma è “in piena continuità con le linee direttrici dell’ordinamento processuale e della migliore esperienza investigativa degli anni del ‘pool antimafia’ di Giovanni Falcone”.

Nella replica si riportano passaggi della relazione illustrativa del decreto legislativo in cui si dice che “l’ufficiale di polizia giudiziaria è un mero delegato all’ascolto” e che il pm “ben può dettare le opportune istruzioni e direttive al delegato per concretizzare l’obbligo di informazione preliminare sui contenuti delle conversazioni di cui possa apparire dubbia la rilevanza”. Quanto poi al problema posto da Scarpinato sulla dispersione di materiale investigativo magari irrilevante per una Procura e “rilevantissimo” per un’altra, il ministro sostiene che la nuova disciplina “non interferisce in alcun modo” sul coordinamento.

Ma un punto cruciale su cui verte l’intervento del Pg Scarpinato è sull’indicazione del ministero della “non obbligatorietà” per la polizia giudiziaria di fare “annotazioni sistematiche” al pm che, quindi, non avrebbe sempre l’effettivo potere decisionale sull’uso del materiale. È vero che non si tratta di “circolare interpretativa”, come erroneamente ha scritto il Fatto in un box, ma di una “relazione illustrativa” del ministero come indicato da Scarpinato.

Entra ne Il Fatto Social Club

In offerta per il primo mese a solo 1€

Abbonati ora
© RIPRODUZIONE RISERVATA - Il Fatto Quotidiano - Ti preghiamo di usare i bottoni di condivisione, e di non condividere questo articolo via mail o postarlo su internet, il giornalismo indipendente ha un costo, che può essere sostenuto grazie alla collaborazione dei nostri lettori.
Cronaca
Corte d’appello

Palermo, un altro no alla scarcerazione di Marcello Dell’Utri

Anche la corte d’appello di Palermo ha detto no alla scarcerazione di Marcello Dell’Utri. Ai giudici palermitani si erano rivolti i legali dell’ex senatore di Forza Italia, che chiedevano, in sostanza, di dichiarare ineseguibile la condanna a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, proprio alla luce della sentenza Contrada che ha stabilito che questo reato non era sufficientemente definito prima del 1994. Il collegio presieduto da Antonio Napoli ha rigettato l’istanza in quanto riguarda argomenti che sono già stati esaminati e respinti nel 2016. Decisione questa confermata in Cassazione. Solo a inizio febbraio, il Tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto l’ennesima richiesta di scarcerazione per motivi di salute, stabilendo che Dell’Utri – che è affetto da problemi cardiaci cronici, diabete e un tumore alla prostata – può essere curato anche nell’attuale condizione di detenzione (si trova a Rebibbia) e che altrimenti, come ha già fatto, potrebbe scappare. Qualche settimana dopo questa decisione, l’ex senatore è stato trasferito nel Campus Biomedico di Roma, legato all’Opus Dei, per controlli medici.

Politica

“Rei” contro la povertà, un appello ai partiti

Cronaca

Liggio, i fascisti, gli 007: la mafia anni 70 a Milano

Roma, la sfida del Sant’Andrea: primo trapianto totale di volto
Cronaca
L’operazione

Roma, la sfida del Sant’Andrea: primo trapianto totale di volto

di
Scuola in ritardo per l’assunzione di 30 mila docenti
Cronaca
In cattedra

Scuola in ritardo per l’assunzione di 30 mila docenti

di

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

×