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giovedì 21/06/2018

Milano, il ristorante della ‘ndrangheta nel grattacielo di Comunione e Liberazione

Ordinanza - Il Comune ha revocato la licenza alla società che gestisce il locale perché risulta infiltrata da persone vicine al clan Piromalli
Milano, il ristorante della ‘ndrangheta nel grattacielo di Comunione e Liberazione

La ’ndrangheta a Milano mira ai piani alti e alla cucina gourmet. Ultimo piano, appunto, del grattacielo World Join Center, prima opera della nuova città verticale. È il 2010. Via via arriveranno strutture come quelle di Porta Nuova e di City Life. Il grande traino è l’Expo. L’opera si trova in via Achille Papa 30, non distante dalla vecchia Fiera, ed è stata eretta con il marchio di Comunione e liberazione. All’epoca in Regione siede ancora Roberto Formigoni. Il progetto porta la firma di uno studio che aveva tra i propri soci Antonio Intiglietta e Maurizio Filotto, figure di rilievo della Compagnia delle opere (Cdo), braccio finanziario di Cl. L’opera andrà a dama senza inciampi giudiziari e nessun collegamento con affari mafiosi. Ancora oggi molte società di Intiglietta hanno sede al Wjc.

Nel 2015 l’ultimo piano viene dato alla Unico Milano, una srl che fa ristorazione e ha anche lavorato all’interno di Expo nel settore dello streetfood. Nascerà il ristorante omonimo, con tanto di sito che pubblicizza non solo vedute mozzafiato ma anche i piatti di rinomati chef, citati con lode dalla guida Michelin. Il mix è, nemmeno a dirlo, goloso. Gli emissari delle ’ndrine nel Nord Italia fanno rotta sul Wjc. Nel 2014 tra i soci della Unico c’è la Fipra immobiliare detenuta al 50% da Massimiliano Ficarra. Lo stesso che alla fine del 2016 comparirà con nome e cognome negli assetti di Unico e con il 55% delle quote. Ficarra, classe ‘69, professione ragioniere, interessi nel Comasco e residenza a Gioia Tauro, viene indicato da una informativa dei carabinieri di Como “legato” alla potente cosca Piromalli-Molè. Con lui parte della sua famiglia. Nessuno, però, finirà indagato né condannato per reati di mafia.

L’indagine Arcobaleno del 2009 sulla ‘ndrangheta a Fino Mornasco sarà, infatti, archiviata dopo la richiesta della Dda milanese. La presenza mafiosa in quel territorio verrà confermata, però, nel 2014 dall’inchiesta Insubria, ma non coinvolgerà i Ficarra. Eppure le carte di Arcobaleno, secondo la Dia e poi la Prefettura, descrivono il profilo dei protagonisti che hanno tentato di prendersi la Unico Milano. Tentativo di infiltrazione mafiosa che oggi si è tradotto nell’ordinanza di revoca della licenza a carico di Pietro Genovese, nato a Simeri Crichi (Catanzaro), amministratore della Unico Milano. Provvedimento amministrativo che non riguarda i proprietari dei muri né chi ha costruito. Genovese è già socio di minoranza nel 2014 con la Immobiliare Piemme e tale resterà. Il 13 giugno scorso la Prefettura ha inviato al Comune l’ordine di revoca della Scia (licenza, ndr). Nell’atto si legge che “Genovese non è più in possesso di requisiti morali”. Spiega David Gentili, presidente della Commissione antimafia del Comune: “Il Piano anticorruzione prevede l’informativa antimafia per la Scia commerciale. Gli indicatori sono quelli previsti per le segnalazioni di operazioni sospette e altri decisivi suggeriti dalla Dia”.

Il 28 maggio, il Tribunale di Como emette un decreto di sequestro preventivo a carico di Massimiliano Ficarra “proprietario della Unico Milano”. Il provvedimento è legato a un’inchiesta che coinvolge Ficarra e altre 21 persone per reati fiscali. La parte “mafiosa” spetta alla Prefettura di Milano e a quanto emerge dall’indagine Arcobaleno. Qui, viene spiegato dai carabinieri, 6 componenti della famiglia Ficarra, tra cui Massimiliano e il cugino Domenico, ritenuto capo del sodalizio, vengono denunciati “per aver fatto parte di un’associazione mafiosa legata alla potente cosca di ’ndrangheta dei Molè-Piromalli di Gioia Tauro”. Il collegamento in Calabria è il “pregiudicato” Gaetano Mazzitelli, ritenuto, con il fratello Domenico, vicino ai Molè. Su Massimiliano Ficarra i militari annotano: “È un ragioniere, affidabile e ubiquo, al servizio (…) di varie famiglie criminali di accreditata appartenenza ‘ndranghetista tra cui Gaetano Mazzitelli (…). Egli emerge come individuo abituato a manovrare in quegli ambienti. Si occupa dei rapporti con i funzionari bancari, con commercialisti, tiene la contabilità delle compagini societarie riconducibili, in via diretta e indiretta alla famiglia Ficarra”.

Nel Comasco frequenta persone vicine a Bartolomeo Iaconis, ritenuto dagli investigatori contiguo alla locale di ‘ndrangheta a Fino Mornasco. A Gioia Tauro abita nella stessa via dove risiede Mazzitelli. Nel 2010, spiegano i carabinieri, Ficarra si spenderà per le elezioni di un consigliere regionale nella tornata calabrese. La “Ficarra organization”, stando agli atti, tiene sotto scacco imprenditori locali. Il denaro ricavato finisce in Calabria. Diverse le consegne a Mazzitelli, alcune tentate a Milano in un noto studio immobiliare. Nel 2014, poi, l’arrivo dei broker della ‘ndrangheta sul tetto di Milano.

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