“Renzi rischia di provocare una catastrofe democratica all’Italia e di far esplodere il Pd. Vuole impedire che il partito sostenga i 5Stelle, perché per sopravvivere a se stesso è disposto anche a provocare lo stallo del sistema politico”. Il segretario dimissionario ma non troppo del Pd ha da poco finito di parlare, quando il governatore della Puglia Michele Emiliano spiega al Fatto tutte le ragioni per cui dovrebbe farsi da parte, “e in fretta”.

Renzi ha attaccato duramente anche il Quirinale. E vuole gestire questa fase, “per impedire l’inciucio tra il partito e gli estremisti”. Il suo discorso potrebbe anche essere coerente, no?
Renzi offende 11 milioni di cittadini, molti dei quali prima votavano per il Pd. E mentalmente non è affatto dimissionario. La sua tesi è che nelle urne è stato un disastro solo perché gli italiani non lo hanno capito, non per i suoi errori. E uno così non lo convinci neppure se lo fai parlare con Mosè.

La botta è stata forte, può essere anche una reazione di pancia, comprensibile.
No, è la struttura di un giovane che ha provocato alla sinistra il più grave danno dopo l’Aventino. Con il suo no al cambiamento democratico può portare il Paese alla catastrofe.

Dice no ai principali avversari del partito. Ha un senso.
Lo fa solo perché non vengano intaccati certi interessi dello status quo. Si conferma come quello che doveva garantire tutto il vecchio, perché nulla cambiasse: questo è stato il renzismo. Ma il voto degli italiani lo ha travolto.

Il Pd è andato malissimo anche in Puglia, sotto la media nazionale. Non si sente corresponsabile?
In tutta sincerità no. Ho avuto difficoltà a convincere perfino i miei parenti a votare per il Pd, e le assicuro che mi ritengono un bravo amministratore. Tutto questo accade per colpa di Renzi: la gente gli ha votato contro.

Ma lei pensa che la gente voglia un governo con Di Maio e il Pd?
Io penso che sia l’unica strada per ripartire. Dobbiamo dare l’appoggio esterno a un governo dei 5Stelle, che con questa vittoria hanno diritto di governare. E dobbiamo esercitare la funzione di controllo sul programma. Altrimenti si salderanno alle destre. Proposi la stessa cosa nel 2013. Ma ai tempi il M5S non era maturo.

E ora invece lo è?
Nel discorso di Di Maio ho visto una piena apertura, una consapevolezza.

Ma il Pd non dovrebbe comunque avere ministri in un governo del M5S?
No, assolutamente, sarebbe un errore. La responsabilità di governare è loro.

I numeri sono strettissimi. E poi crede davvero che tutto il Pd sia propenso a questa soluzione?
Non lo so. Però sono convinto che tutti i parlamentari faranno di tutto per garantire un governo al Paese (sorride, ndr).

Per capirci: lei in queste ore ha parlato con i 5Stelle?
Assolutamente no. Ma farò di tutto perché riescano a formare un governo, a patto naturalmente che il presidente della Repubblica lo ritenga opportuno.

Prima ci sarebbe da rimuovere Renzi…
Lui si è dimesso, quindi non può più decidere. Come non è più legittimata a farlo la direzione. Ora spetta all’assemblea esercitare la direzione politica, nominando un organo direttivo che ci porti al congresso e alle primarie, da svolgersi dopo le amministrative.

Il segretario dimissionario potrebbe anche barricarsi.
Così potrebbe far esplodere il Pd. E renderlo un partito ancora più piccolo.

Pensa che stia preparando un suo partito?
Dipende da quanto amore avrà per il Pd. Veltroni e Bersani lo dimostrarono dimettendosi. Non so se lui saprà farlo.