Pensiamo davvero che lo sdegno che nutriamo per i fascisti che impediscono l’ingresso nelle case popolari delle famiglie di immigrati aventi diritto sia largamente condiviso?

Certamente no dagli abitanti della borgata romana del Trullo che hanno dato manforte agli squadristi di Forza Nuova per cacciare una famiglia italo-eritrea, e solo perché lei era di pelle scura. Probabilmente no dalla maggioranza degli abitanti della Capitale che sia pure con qualche pudore nel dichiararlo pensano che slogan dei nipotini del duce: “Roma ai Romani” non sia poi tanto sbagliato. Esageriamo? Girate un po’ per la città, ascoltate certe radio e ne riparliamo. Quanto a cosa pensi davvero il Paese non c’è sondaggio che non metta al primo posto tra le preoccupazioni degli italiani il tema immigrazione. Ciò significa che più le squadracce saranno lasciate da sole a presidiare i territori più disagiati, desertificati dalla fuga della politica e dalla scomparsa dei partiti e più assisteremo all’avanzata elettorale di una destra con la bava alla bocca. Nella quale Matteo Salvini e Giorgia Meloni saranno quelli moderati e al cui confronto l’AfD tedesca sembrerà la Caritas. In un simile disastro politico, culturale e sociale le responsabilità della sinistra sono immense. A Guidonia (un passo da Roma) dove si vive in uno stato di guerriglia permanente tra residenti e nomadi, fino agli anni 90 le sezioni del Pci e del Psi costituivano un robusto presidio democratico dove le tensioni venivano governate e rappresentate.

Da vent’anni a questa parte, grazie anche alle porcate elettorali dei nominati, nei territori è scomparsa la figura del deputato di riferimento, quello che ogni fine settimana rientrava da Roma nel proprio collegio, ascoltava ciò che gli elettori avevano da dirgli e si dava da fare sapendo altrimenti di giocarsi la rielezione. Inutile girarci intorno: a Guidonia o al Trullo a chi diavolo possono rivolgersi gli abitanti esasperati, a torto o a ragione se non ai fascisti (ora che perfino i 5stelle sembrano dispersi nei loro casini)? Camerati apprezzati in loco per un certo stile diretto: menano le mani e non si perdono nei bla bla. Talché le lodevoli leggi Fiano potranno pure punire il saluto romano o chi intona Giovinezza, ma difficilmente riusciranno a sanzionare l’idea di una democrazia delle anime belle ma del tutto inservibile nel fuoco della dura realtà quotidiana.

Nella controversa legge sullo Ius soli questa distanza tra le parole e i fatti sta scavando un fossato profondo tra la visione illuminata delle élite e il diffuso senso comune. In linea di principio (e di civiltà) come si fa a negare il diritto alla cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri con regolare permesso di soggiorno da almeno 5 anni?

Che razza di nazione è quella nella quale si continuano a discriminare i compagni di scuola dei nostri figli di pelle diversa e solo perché Angelino Alfano non è d’accordo? Se non fosse che la frase a cui il ministro degli Esteri è stato impiccato (“una cosa giusta fatta al momento sbagliato può diventare una cosa sbagliata”) pur nel cinismo politicante del personaggio, pone una domanda ineludibile. Perché siamo finiti nel “momento sbagliato”? Perché nell’inverno scorso, appena insediato, il governo Gentiloni non ha proceduto subito all’approvazione della legge quando Alternativa Popolare o come si chiamava era tenuta sotto scacco dal timore di elezioni anticipate? Perché non si è utilizzato il tempo trascorso per informare nel modo più capillare e comprensibile i cittadini sulla vera natura della riforma lasciando invece campo libero alle menzogne del leghismo tre palle un soldo secondo cui i clandestini sarebbero diventati nostri concittadini appena sbarcati sul suolo italiano? Perché, infine, la visione nobile e illuminata dell’integrazione si ostina a non fare i conti con la realtà disintegrata e per nulla solidale di tante, troppe periferie? Poiché un conto è predicare il buono e il giusto comodamente seduti in un condominio del centro storico, più difficile se per arrivare a casa devi attraversare un percorso di guerra tra sporcizia, lampioni rotti e spacciatori in agguato.

Chi ha paura dell’invasione dall’Africa e chi si sente al sicuro hanno lo stesso diritto di voto: si chiama suffragio universale. Solo che i primi sono molti di più. Alfano è quello che è ma non ha tutti i torti quando ritiene che lo Ius soli aprirebbe altre praterie sconfinate a Salvini con camerati al seguito. Bisogna intendersi su ciò che è giusto e su ciò che è dannoso. Per esempio, cos’è più razzista? Discriminare i rom? O tenerli nei campi nomadi accerchiati dai rifiuti e dai topi?