Il sindaco che era sempre andato molto dritto e molto in solitudine saluta il Movimento e si ricandida con una lista civica, “perché la regola dei due mandati applicata così è una follia”. E nel M5S riesplode il nodo di quella norma che è un pilastro ma anche una rogna. Perché lo strappo del sindaco di Pomezia (Roma) Fabio Fucci, uno dei più apprezzati del Movimento, non è solo un caso locale. Ma lo specchio del disagio di tanti amministratori e consiglieri locali, sempre più forte. Mentre anche i parlamentari si fanno i loro conti, tanto che più d’uno ha già cercato o pensa alla strada delle Regionali: convinto che il secondo e ultimo mandato per il M5S è meglio farlo vicino casa, e poi chissà quanto durerà la prossima legislatura. E allora è lecito chiedersi: se dopo le Politiche di marzo si tornasse al voto nel giro di pochi mesi, come si regolerebbe il Movimento? Domanda a cui finora nessuno ha risposto davvero.

Nell’attesa c’è la scelta di Fucci, annunciata ieri dal Messaggero, ma nell’aria da settimane, perché il sindaco aveva già parlato contro il limite dei due mandati. “È sempre stato un fuori linea” sibilano voci dal Movimento. Citando anche una frase al curaro di Beppe Grillo, durante un evento a Marino lo scorso ottobre: “Fucci sembra Pizzarotti”. E chissà se è solo veleno, l’aneddoto sul paragone con il sindaco di Parma, fuoriuscito dal M5S. La certezza è che Fucci, con un forte seguito tra gli iscritti regionali, in ottimi rapporti con Virginia Raggi, racconta le sue ragioni al Fatto: “Non posso ricandidarmi in primavera con il M5S perché ho fatto un primo mandato da consigliere comunale di un anno e mezzo. E mi chiedo che senso ha una cosa del genere, visto che ho lavorato bene. Perché disperdere tutto? Vorrei almeno un’applicazione morbida, che consideri il limite per due mandati pieni da dieci anni”. Ma non c’è stato verso, giura Fucci: “Ho cercato inutilmente di parlare con i vertici, e ho inseguito per settimane Luigi Di Maio, ma lui ora è partito per il tour al Nord: è molto impegnato, lo capisco”. Così il sindaco ha saltato il fosso: “Qualche giorno fa ho incontrato il deputato Alfonso Bonafede e l’ho informato della mia decisione”.

E Bonafede, vicino a Di Maio, uno dei responsabili per gli enti locali, conferma: “Ho ricordato a Fucci che la prima regola è mantenere la parola con i cittadini, e che se non ne era convinto poteva pensarci prima di candidarsi”. Ma ora il sindaco è pronto ad essere espulso? Lui replica così: “Non sono io che esco, e poi ho dato tanto al Movimento”. Dai 5 Stelle nessuna reazione ufficiale, per ora. “Per provvedimenti bisognerà attendere le mosse ufficiali di Fucci” si limitano a dire. Però in diversi ammettono che il tema dei due mandati è più attuale che mai: “Si lamentano molte persone che ci rappresentano sui territori per pochi spiccioli”. Grillo lo sa. E mesi fa, incontrando i senatori, fece una timida apertura: “Il limite non si tocca per i parlamentari, per i consiglieri vedremo”. Però ora non si può. Troppo vicine le Politiche.

E così diversi parlamentari si attrezzano. Basta citare la Lombardia, dove alle primarie web per il candidato governatore si sono presentati due deputati, Massimo De Rosa e Dino Alberti (ma sono arrivati dietro il consigliere regionale Dario Violi). E poi c’è Roberta Lombardi, candidata governatrice nel Lazio (verso cui Fucci è gelido: “Valuterò chi votare”). Ma tanti altri riflettono se fermarsi per ritentare la corsa a livello locale. Anche se Di Maio ha convinto qualche eletto a evitare la “fuga” verso future amministrative. Sempre sperando di non doversi ritrovare con una legislatura di pochi mesi. Perché in quel caso dovrebbe scegliere tra il dogma dei due mandati e un’altra soluzione. “Certo – rifletteva un assessore di una grande città – nessuno impedisce a un eletto in uscita di fare il mio mestiere”. Vero. Ma il problema resta. Eccome.