Gli inciampi e le spaccature della destra: poi l’ok della Camera. Adesso la parola passa al Senato
La maggioranza implode, poi si spacca, con Meloni azzoppata che insegue Vannacci. E alla fine il testo della nuova legge elettorale ottiene in via libera finale della Camera dei deputati ma senza preferenze. Forse se ne riparlerà al Senato ma prima “faremo una riflessione”, precisa Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fdi, citando Giorgia Meloni. Una tre giorni con non poche sorprese e passi falsi. Martedì la maggioranza (che, secondo quanto annunciato, aveva trovato l’accordo) va sotto di un solo voto con l’emendamento di Fdi che introduceva le preferenze bluff. Lo scrutinio segreto produce decine di franchi tiratori tra i partiti di maggioranza e il testo viene bocciato. Mercoledì è il giorno della frattura ancora più evidente e dell’alleanza “alternativa”: i meloniani decidono di votare il testo di Futuro Nazionale, la creatura di Roberto Vannacci, ma Forza Italia e Lega si sono voltate dall’altra parte. Anche questo emendamento sulle preferenze viene così respinto. In questo contesto, alla fine, il centrodestra porta a casa alla Camera la riforma con 217 voti a favore, 152 contro e 2 astenuti. Ora il provvedimento andrà al Senato dove inizierà il suo iter in Commissione e si giocherà un’altra partita. Probabilmente se ne parlerà a settembre ma intanto, ora, bisognerà capire se la coalizione intenderà ripartire anche da palazzo Madama, dove c’è il voto palese, ripresentando lo stesso emendamento fortemente voluto da Giorgia Meloni, sui capilista bloccati e al massimo tre preferenze. Il testo, (frutto di una lunga e faticosa mediazione), era stato firmato da Fdi-Ud-Noi moderati, non da Fi e Lega, ma aveva ottenuto l’ok dei 4 leader del centrodestra. Maurizio Lupi è l’unico fino ad ora a spingere per ripresentarlo al Senato. Forza Italia, per bocca, del presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Nazario Pagano, non si sbilancia: “È una questione che ovviamente affronteranno i leader della coalizione”. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida di Fdi taglia corto: “Qui siamo alla Camera, non al Senato, non dovete chiedere a me…”. Raccontano che la prossima settimana i leader della maggioranza dovrebbero vedersi proprio per valutare i pro e i contro di un ‘rilancio’ sulle preferenze, che restano un elemento altamente divisivo. Consapevole che il voto di oggi è solo la prima parte, anche se la più importante, del lavoro, il governo ora farà decantare la situazione per capire come muoversi. Tommaso Foti – ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione – è ottimista: “Il grande consenso con cui oggi la Camera ha approvato, a scrutinio segreto, la proposta di riforma della legge elettorale rappresenta un primo passo per garantire all’Italia governi stabili, in grado di portare a termine il mandato ricevuto dagli elettori. L’obiettivo è chiaro: fare in modo che chi vince le elezioni possa governare per l’intera legislatura, nel pieno rispetto della volontà popolare. Il governo continuerà con determinazione il percorso di riforme necessario per rendere la Nazione più forte, autorevole e competitiva, mantenendo gli impegni assunti con gli italiani”. Di parere molto diverso il punto di vista delle opposizioni che, prima del voto, hanno protestato animatamente in Aula. “È legge truffa, ma italiani non sono sciocchi”, ha dichiarato il leader del M5s Giuseppe Conte. Sulla stessa linea Elly Schlein: “È Meloni che ha tradito i cittadini e i suoi alleati”, sottolinea la segretaria del Pd. Il capo progressista è “unito”, sottolineano tutti i leader dell’opposizione: “Dalle opposizioni la battaglia è unita contro l’arroganza con cui volete prendere il potere ed è solo l’antipasto. Non avete idea della battaglia con cui vi impediremo di farlo”, avverte Conte.