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Tre soldati Usa morti in due giorni, Usa e Iran di nuovo sull’orlo di un conflitto su più vasta scala

Due militari morti in Giordania, un terzo in Iraq. Teheran: “Attacco Usa contro centrale nucleare in costruzione”
Tre soldati Usa morti in due giorni, Usa e Iran di nuovo sull’orlo di un conflitto su più vasta scala
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L’ira di Trump per i soldati uccisi, massicci raid su Qeshm

Stati Uniti e Iran sono sull’orlo di un conflitto su più vasta scala dopo che due soldati americani sono rimasti uccisi dai missili di Teheran in Giordania. Washington in risposta ha sferrato per l’ottava notte consecutiva un’ondata di raid e colpito duramente Qeshm, l’isola strategica a guardia dello stretto di Hormuz. E, a prova del fatto che la guerra iniziata a febbraio rischia di allargarsi e prolungarsi, c’è l’invio di nuovi jet da combattimento dalle basi in Germania e Inghilterra. Una mossa che era in fase di pianificazione già prima dell’uccisione dei militari statunitensi.

L’attacco in Giordania ha segnato l’apice di una settimana di attacchi a catena che hanno di fatto demolito ciò che restava dell’accordo per porre fine alla guerra. Donald Trump ha definito la morte dei due soldati “una cosa molto triste”, ma ha anche rivendicato che “si tratta di un sacrificio da compiere” per fare sì che l’Iran non abbia mai l’arma nucleare. Quanto alla fine dell’intesa di Islamabad il presidente americano ha ostentato indifferenza: “Non me ne può fregare di meno”, ha affermato, rispondendo alle parole della guida suprema Mojtaba Khamenei per il quale la firma del presidente Usa sugli accordi è “priva di ogni valore”. Il tycoon ha anche esortato i repubblicani al Congresso ad aggiungere l’Iran al disegno di legge sulle sanzioni alla Russia. “È quello che voleva fare Lindsey, e stava per succedere”, ha scritto in un post su Truth, riferendosi alla legge promossa dal senatore Graham ,scomparso di recente, e che prevede sanzioni a chi acquista petrolio e energia da Mosca.

Sempre più in difficoltà in patria per una guerra che ha causato già 16 caduti americani, il commander-in-chief si sta già preparando suo malgrado ad un conflitto più vasto e più lungo del previsto. Il dipartimento di Stato ha avvertito i cittadini americani in viaggio all’estero che le tensioni in Medio Oriente hanno creato il “potenziale per un’escalation imprevista”. Il Pentagono ha ordinato l’invio d’urgenza di caccia F-16 e jet stealth F-35 oltre ad altri aerei per il rifornimento in volo. E gli ultimi attacchi hanno preso di mira installazioni iraniane di sorveglianza costiera e difesa aerea e nesso nel mirino i pasdaran, come ha riferito il Comando centrale americano. Le forze Usa hanno anche bombardato l’isola di Qeshm, nei cui labirinti sotterranei si nascondo motovedette veloci e batterie costiere. Una vera e propria “città missilistica”, secondo gli esperti, per controllare o bloccare Hormuz. Non a caso Qeshm viene descritta come la “portaerei inaffondabile” dell’Iran.

Teheran ha risposto con nuovi attacchi contro Kuwait, Bahrein e Giordania, i Paesi del Medio Oriente dove gli Stati Uniti mantengono una significativa presenza militare. Secondo le autorità, negli ultimi giorni gli attacchi iraniani hanno causato danni crescenti a infrastrutture critiche, tra cui un impianto petrolifero e centrali elettriche e di trattamento delle acque in Kuwait. La Giordania ha evacuato l’aeroporto internazionale e il porto marittimo di Aqaba a seguito di una “minaccia specifica e credibile”, secondo quanto riferito dall’ambasciata americana in loco. Le difese aeree del Paese hanno successivamente abbattuto tre missili iraniani diretti verso il territorio nazionale, mentre un quarto missile è caduto in una zona disabitata.

Il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, ha affermato che la perdita dei soldati americani “non fa che rafforzare la nostra determinazione”. Tuttavia, gli attacchi sembrano destinati ad aggravare il dilemma di Trump su come proseguire la guerra avviata al fianco di Israele oltre quattro mesi fa, e su come giustificarla agli americani sempre più insofferenti per i costi umani ed economici.

  • 12:09

    Iran: “Fermate quattro navi che tentavano di uscire da Hormuz”

    Due navi sono state coinvolte in un “incidente” e altre due sono state costrette a interrompere la navigazione dopo aver tentato di attraversare una rotta non autorizzata nello Stretto di Hormuz. Lo ha reso noto la Marina dei Guardiani della Rivoluzione, accusando le imbarcazioni di aver agito con il “sostegno” degli Stati Uniti.

    Secondo la nota diffusa dai Pasdaran, quattro navi avrebbero tentato “con intenzioni ostili ed il sostegno dei terroristi americani” di attraversare lo Stretto utilizzando una rotta “non sicura”, spegnendo i sistemi di navigazione e ignorando gli avvertimenti della loro Marina. Due delle imbarcazioni sarebbero state “coinvolte in un incidente e fermate“, mentre alle altre due sarebbe stato impedito di proseguire lungo quella rotta.

    La Marina dei Pasdaran ha affermato di avere “il pieno controllo dello Stretto di Hormuz” e ha ribadito che “nessuna goccia di petrolio, gas o fertilizzanti chimici passerà attraverso lo Stretto senza coordinamento e autorizzazione”. Teheran ha inoltre avvertito che qualsiasi nave che dovesse entrare nelle rotte considerate non sicure “sarà inevitabilmente coinvolta in un incidente“.

  • 11:35

    Bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza: due palestinesi uccisi

    Le squadre mediche di Gaza hanno recuperato i corpi di due palestinesi nel quartiere di Al-Zeitoun, a est di Gaza City. Lo scrive l’agenzia Wafa, citando fonti mediche nella Striscia di Gaza, secondo cui i corpi sono stati recuperati in via Kashko, un’area colpita dai bombardamenti israeliani durante la scorsa notte. Il quartiere di Al-Zeitoun è stato teatro di intensi bombardamenti di artiglieria ieri in seguito alle minacce di evacuazione da parte di Israele, che, secondo l’agenzia, hanno costretto decine di famiglie ad abbandonare la zona

  • 11:34

    Le immagini dei raid Usa contro l’Iran: è l’ottava notte consecutiva di attacchi

  • 11:32

    Israele chiude l’area al confine con Gaza in vista della marcia dei coloni

    L’esercito israeliano ha dichiarato l’intera area di confine con la Striscia di Gaza “zona militare chiusa” in vista della ‘Marcia delle migliaia‘, organizzata oggi dal movimento dei coloni Nahala con l’obiettivo dichiarato di tornare a insediare comunità israeliane nell’enclave palestinese. Lo riferisce il Times of Israel.

    Il provvedimento è in vigore dalle 8 di oggi alle 8 di domani e interessa tutta la fascia perimetrale di Gaza, da Yad Mordechai, a nord della Striscia, fino a Kerem Shalom, all’estremo sud. Secondo una fonte militare citata dal quotidiano, l’ordinanza è stata adottata perché gli organizzatori della marcia intenderebbero “entrare illegalmente nella Striscia di Gaza“.

    La manifestazione partirà alle 17 dall’area di Yad Mordechai con lo slogan di “tornare a casa dopo 21 anni“, in riferimento allo sgombero nel 2005 del blocco di insediamenti israeliani di Gush Katif durante il disimpegno da Gaza. Gli organizzatori puntano in particolare alla ricostituzione di insediamenti nel nord della Striscia.

    Secondo il materiale promozionale dell’evento, alla marcia dovrebbero partecipare diversi esponenti del governo, tra cui il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, responsabile anche dell’amministrazione degli insediamenti in Cisgiordania, e altri ministri del Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu, indicato tra i co-organizzatori dell’iniziativa.

  • 11:16

    Iran: “Abbattuto drone Usa ad Ahvaz”

    Le Guardie della Rivoluzione hanno dichiarato che le forze iraniane hanno abbattuto un drone statunitense MQ-9 nei cieli di Ahvaz, nella provincia sudoccidentale del Khuzestan, nella giornata di oggi. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Irna.

  • 11:14

    WSJ: “Durante la tregua l’Iran ha esportato petrolio per 6 miliardi di dollari”

    L’Iran avrebbe approfittato della sospensione temporanea del blocco statunitense alle sue esportazioni di petrolio per trasferire all’estero circa 70 milioni di barili di greggio, per un valore stimato tra 5 e 6 miliardi di dollari. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando analisti del settore e le stime dell’organizzazione statunitense United Against Nuclear Iran.

    Secondo il quotidiano americano, da fine giugno circa 20 petroliere iraniane hanno raggiunto le acque al largo della costa orientale della Malesia, in un’area utilizzata come punto di passaggio per il trasferimento del greggio. La destinazione finale del petrolio sarebbe la Cina. Tra le navi individuate figurano la Diona, la Hero II, la Sonia 1 e la Stream, arrivata il 13 luglio.

    Teheran avrebbe sfruttato la finestra di circa un mese tra metà giugno e metà luglio, quando Washington aveva allentato il blocco sulle navi iraniane, per smaltire le scorte accumulate e assicurarsi nuove entrate prima della reintroduzione delle restrizioni Usa sulle esportazioni e sullo Stretto di Hormuz. Il meccanismo utilizzato sarebbe quello già adottato in passato per aggirare le sanzioni: il trasferimento del greggio in mare aperto, fuori dalle acque territoriali malesi, attraverso il passaggio del carico da petroliere iraniane ad altre navi. Il petrolio sarebbe poi consegnato alle raffinerie cinesi, che acquistano il greggio iraniano a prezzo ridotto.

  • 10:49

    Trump: “Iran ha annullato l’intesa? Non me ne frega nulla”

    Donald Trump ha detto che non gli importa che l’Iran abbia annullato il memorandum d’intesa siglato ad Islamabad. Commentando le dichiarazioni di Teheran in un’intervista telefonica con NewsNation, il presidente americano ha detto: “Non me ne può fregare di meno

  • 10:46

    Sirene di allarme in Bahrein

    Sono scattate le sirene d’allarme in Bahrein. Lo rende noto al-Arabiya, precisando che il ministero dell’Interno della monarchia del Golfo ha esortato cittadini e residenti a mantenere la calma e a dirigersi verso il luogo sicuro più vicino.

  • 10:43

    Fonti israeliane: “Khamenei non si trova in Iran”

    Il leader iraniano Mujtaba Khamenei “non si trova in Iran“. A dirlo è una fonte della sicurezza israeliana citata dall’emittente saudita al-Hadath e riportata dal Times of Israel. Dall’attacco del 28 febbraio in cui morì il padre, Khamenei ha comunicato solo tramite dichiarazioni scritte e non è mai apparso in pubblico. Secondo la fonte i messaggi della guida suprema iraniana sono scritti dal nuovo capo delle Guardie rivoluzionarie islamiche, Ahmad Vahidi, e da altri membri del Corpo

  • 10:36

    Khamenei: “Usa hanno capito che il loro dominio nella regione è solo fantasia”

    “Il Grande Satana – gli Stati Uniti criminali – ha ormai capito che la continuazione della sua presenza incontrastata e dominante nella regione non è altro che una fantasia ingenua“. È quanto si legge sull’account X della Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, nel pieno dell’escalation militare tra Iran e Stati Uniti.

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