Israele si spinge sempre più a nord in Libano. Macron: “Ingiustificabile”. Si riunisce l’Onu su richiesta di Parigi. Usa-Iran, si lavora al memorandum
Israele non si ferma, intensifica le operazioni di terra in Libano e si spinge sempre più a nord, ben oltre il fiume Litani. Un’avanzata “ingiustificabile” secondo la Francia, ex potenza coloniale in Libano, che per prima in Europa alza la voce contro Israele chiedendo una riunione urgente all’Onu. Il Consiglio di Sicurezza è stato convocato per lunedì 1 giugno.
Domenica l’esercito di Tel Aviv ha issato la bandiera della brigata Golani sul castello medioevale di Beaufort, dal quale si era ritirato 26 anni fa. Un sito simbolo libanese e ad alto valore strategico per la sua posizione. Il premier Netanyahu ne ha celebrato l’occupazione e ha annunciato “un ampliamento delle operazioni”. Intanto i media libanesi sembrano ottimisti sulla possibilità di un nuovo accordo per il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah, e ipotizzano l’annuncio di Marco Rubio già martedì, dopo i negoziati tra le due delegazioni. Il governo di Beirut ha anche aggiornato a 3mila e 412 il numero degli uccisi dall’inizio della nuova fase della guerra tra Israele e Hezbollah, il 2 marzo scorso. I feriti sono 10mila e 269, per un totale di almeno 13mila e 681 vittime tra morti e feriti.
Sull’altro fronte mediorientale, quello iraniano, l’accordo ancora non c’è. I negoziatori sono al lavoro sulla controproposta siglata dal presidente Usa Donald Trump: la bozza revisionata nella riunione della Situation Room convocata venerdì alla Casa Bianca è stata recapitata a Teheran in vista della relativa approvazione, attraverso un passaggio che richiederà non meno di tre giorni. Il tycoon ha inasprito le condizioni e ha chiesto modifiche definite “piuttosto significative”. Nella serata di domenica, è intervenuto sulla tv di Stato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, invitando a “non dare importanza alle speculazioni di questa fase”. I “colloqui e lo scambio di messaggi” con gli Stati Uniti “sono in corso, e finché non produrranno un risultato concreto, non è possibile giudicarli”.