Lacrimogeni contro i parenti delle vittime alle cerimonie funebri
In Iran non si può neanche piangere in pace i propri morti, vittime della repressione del regime contro le manifestazioni di piazza. Secondo informazioni ricevute da Iran International, le forze di sicurezza iraniane hanno sparato gas lacrimogeni e utilizzato pistole ad aria compressa contro le famiglie che partecipavano alle cerimonie funebri nel cimitero Behesht-e Zahra di Teheran per diversi manifestanti uccisi nelle ultime notti. A quanto risulta da fonti informate, per scoraggiare la gente a unirsi alle proteste, le autorità iraniane chiedono 6mila dollari circa per il rilascio delle salme ai parenti delle vittime degli scontri.
Machado sostiene i manifestanti
La leader dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado ha espresso “profondo rispetto per il valoroso popolo iraniano che sya protestando nelle strade di più di 100 città del paese, nonostante la brutale repressione che subisce”. Su ‘X’ Machado ha scritto che “gli iraniani stanno affrontando l’oppressione e per anni sono stati sotto un regime autoritario che si è infiltrato in America Latina per associarsi a sistemi criminali come il chavismo in Venezuela”. Ma ”molto presto i popoli dell’Iran e del Venezuela saranno liberi”, ha aggiunto esprimendo “tutta la mia solidarietà alle famiglie dei martiri”.
Media: “Trump avvertito dall’esercito che i soldati non sono pronti a colpire in Iran”
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato avvertito che l’esercito americano ha bisogno di più tempo per prepararsi agli attacchi contro l’Iran. Lo scrive il Telegraph spiegando che al presidente americano sono stati presentati diversi obiettivi da colpire, tra cui le forze di sicurezza responsabili della repressione delle proteste attualmente in corso nella Repubblica islamica.
Pezeshkian: “Nelle proteste terroristi legati a potenze straniere”
“Terroristi” legati alle potenze straniere stanno uccidendo persone, bruciando moschee e attaccando proprietà pubbliche in Iran e i nemici dell’Iran stanno cercando di “seminare caos e disordine” nel Paese “ordinando rivolte”. Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un’intervista alla Tv di Stato in cui ha tuttavia anche adottato un tono conciliante, affermando che l’establishment iraniano è pronto ad ascoltare la gente. Lo riporta Sky News.
Il governo è determinato a risolvere i problemi economici della popolazione, ha affermato Pezeshkian, esortando i cittadini a prendere le distanze da “rivoltosi e terroristi”.
Il ministro israeliano Sa’ar: “Sosteniamo la lotta per la libertà del popolo iraniano”
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha dichiarato che Israele sostiene il popolo iraniano in quella che ha definito la sua “lotta per la libertà“, mentre grandi proteste scuotono la Repubblica islamica. “Sosteniamo la lotta per la libertà del popolo iraniano e gli auguriamo successo”, ha dichiarato Saar in un’intervista video pubblicata su X.
Netanyahu: “Se il regime cadrà torneremo partner con l’Iran”
Intervenendo all’inizio della riunione di gabinetto, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato che Israele e Iran torneranno a essere partner dopo la caduta del regime di Teheran. “Stiamo trasmettendo forza agli eroici e coraggiosi cittadini dell’Iran e, una volta caduto il regime, faremo del bene insieme a beneficio di entrambi i popoli”, ha detto citato dal Times of Israel. “Tutti speriamo che la nazione persiana venga presto liberata dal giogo della tirannia”, ha continuato Netanyahu. “E quando quel giorno arriverà, Israele e Iran torneranno a essere partner fedeli nella costruzione di un futuro di prosperità e pace”.
Il presidente Pezeshkian alla tv: “Rivoltosi non devono sconvolgere la società”
I “rivoltosi” non devono sconvolgere la società iraniana. Lo ha dichiarato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian alla tv di Stato.
I parlamentari iraniani gridano “Morte all’America” in Aula
Le registrazioni della seduta odierna del parlamento iraniano, citate da Sky News, mostrano i parlamentari che gridano “Morte all’America”. I cori sono stati pronunciati al termine di un discorso del presidente dell’assemblea Mohammad Baqer Qalibaf, che ha minacciato ritorsioni contro gli Usa e Israele in caso di intervento degli Stati Uniti nel Paese.
Il canto “Morte all’America“, o Marg bar Amrika in persiano, fu reso popolare dal primo leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, il capofila della Rivoluzione islamica del 1979, che rovesciò il regime dell’ultimo scià iraniano, sostenuto dagli americani.
Papa Leone XIV: “In Iran e in Siria coltivare dialogo e pace”
“Il mio pensiero si rivolge a quanto sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente, in particolare in Iran e in Siria, dove persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune dell’intera società”. Lo ha detto Papa Leone XIV all’Angelus.
Le ong: “Uccisi quasi 200 manifestanti”
“Almeno 192 persone” sono state uccise in due settimane di proteste contro il governo in Iran: lo sostiene l’organizzazione per i diritti umani Iran Human Rights. “Dall’inizio delle proteste, Iran Human Rights ha confermato l’uccisione di almeno 192 manifestanti”, ha affermato l’ong con sede in Norvegia, avvertendo che il bilancio potrebbe essere molto più alto poiché un blackout di Internet che dura da giorni ostacola le verifiche.