Pina, Giovanna, Italia e gli altri: gli anziani che il Fondo immobiliare di Caltagirone vuol cacciare dalla Garbatella. Per gli appartamenti della Cassa Forense contratti scaduti e non più rinnovati
Più che in un pezzo di croccante con le mandorle, rigorosamente fatto in casa, la dolcezza sta nelle mani della signora Giovanna, che afferrano ma non stringono, avvolgono con la delicatezza propria dei 91 anni compiuti. “Non ci resta che l’umanità”, sussurra questa donna che dallo scorso anno, dopo un enfisema polmonare e una caduta in casa, non cammina più. È il figlio Roberto a occuparsi di lei: con amore infinito la sposta dal letto alla sedia a rotelle, da questa alla poltrona della cucina. È minuta, Giovanna, il corpo stanco di chi ne ha viste troppe e non vorrebbe più combattere. E invece rischia, alla fine del 2027, di ritrovarsi in mezzo a una strada. Dal primo dicembre 1966 Giovanna abita in un appartamento di via Badoero, a Roma, in quella Garbatella che negli ultimi anni è diventata meta degli appetiti speculativi dei fondi immobiliari.
La casa è di proprietà della Cassa Forense, così come le altre 169 che compongono questi due palazzoni costruiti all’inizio degli anni 60 paralleli alla linea della metropolitana. Non se ne occupano direttamente gli avvocati, però: l’immenso patrimonio immobiliare di Cassa Forense – il totale di patrimonio mobiliare e immobiliare netto supera i 20,8 miliardi di euro – è stato affidato al Fondo Cicerone, a sua volta gestito da Fabrica Immobiliare sgr, uno dei principali player italiani nel servizio real estate, il cui azionista di riferimento è il gruppo Caltagirone. Da qualche anno a questa parte, alla scadenza, i contratti non vengono rinnovati e non ne vengono stipulati di nuovi: le famiglie sono costrette ad andarsene o rimangono qualche tempo pagando un’indennità di occupazione. E non solo in via Badoero, ma anche nelle proprietà della Cassa che si trovano nelle zone Marconi, Grotta Perfetta, Magliana e Donna Olimpia.
Alla Garbatella, in questo momento sono rimasti abitati solo 58 appartamenti. “Nella mia colonna siamo in due – ci racconta un’inquilina – io vivo con le mie figlie. Qualche tempo fa pioveva in bagno, ho dovuto aspettare un mese e mezzo perché venissero a sistemare”. Già, perché anche la manutenzione pare sia stata lasciata un po’ andare: basta vedere i corridoi d’ingresso agli stabili, sui cui soffitti sono state posizionate reti affinché non caschino calcinacci in testa alle persone. E dire che i prezzi non sono popolari: qui ci abita il ceto medio, gli affitti sono di 1.200 euro per appartamenti intorno agli 80 mq. E allora il problema non è solo di chi ha uno stipendio e le braccia forti per lavorare, visto che in zona è impossibile trovare case delle stesse dimensioni agli stessi prezzi.
Il problema principale è che qui vivono oltre 50 anziani, persone che hanno almeno 70 anni, una pensione minima e, se va bene, la reversibilità del coniuge. Tra loro c’è la signora Italia, per esempio, che non se la sente di incontrarci ma affida a uno scritto le sue parole: “Ho 67 anni e vivo qui da quand’ero giovane. In tutti questi anni ho sempre pagato puntualmente il canone e i conguagli, senza mai contestare nulla, con sacrifici che chi non ha vissuto la mia storia fatica a immaginare. Nel giugno del 2025 – prosegue – ho ricevuto la lettera che comunica la fine del contatto, con la motivazione che la proprietà intende rientrare in possesso dell’immobile, senza però indicarmi un’alternativa abitativa e lasciandomi in preda alla disperazione di chi non può contare su alcun sostegno”. Da allora Italia soffre di picchi di pressione, passa le notti insonni. Eppure deve prendersi cura di un marito affetto da una forma di demenza. Non ha la possibilità di comprarsi una casa. Usa la stessa parola pronunciata da Giovanna: “Non chiedo altro che un minimo di umanità”.
Molte storie di via Badoero sono simili. Luigi vive qui dal 1972, ha una disabilità del 100% come sua madre, 86 anni e psichicamente fragile, con la quale vive. Anche il loro contratto scade nel 2027. “Viviamo con la pensione e un piccolo accompagno – ci racconta –, a mia mamma serve una presenza costante e io non lavoro. Adesso ci è arrivato un conguaglio da 2.400 euro: quando ho chiesto spiegazioni ci hanno detto che dipende da acqua e riscaldamento”. Tutte queste persone non saprebbero dove altro andare: “Anche se trovassimo i soldi, chi affitta un appartamento a una donna di 90 anni?” è la domanda ricorrente. La proprietà, però, sembra sorda. Agli inquilini come a noi, che l’abbiamo cercata.
Ma anche al Comune di Roma, che a febbraio l’ha convocata invano in commissione Politiche abitative. Cassa Forense scarica su Fabrica, che non risponde. Una cosa, però, i gestori immobiliari l’hanno fatta: hanno mandato lo sfratto esecutivo a una centenaria, che vive qui da sempre ed è in difficoltà a pagare l’affitto. Oggi arriverà per la seconda volta l’ufficiale giudiziario. Per questo il quartiere si è mobilitato. Trentuno inquilini hanno fondato un comitato, i “Survivors”, e hanno dato mandato a un avvocato affinché cerchi un’interlocuzione con le istituzioni e con la società. “Da un punto di vista legale – ci spiega l’avvocato Daniele Leppe – non si può fare nulla: i contratti scadono e non vengono rinnovati, è nelle prerogative della proprietà. Il problema è sociale”.
Lo è, in un quadrante di Roma dove verrà costruito il mega progetto edilizio degli ex Mercati Generali, così come le case di lusso della ex Fiera di Roma, e poi la “foresta” verticale, l’hotel di via Costantino chiamato ironicamente “bidet”, abbandonato dal 2007 e dove ultimamente sono ripresi i lavori (9 piani e 130mila mc). Nell’ottavo municipio ogni anno spuntano costruzioni nuove che architettonicamente nulla hanno a che vedere con quello che c’era. E quello che c’era sono anche gli antichi lotti della Garbatella. “Negli ultimi 30 anni abbiamo assistito alla crisi della politica pubblica cittadina – commenta Amedeo Ciaccheri, il presidente del municipio –. I Mercati generali o la ex Fiera di Roma ne sono l’esempio: decisioni bloccate, inerzia, tutto il peggio di ciò che rappresenta l’amministrazione pubblica quando non risolve e invece trascina. Abbiamo due possibilità: stare fermi, e continuare ad assistere all’aumento degli appetiti privati, o stare dentro la battaglia, partecipare compensando in termini di servizi e opportunità pubbliche. È quello che facciamo, per esempio, con l’Agenzia Diritti Nuova Cittadinanza, un servizio esternalizzato del Comune per contrastare gli sfratti e tutelare gli inquilini”. Nella seduta di ieri il consiglio municipale ha approvato all’unanimità una mozione sulla situazione degli immobili di via Badoero.
La domanda che tutti si fanno è una: cosa ne sarà dei palazzi? Diventeranno l’ennesimo studentato di lusso? Abitazioni di pregio? Nessuno conosce la risposta. Nel frattempo, però, entro il 2030 potrebbero venire buttati fuori di casa altri 58 nuclei familiari. “Utilizzeremo ogni mezzo a nostra disposizione per convincere la proprietà a dismettere l’ipotesi di chiusura – conclude Ciaccheri –, ma soprattutto a rimettere sul mercato i 110 appartamenti vuoti”. In una Capitale che ha fame di case a prezzi dignitosi, sarebbe una carezza come quelle della signora Giovanna.
LEGGI – La Roma di Gualtieri ha trovato l’anti-caldo: Il bioclimatico, l’albero morto