Lo “Spirit de Milan” e la grande sagra di tutte le ipocrisie
Per i non milanesi: lo Spirit è un locale di Milano dove si mangia, si beve, si ascolta buona musica, si balla, si fa cabaret. È un grande spazio di 3mila metri quadrati, cortili, capannoni, un tempo sede delle cristallerie Livellara. Luogo struggente di archeologia industriale rivitalizzato da jazz e swing. Attraversarlo era provare un momento di magia, anche senza scomodare Marc Augé e l’estetica delle rovine.
Ora lo Spirit de Milan è chiuso. Il contratto d’affitto non è stato rinnovato, i gestori del locale, Luca Locatelli, Sonia Simoni e Ilaria Polleschi, sono stati sfrattati, le serrature sono state cambiate. I proprietari stanno trattando la vendita con Coima di Manfredi Catella che ha intenzione di realizzare sull’area l’ennesima operazione immobiliare: residenze per studenti, questa volta, che ora sul mercato immobiliare rendono più delle abitazioni. È il Modello Milano, la città che si trasforma, cresce in altezza, non si ferma mai. L’abbiamo visto ripetuto decine di volte, con molti casi finiti sotto processo.
Ma questa volta si è aperto un caso cittadino: a protestare non sono più solo i tre soci dello Spirit, i 60 dipendenti che vi lavoravano, i tanti artisti che vi si esibivano, i tantissimi milanesi di ogni età che riempivano cortili e capannoni; questa volta a protestare – sarà colpa dell’arietta di campagna elettorale che già spira a Milano – è anche la politica. Parola d’ordine: salviamo lo Spirit dagli immobiliaristi!
L’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi: “Non è un locale qualunque, ma un progetto di rigenerazione urbana che ha trasformato uno spazio abbandonato in un luogo frequentato da migliaia di milanesi”. Il sindaco Giuseppe Sala: “Milano oggi ha bisogno di modelli di rigenerazione a base socioculturale e collaborativa, gli spazi già attivi non vanno chiusi. Chiederò formalmente che l’attività non venga interrotta”. Pierfrancesco Majorino, aspirante sindaco Pd: “La vicenda dello Spirit è la vicenda di Milano: non ci si può arrendere”. È una meraviglia, questa mobilitazione per salvare lo Spirit.
Bravi, il sindaco, l’assessore, il candidato e tutti gli altri. Ma Catella potrebbe rispondere: è il Modello Milano, bellezza. Dov’eravate quando costruttori, fondi immobiliari e sviluppatori riempivano di grattacieli la città? Perché allora inneggiavate orgogliosi allo “sviluppo verticale” e ora frignate per la perdita dello Spirit? Questa è una partita privata, tra un proprietario, il suo affittuario e lo sviluppatore Catella: il Comune può fare solo dichiarazioni da campagna elettorale, a meno che non voglia imporre un forse impossibile vincolo sociale-culturale sull’immobile (a proposito di Catella: propone il trasferimento dello Spirit dal magico spazio di archeologia industriale di via Bovisasca all’area dei palazzi stile Bucarest del suo Villaggio olimpico).
Ma soprattutto: a cosa pensavate quando avete chiuso, privatizzato o semiprivatizzato spazi pubblici, piscine, campi sportivi? Lo stadio di San Siro lo avete svenduto a Paolo Scaroni e fondi sottostanti con annessa operazione immobiliare. Il Lido lo avete regalato agli spagnoli di GoFit. La piscina Scarioni è chiusa e promessa anch’essa a GoFit. La piscina Botta è stata trasformata negli scicchissimi (e costosissimi) Bagni Misteriosi. Il centro sportivo di via Cilea lo volete togliere ai bambini del quartiere per darlo alla società di Cambiasso. Il campo sportivo XXV Aprile lo volevate distruggere con remunerativi (per i privati di Golarsa Academy) campi di padel, tennis e Clubhouse e solo all’ultimo minuto siete stati costretti a fare qualche piccolo passo indietro. Gli scali ferroviari che avevano uso pubblico li avete trasformati in privatissime lottizzazioni immobiliari. E vi state preparando a fare lo stesso con l’ex Macello, la Piazza d’Armi, i grandi depositi tranviari dell’Atm.
Non avete provato alcun brivido per interi pezzi di città pubblica tolti ai cittadini. Ora fate mostra di scandalo per lo Spirit de Milan: ma chi pensate che vi creda?