Chiesa. A un anno dalla morte di papa Francesco: quando i miliardari Usa spingevano per lo scisma
Domani è il primo anniversario della morte di papa Francesco. L’anno scorso, con la Pasqua alta, il 21 aprile era il Lunedì dell’Angelo, il giorno della Pasquetta. Il pontificato bergogliano terminò dopo dodici anni vissuti tra riforme e strappi nel segno della misericordia, la cifra dichiarata del suo magistero.
Per rimanere sull’assalto americano al papato, tornato d’attualità con la guerra in Iran e la minaccia trumpiana di usare l’atomica, Francesco ha regnato durante l’alternanza di tre presidenti alla Casa Bianca: il secondo Obama, il primo Trump, Joe Biden e il secondo Trump, seppure per pochissimo tempo (The Donald è entrato in carica tre mesi prima della morte di Bergoglio). Sin dall’inizio del suo pontificato, l’agenda francescana tra migranti, ecologia e attenzione alla questione Lgbtq+ ha provocato una reazione della destra clericale per certi versi molto più dura e logorante del grottesco assedio di Trump e dei trumpiani al suo successore Prevost.
L’opposizione anti-bergogliana, egemonizzata dal network americano cattolico di stampo “indietrista” (Francesco dixit), ha infatti tentato in tutti i modi di sbarazzarsi del papa argentino. Attacchi del primo Trump a parte (la questione del muro anti-migranti al confine con il Messico), cardinali e vescovi non solo statunitensi hanno processato e insultato Bergoglio soprattutto sulla dottrina e sulla liturgia.
L’obiettivo era quello di indurlo alle dimissioni o addirittura di farlo dichiarare eretico da non meglio precisati collegi di cardinali e vescovi per poi deporlo. Una guerra spietata a oltranza che non ha trascurato nulla, dal dossier pedofilia dell’ex nunzio Usa Carlo Maria Viganò alle bufale sulla sua salute per arrivare alle accuse di idolatria pagana con l’esposizione in San Pietro della Pachamama, la divinità andina che rappresenta la Madre Terra. E quando poi Francesco ha più volte ribadito che sarebbe rimasto al suo posto fino all’ultime, ecco la minaccia estrema dello scisma da destra finanziato da miliardari americani.
Il periodo chiave è stato quello che va dal 2018 al 2020, laddove il guru Maga Steve Bannon scriveva a Jeffrey Epstein: “Faremo cadere Francesco”. A rendere esplicito il clima cupo e inquieto all’interno della Chiesa fu per esempio l’arcivescovo di Pescara Tommaso Valentinetti che evocò “forze oscure” che tramavano contro Bergoglio, in particolare “petrolieri e grossi gestori della finanza”. Addirittura, proprio nel 2018, uscì un teo-thriller del bestsellerista Glenn Cooper, I figli di Dio, ispirato da questo clima e che aveva sullo sfondo il piano di uno scisma tradizionalista americano finanziato appunto da ricconi amici di Trump.
A differenza di Bergoglio, per tornare a oggi, Leone XIV può contare su una Chiesa americana di fatto resa unita dalle esternazioni del Trump messianico. L’unico cattolico rimasto a difenderlo, peraltro scomunicato, è il solito Viganò, che considera Prevost in continuità con l’eretico Francesco. Parva res, decisamente.