Decreto sicurezza, 91 “accompagnati” per un funerale: al pm le notizie solamente a voce
Erano pericolosi? C’è “un motivo fondato di pericolo per la pubblica sicurezza se vi sono armi o strumenti atti a offendere. In questo caso le persone fermate erano armate solo di fiori”, ha detto l’avvocata Paola Bevere a Radio Onda d’Urto di Brescia. Eh sì, era sostanzialmente un funerale, per quanto anarchico, la manifestazione vietata domenica mattina dalla questura di Roma al Parco degli Acquedotti, periferia sud-est della Capitale. Lì, in un casolare, il 19 marzo sono morti Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, 35 e 53 anni, uccisi nell’esplosione di un ordigno artigianale destinato a chissà chi.
Scossa dal referendum e dalla marea No Kings di sabato, Giorgia Meloni ha esultato: “Il decreto Sicurezza funziona”, ha fatto scrivere sui social per celebrare “il fermo preventivo” di “91 soggetti dell’area anarchica, ritenuti pericolosi e arrivati a Roma per una manifestazione non autorizzata”. È la prima applicazione in ambito politico del discusso nuovo articolo 11 bis del decreto 59/1958, introdotto dal decreto 23 del 24 febbraio 2026, l’ennesimo decreto Sicurezza. Non la prima in assoluto: era già toccato, il 19 marzo, a 11 tifosi della Roma bloccati dalla polizia con “martelli, aste, e oggetti in ferro” mentre aspettavano i supporters del Bologna.
Domenica al Parco degli Acquedotti, polizia e carabinieri hanno accolto in forze i manifestanti, anche con agenti a cavallo che in quella zona di campagna facevano la loro figura. Hanno individuato i promotori e notificato il divieto del questore per la manifestazione-funerale, mai formalmente preavvisata ma pubblicizzata sui social. Poi hanno “accompagnato” nei loro uffici 91 dei partecipanti, come prevede la nuova norma, che a differenza di Meloni non dice “fermo preventivo”. Tra loro, secondo fonti di polizia, c’erano persone già segnalate per reati contro l’ordine pubblico e anche di eversione, in media sui 30/40 anni, alcune “travisate”, a volte poco disponibili a consegnare i documenti. È pacifico che i fermati non sono stati maltrattati e hanno potuto utilizzare i loro telefoni, a differenza di quanto succede agli arrestati. “Gli abbiamo dato anche i panini”, sottolineano in questura. Ricordando che c’erano tensioni anche al Quarticciolo e altrove. Li hanno rilasciati dopo 8/9 ore, i non romani con il foglio di via. Un piccolo corteo comunque si è svolto. Una giornalista del Tg3 regionale è stata minacciata e colpita alla mano.
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Nel verbale rilasciato a uno degli “accompagnati” – portato come gli altri all’ufficio immigrazione in via Teofilo Patini, quasi sul Raccordo anulare – si legge che è stato “fermato in seguito a manifestazione non autorizzata”, non che era pericoloso e perché. A parte il fatto che nel diritto italiano esistono solo manifestazioni “vietate” o “non preavvisate”, mentre l’autorizzazione è esclusa dall’art. 17 della Costituzione, per questi casi c’è già l’art. 18 del Tulps (Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza) che non prevede fermi né accompagnamenti, ma solo (pesanti) sanzioni amministrative che hanno sostituito le (blande) sanzioni penali di prima. Gli avvocati della Rete di resistenza legale annunciano per oggi contestazioni complete di misure che ritengono “arbitrarie” (leggi il comunicato).
La polizia, come prevede la legge, ha concordato al telefono i 91 “accompagnamenti” con il pm che era di turno alla Procura di Roma, Mario Dovinola. Solo ieri la Procura ha ricevuto gli atti completi, cioè i verbali che dovrebbero indicare per ciascuno le circostanze del fermo, con i motivi del pericolo e le segnalazioni precedenti. Non sono richiesti bastoni, la norma è assai lasca e, a differenza dell’arresto, non prevede la convalida di un giudice. Anzi di fronte a eventuali abusi non è chiaro a chi si possa fare ricorso.