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Referendum, Francesco Guccini: “Voto No perché la destra vuole sottomettere le toghe”

“Meloni è come il mio 'Cirano': il suo approccio di fronte alle critiche è questo: è arrivata al potere, ce l’ha fatta e adesso ama essere odiata”. La versione integrale
Referendum, Francesco Guccini: “Voto No perché la destra vuole sottomettere le toghe”
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Pavana (Pistoia)

Fine pranzo. Solito bicchierino di rum. Francesco Guccini, col suo vocione e la sua gentilezza, si racconta tra il commosso e l’incredulo. “Mi telefona il mio ufficio stampa. C’è un ragazzo in coma. È un mio fan, la famiglia chiede se posso mandargli un messaggio. Lo mando, ovviamente. Glielo fanno ascoltare e lui si risveglia”. Pausa. “Ora faccio anche i miracoli. Pensa te…”.

Prima di pranzo, nella sua casa di Pavana, chiacchieriamo un po’.

Domenica e lunedì ci sarà il referendum.

Voterò No, perché la riforma andrebbe a cambiare sette articoli della Costituzione, e già questo mi insospettisce. Le dichiarazioni di certi personaggi del Fronte del Sì sono state tremende. Hanno parlato di giudici come plotoni di esecuzione che vanno eliminati. Una cosa molto berlusconiana. Il governo vuole mettere sotto controllo la magistratura, affinché non sia libera ma “conseguente” ai voleri del governo. L’intento primario è questo.

Nel tuo No c’è anche una motivazione politica?

Certo. È importante anche dare una spallata notevole, sebbene la Meloni abbia già detto che in caso di sconfitta non si dimetterà. Ma di sicuro diventerebbe molto più debole.

Hai mai parlato con la Meloni?

Una volta. Mi chiamò al telefono molti anni fa per invitarmi ad Atreju, che non sapevo neanche cosa fosse. Me lo spiegò e ovviamente rifiutai. Capii che adorava una mia canzone, Cirano, che – anche se non credo lo abbia capito – è molto distante dal Cyrano de Bergerac di Rostand. Io penso che, nel mio Cirano, la Meloni ci si riveda proprio. E ci si identifichi pure troppo.

Cioè?

Probabilmente da giovane era veramente un’underdog, da adolescente è cresciuta con dei complessi di qualche tipo. E con quei complessi è riuscita a portare un partito dal 4% al 30%. Con il passare degli anni si è riempita di se stessa, si è alimentata con questa enorme voglia di rivalsa. E ora che ha conquistato il potere, ne è inebriata e non lo molla più. È una donna intelligente. Che studi ha fatto?

L’alberghiero e poi niente laurea.

(Riflette) Infatti conosce bene le lingue, mentre dà prova di non avere approfondito molto sul piano letterario. In Cirano dico: “Tornate a casa nani, levatevi davanti/ Per la mia rabbia enorme mi servono giganti”. La Meloni è esattamente così. Si nutre di questa rabbia enorme che ha dentro: “Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato/ Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato”. Il suo approccio di fronte alle critiche è questo: è arrivata al potere, ce l’ha fatta e adesso ama essere odiata. Non sta solo governando: si sta vendicando. E le piace Trump perché anche Trump ha delle caratteristiche di questo tipo, sebbene in parte diverse perché Trump è pure un megalomane pazzesco. Ma sono entrambi pericolosamente pieni di se stessi.

Lei però, come Salvini, dice di amare molto te, Gaber e De André. Ma che ci hanno capito?

Nulla! (ride) Ma nel mio caso non credo che la Meloni ami le mie canzoni, ma più che altro – e forse solo – Cirano.

Mi hai detto più volte che non riesci a non guardare Retequattro.

Una mia perversione. Adesso però molto meno, anche se ogni tanto ci ricasco. Non riesco più a reggere i programmi meloniani. Mi fanno rabbia, sono insopportabili. Uno che invece mi fa sorridere è Bocchino: lui è troppo “sporco”, si arrampica sugli specchi in una maniera così comica che probabilmente non ci crede neanche lui. E la Lilli lo tratta sempre male: lo bastona proprio.

Guardi anche Crozza.

Mi piace, anche se è troppo 5 Stelle. Ce l’ha sempre con la sinistra. E poi esagera quando sfotte Mauro Corona perché beve vino. Che ti importa se gli piace bere? Lascialo stare, no? Però è bravo.

La tua valutazione di Schlein è positiva.

Nell’insieme sì, anche se l’ho vista di persona solo una volta, al funerale di Sergio Staino. Mi sembra stia lavorando bene. Io non ho mai avuto rapporti continui con i politici, tranne Igor Taruffi (responsabile organizzazione Pd), che è di queste parti, e uno storico sindaco di Pavana: io socialdemocratico, lui prima iper-democristiano e poi berlusconiano. Discutevamo sempre.

Conosci anche Prodi.

Sì, ma non lo sento da un po’. Venne da me l’ultima volta due anni fa.

Prima hai ribadito di essere “socialdemocratico”. Molti lo sanno da tempo, ma qualcuno trasalirà.

(sorride) Ah, la storia che Guccini è comunista perché ha scritto La locomotiva… Mai votato PCI in vita mia, mai stato comunista. Per un motivo molto semplice: non potevo accettare neanche lontanamente legami con l’Unione Sovietica.

Sanremo l’hai guardato?

Un po’, perché voleva guardarlo Raffaella (sua moglie, ndr). Quasi tutte canzonette d’amore, non un granché. Non è il mio mondo, anche se in due casi mi bocciarono.

Eh?

Come autore. Una volta, quando ero giovinetto, partecipai a un testo orrendo per la Cinquetti. A un certo punto la canzone diceva: “Sul binario di sogni andremo verso il mare”. Una roba agghiacciante. Per fortuna all’epoca non firmavo, altrimenti mi vergognerei ancora. E poi una seconda bocciatura più recente. Scrissi un brano sui migranti, con musica di Flaco (il suo chitarrista storico, ndr), per Enzo Iacchetti. Ma Baglioni la bocciò. E in effetti forse non era un granché.

Fisicamente non ci sei mai andato.

Ne ho sempre avuto il terrore, perché sono timido. Per meglio dire: ansioso, molto ansioso. Se solo avessi deciso di presentarmi su quel palco, avrei passato settimane intere di insonnia. Come andare a un esame universitario, ma parecchio peggio. Non ce l’avrei proprio fatta a cantare.

Il Comitato del Sì ha la tentazione di usare “Per sempre sì” di Sal da Vinci come colonna sonora. Ti hanno mai chiesto di usare un tuo brano per un partito?

Per carità! A fine Sessanta, i miei amici dell’Equipe 84 concessero un loro brano alla Democrazia Cristiana. Mi sembrò una follia e glielo dissi: “Ma siete pazzi?!?”.

Anche in Romeo e Giulietta 1945, il tuo splendido ultimo racconto, al centro di tutto ci sono il passato e la provincia. Due tuoi grandi temi.

Racconto quel che ho vissuto, è la mia vita e attingo da quella. Non è nostalgia, anche se sono stato fortunato a fare appena in tempo a vivere un mondo contadino, povero ma bello e vero, che stava cambiando. La classe dirigente politica attuale è la prima a non avere vissuto la Seconda Guerra Mondiale. Io l’ho vista, loro no. E questo li rende pericolosamente ignoranti. Quando la Meloni paragona l’attacco degli Stati Uniti all’Iran con l’intervento in Europa nel 1945, si dimentica – immagino volutamente – che nel secondo caso fu una liberazione dal nazifascismo, mentre stavolta del popolo iraniano non gliene frega nulla. O è ignorante, o in malafede.

Scrivi di continuo.

Lo faccio per aggrapparmi a qualcosa, per farmi compagnia, perché mi tiene vivo. Ho appena terminato un racconto e ora ne scriverò un altro sui gatti: ci ho sempre vissuto insieme. Ero un lettore voracissimo, e adesso che non posso leggere più perché ci vedo poco, mi manca tanto. Da bambino il mio grande sogno era fare lo scrittore. Ci sono riuscito a metà. Anche nei libri sono più a mio agio con i racconti, che per lunghezza ricordano più le canzoni che non i romanzi.

Sei amatissimo.

(Riflette) Una cosa che mi mette molto in imbarazzo. Non sono mai sicuro di quel che scrivo. Quando finisco un racconto, penso sempre: “Ma non sarà mica una puttanata?”.

Ti capitava anche con le canzoni?

Meno. Qualcosa di bello l’ho scritto. E ho sempre fatto canzoni, non canzonette come dice Bennato: canzoni. Una cosa molto diversa, che risale ai trovatori della Languedoc.

Hai sentito cosa ha detto Cuperlo?

Sì: che sono morti tutti, da Gaber a De André, e che sono rimasto solo io. Mi date troppa responsabilità. E anche questo mi imbarazza.

Come ti imbarazzerebbe un film su di te.

Più che altro mi annoierebbe. Ne hanno fatti tanti di documentari e speciali su di me. Mi imbarazzano e mi annoiano. Non credo di essere così interessante.

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