La politica che vorrebbe far tacere i magistrati
Giovanni Melillo e Nicola Piacente (l’uno procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, l’altro procuratore capo di Genova) hanno precisato con un comunicato ufficiale come le indagini sui finanziamenti ai terroristi di Hamas non possano né togliere rilievo né costituire una circostanza attenuante rispetto ai crimini (ancora sub judice davanti alla Corte penale internazionale) addebitabili al governo israeliano in danno della popolazione civile palestinese dopo il 7 ottobre 2023.
Il senatore Maurizio Gasparri, subito intervenuto con la consueta leggiadria argomentativa, ha invece accusato Melillo e il suo “sodale ligure” (testuale!) di voler “apparire come un capo politico”. In sostanza, che stiano zitti!
È però evidente che stiamo vivendo una stagione di continua e inarrestabile mortificazione della magistratura a opera della politica che vuole assoggettarla a sé: per cui, invece che imporre il silenzio, è ben legittimo che i magistrati possano intervenire. La loro parola infatti è non solo un diritto personalissimo, ma anche un contributo potenzialmente utile alla realizzazione di una giustizia migliore.
Quando poi (come di solito accade) il processo viene interpretato sugli organi di informazione dando giustamente voce alla parte privata, deve o no trovare spazio – per il naturale riequilibrio delle parti – anche una lettura speculare a opera della parte pubblica? Lo strapotere dei media, con le imprecisioni e le fantasie che possono accompagnarlo soprattutto quando sono in gioco interessi forti, consente precisazioni e chiarimenti da parte del magistrato? Il pm o giudice che sia oggetto di insinuazioni calunniose, è legittimato a rispondervi, anche entrando nel merito, posto che non sempre può farlo il Csm?
In breve, le cose sono un tantino meno semplici di come il sen. Gasparri vorrebbe farci credere…