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Anni di piombo e (droga). Tra manifestazioni e tensione

Nei 70-80 l’eroina fu usata anche per sedare la gioventù “ribelle”  
Anni di piombo e (droga). Tra manifestazioni e tensione
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“Pubblico Ministero: ‘Lei ha mai sentito parlare dell’operazione Blue Moon?’.

Collaboratore dei servizi segreti: ‘Sì. Blue Moon è un’operazione tesa a ridurre la soglia della eventuale resistenza attraverso l’ingresso programmato delle sostanze stupefacenti’”.

Sono queste le prime parole che si possono leggere nel romanzo-inchiesta di Peter D’angelo e Fabio Valle – fresco di stampa con Fandango Libri – Il figlio peggiore. Ambientato negli anni Settanta, è un libro che intreccia personaggi e fatti reali a elementi di fiction, avendo come base essenziale un’inchiesta reale, con carte processuali. È un noir che scova un tassello mancante della nostra storia recente: com’è entrata per la prima volta l’eroina a Roma e come ha fatto a portarsi via un’intera generazione, spegnendo cervelli e coscienze dei giovani, rendendoli inermi, inattivi, e lasciando dietro di sé un buco largo quanto gli anni 70 e 80 insieme.

Come si sia passati dalla strategia delle tensione – con bombe e terrore – alla strategia della tensione in chiave narcotica è il cuore dell’indagine di Carlo Nisticò, giornalista d’inchiesta di quelli che sacrificano tutto, ruvido, arrogante, che disprezza i colleghi che usano il mestiere solo per opportunismo o, peggio ancora, lavorano con approssimazione. Carlo il giornalista lo sa fare, forse anche troppo bene: non si identifica in niente, “né sinistra né destra, né sopra né sotto” e si ritrova, in un’epoca di schieramenti ideologici, ad “attirare antipatie un po’ da tutti, senza che nessuno lo sentisse veramente parte del proprio e, soprattutto, senza che lui se ne sentisse parte”.

Per Sandrone Dazieri, giallista d’esperienza e di lungo corso, “siamo il Paese delle trame oscure e dei depistaggi, e questo noir ce lo sbatte in faccia senza fare sconti a nessuno”, mentre per Marcello Fois, altro maestro del genere, è un libro per “sapere, e capire, che cosa è stata l’informazione nel nostro Paese: leggete Il figlio peggiore”.

Dentro al romanzo ci sono tante linee che si intersecano, tanti argomenti che, qua e là deflagrano e sembrano parlare tanto di allora quanto di oggi. Perché ci sono la droga e il suo uso politico, il giornalismo e il suo asservimento, il disorientamento di una generazione soffocata da infinite menzogne.

Se si volesse una conferma della complessità basta dare un’occhiata agli altri protagonisti. C’è Silvia, una fotografa giovane e idealista, in bilico tra l’amore e l’odio. Un commissario della narcotici, appena trasferito da Genova a Roma, ancora slegato dalle trame invisibili della Capitale, tarlato dal conflitto tra vendetta e giustizia; un professore della Sapienza, con le sue lezioni sulle sostanze psicotrope usate in farmacologia, e Selce, un romano puro, rozzo, intrallazzato coi bassifondi della criminalità capitolina, che darà una mano al giornalista protagonista tanto a scoprire l’operazione quanto a restare a galla. È con lui che Carlo si inabissa nel mondo delle notti romane, vicoli capillari di Trastevere, alla ricerca di fonti, di ogni genere: figli di ambasciatori, politicanti, tossici, movimenti extraparlamentari, carceri, gente comune. E poi le piazze dello spaccio, per capire perché qualcosa non torna, cosa stia succedendo davvero.

Carlo scoprirà che ci sono nuovi spacciatori slegati dalla criminalità di zona e, indagando nel frattempo su uno strano personaggio sparito nel nulla, penetrerà tra i segreti che avvolgono la vicenda, affondandoci dentro mentre gli aghi delle siringhe iniziano ad affondare nella sua carne. Più entra nel buio dei margini, più viene inghiottito dalla dama bianca e i suoi pezzi diventano dettagliatissimi: prezzi, tagli, qualità, li scopre alla vecchia maniera, battendo piazza dopo piazza, spacciatore dopo spacciatore, buco dopo buco.

E mentre sprofonda inghiottito dalla droga, Carlo sale sempre più in alto, finché non riuscirà finalmente ad afferrare l’unica cosa che per lui conta davvero: la verità.

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