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La destra clericale spera in un Conclave a breve: avanza il derby italiano tra Parolin e Zuppi

18 Dicembre 2023

Papa Francesco ha festeggiato ieri, domenica 17 dicembre, 87 anni e va annoverato tra i pontefici più longevi della Chiesa. Il primato è di Leone XIII, morto a 93 anni nel 1903, seguito da Clemente XII, spirato quasi ottantottenne nel 1740. In realtà, il più anziano di tutti, però da emerito, è stato Benedetto XVI, scomparso il 31 dicembre dell’anno scorso a 95 anni.

Oltre l’aspetto statistico, c’è però quello politico. Da giorni infatti il network della destra clericale – complice l’ultima malattia di Bergoglio, la bronchite – pronostica che il “momento” del Conclave è “ad portas”, per “liberarsi finalmente” di un pontificato che definiscono senza mezzi termini “autoritario”, “dispotico”, “tirannico”. Del resto, sin dall’elezione di Francesco nel marzo del 2013, c’è stato chi, tra i conservatori o tradizionalisti, ha sperato nella morte del papa. Il caso più clamoroso, per non citarne altri, riguardò nel 2015 l’arcivescovo Luigi Negri (poi morto nel 2021), che venne intercettato su un treno mentre diceva: “La Madonna ci faccia il miracolo come aveva fatto con l’altro”. Cioè con papa Albino Luciani, Giovanni Paolo I, morto dopo soli trentatré giorni di pontificato nel 1978.

La destra clericale non ha però un candidato forte per una “restaurazione” nel prossimo Conclave, quando sarà. Questione soprattutto di voti. Oggi i cardinali elettori (con meno di ottanta anni) sono 134: ben 97 creati da Francesco, 28 da Ratzinger e 9 da san Giovanni Paolo II. Nella composizione geografica a prevalere è sempre il partito “europeo” con 52 cardinali. Poi 38 del continente americano; 22 dell’Asia; 19 dell’Africa; 3 infine dell’Oceania.

Questo non significa, tuttavia, che il prossimo papa sarà un bergogliano a tutto tondo. E il fattore dell’età peserà non poco: nel 2013, Bergoglio venne eletto (lo ha rivelato successivamente un cardinale) anche perché aveva 76 anni e si pensava a un papato di transizione.

Detto questo, tra i clericali di destra fioccano le analisi sul “male minore” all’interno dell’ampia rosa dei candidati progressisti: il filippino Luis Antonio Tagle; il lussemburghese (gesuita) Jean-Claude Hollerich; il canadese Marc Ouellet; i due italiani Pietro Parolin e Matteo Zuppi. E timori e dubbi (in qualche caso speranze) investono soprattutto la previsione di un derby italico tra il Segretario di Stato (Parolin) e il presidente della Cei (Zuppi) nonché arcivescovo di Bologna. Entrambi hanno la stessa età, ritenuta “giovane” per un papa: 68 anni.

Zuppi viene considerato un interprete verace del bergoglismo, seppur mitigato dalla sua appartenenza alla comunità di Sant’Egidio, presidio del cattolicesimo democratico. Un centrista di sinistra, insomma, su cui però pesa l’insuccesso della mediazione affidatagli da Francesco nella guerra in Ucraina. Parolin invece potrebbe essere il punto di caduta di un compromesso “curiale” e istituzionale tra le fazioni in Conclave: diplomatico della scuola Casaroli-Silvestrini, il Segretario di Stato ha di recente scritto una dura lettera ai vescovi tedeschi sul sacerdozio alle donne e le aperture ai gay, inclusi tra i temi “non negoziabili”. Ma tra i clericali più irriducibili non mancano quelli che comunque non si fidano. La partita è appena iniziata.

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