Veneto

Migranti, i sindaci leghisti in rivolta in Veneto. “Ce li scaricano come pacchi postali, dal governo un atto ostile. Cosa siamo, il front office?”

Il “piano” - Rivolta degli amministratori: “Non siamo il front-office”. Il segretario regionale del Carroccio: “Atto ostile del governo”

18 Agosto 2023

Palestre delle scuole allestite come centri di accoglienza. Tendopoli che spuntano sulle Torricelle a Verona. Prefetti che vanno alla conta degli edifici ancora liberi nell’Alto Vicentino. Rifugiati lasciati di notte davanti ai municipi dei piccoli comuni. “Ma cosa siamo, il front-office?”, si chiede indignato Marcello Bano, sindaco di Noventa padovana. “Se tu me li scarichi di fronte al municipio – prosegue il primo cittadino eletto col Carroccio – io li carico su un autobus e te li riporto davanti alla prefettura. Si deve arrangiare il governo. Punto. È gravissimo quello che sta succedendo”.

Inutile nasconderlo: l’emergenza della ricollocazione dei migranti in Veneto è fuori controllo. L’accoglienza diffusa, sponsorizzata dal presidente della Regione Luca Zaia, il rappresentante dei Comuni e sindaco di Treviso Mario Conte e caldeggiata dal governo in mancanza di altri provvedimenti, non sta funzionando. E loro, i sindaci, soprattutto di centrodestra, sono sul piede di guerra. L’accordo attuale (già ribattezzato “protocollo della discordia”) prevede che ogni Comune accolga 3 migranti ogni mille abitanti. Ma molti hanno risposto picche. Risultato: sulla logistica dei ricollocamenti regna il caos. Anche perché i numeri sono allarmanti.

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In tutta la regione sono attesi almeno 4.000 ricollocamenti entro i prossimi mesi. Solo nella giornata di Ferragosto, nella sola provincia di Padova, sono arrivati cento migranti. Il sindaco Sergio Giordani (Pd) è stato costretto ad accoglierli nelle palestre delle scuole per tre settimane, in attesa di trovare un’altra collocazione prima che gli studenti tornino in classe il 13 settembre. “È normale metterli dentro a una palestra? E poi? Dopo tre settimane li mandi via? Chi ha preso i voti per fare il parlamentare e il senatore se la deve smazzare lui” si sfoga sempre Marcello Bano, per tre anni presidente vicario della Provincia di Padova.

Ma le “toppe” temporanee non basteranno. Il numero degli sbarchi continua ad aumentare, e la cifra concordata fra Comuni e Regione a molti amministratori locali sembra già fantascienza. “Ora siamo a 3 migranti ogni mille, poi si passerà a 5, dieci. Dove andremo a finire?” scuote la testa il primo cittadino di Noventa padovana. “Il prefetto ci ha chiamato per sapere se ci sono immobili disponibili, ma il mio Comune non li ha. Le nostre palestre sono già tutte sovrautilizzate. Abbiamo già 25 persone ospiti di privati” è stato invece il “no, grazie” del sindaco di centrodestra di Malo (Vicenza), Moreno Marsetti: “Non capisco perché dobbiamo gestire noi questa emergenza, quando è un problema del governo. Non possono riversare queste persone alla gestione dei Comuni. Non possiamo accogliere tutta l’Africa! I numeri continuano ad aumentare ma dal governo non abbiamo avuto risposta”.

Ma ci sono anche le emergenze nell’emergenza. Come quella capitata al sindaco di Gambellara (Vicenza), Michele Poli, eletto con una lista civica ma sempre di centrodestra, chiamato a tarda sera, senza nessun preavviso: “Mi è stato detto: ‘alle due di notte ti arriveranno 3 persone. Non si sapeva se uomini donne o bambini. Ce le hanno scaricate come fossero pacchi davanti al municipio”. E questo non è l’unico cortocircuito che nelle scorse settimane si è creato fra il Viminale e le amministrazioni locali. A metà luglio, in alcuni comuni del Vicentino, dei migranti sono stati abbandonati sulle panchine dei paesi.

“Noi siamo favorevoli all’integrazione”, sottolinea Gian Paolo Lovato (Lega), sindaco di Montagnana, in provincia di Padova, “ma se ci vengono inviati extracomunitari o profughi, e lo Stato non ci aiuta, le nostre casse comunali non possono resistere. Ad esempio, stiamo iniziando con i pasti a domicilio, ma abbiamo dovuto raschiare il fondo del barile, come si suol dire. È evidente che c’è un grosso problema e dal governo non abbiamo risposte”.

Ad alzare la voce contro il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in Veneto, sono gli stessi uomini del Carroccio, il partito che ha sponsorizzato l’ex prefetto al Viminale. “I sindaci della Lega diranno NO all’accoglienza indiscriminata. Accoglienza solo di chi è realmente rifugiato (meno del 10%) con regole e rispetto per i sindaci” attaccava qualche tempo fa su Facebook il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani. Aggiungendo: “Scaricare richiedenti asilo come ‘pacchi postali’ davanti ai Municipi, così come accaduto nei comuni del Vicentino, è un atto ostile che non fa parte della leale collaborazione che si deve instaurare tra prefetture e Comuni”. C’è poi il problema dell’integrazione. Perché chi riceve lo status di rifugiato può lavorare, ma se il giudice non accetta la richiesta o la rigetta, molto spesso finiscono in mezzo alla strada.

“Ho scelto di entrare nella Lega – conclude Bano – perché diceva no all’invasione, sì al pragmatismo. E adesso? Cos’è cambiato? Nicola Molteni (sottosegretario all’Interno della Lega, ndr) dice ‘facciamo un grande hub’? No, grazie”.

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