Vaccini, nuovo contratto segreto tra Ue e Pfizer. “Per quelli in eccedenza 10 a dose”

Le consegne previste entro fine 2023, 450 milioni di dosi, saranno diluite fino al 2026

Un contratto segreto per mitigare le conseguenze di un altro contratto segreto, quello del maggio 2021 e delle polemiche sulla trattativa diretta via sms tra la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il numero uno di Pfizer, Albert Bourla, che è stata censurata anche dalla Corte dei conti Ue e ha portato […]

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Un contratto segreto per mitigare le conseguenze di un altro contratto segreto, quello del maggio 2021 e delle polemiche sulla trattativa diretta via sms tra la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il numero uno di Pfizer, Albert Bourla, che è stata censurata anche dalla Corte dei conti Ue e ha portato a un eccesso di centinaia di milioni di dosi nei 27 Paesi dell’Unione.

La Commissione l’ha reso noto venerdì, evitando il confronto con i giornalisti ma presentandolo comunque come un successo. E un passo avanti c’è: le consegne previste entro la fine di quest’anno, 450 milioni di dosi che chiaramente non servono, saranno diluite fino al 2026. Ufficialmente non si sa a quale prezzo, però. A quanto risulta al Fatto gli Stati membri dovranno pagare circa la metà, ovvero una cifra attorno ai 10 euro anziché 19,50, per le dosi che non servono e quindi non saranno neppure consegnate, consentendo così un risparmio sui costi di conservazione. È comunque prevista una consegna minima, a prezzo pieno, di almeno 70 milioni di dosi l’anno, che per l’Italia vorrebbe dire poco meno di 10 milioni e dunque un quantitativo superiore a quello dei vaccini antinfluenzali mediamente somministrati ogni anno. La platea ormai coincide per lo più con i 19 milioni di ultrasessantenni, ma nessuno si attende una forte richiesta salvo eventuali recrudescenze del Covid. I produttori consegneranno i vaccini aggiornati alle varianti, sempre che facciano in tempo a produrli. E l’Europa dovrebbe risparmiare una parte dei 9,5 miliardi di euro dovuti per le dosi attese, su una spesa complessiva di 71 miliardi.

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Oggi in Italia si vaccinano contro il Covid, in media, 3/400 persone al giorno, sono per lo più over 60 che fanno la quarta dose. Nel nostro Paese, ha scritto domenica Repubblica, quest’anno sono destinate a scadere e saranno buttate circa 15 milioni di dosi, pagate a prezzo pieno e dunque almeno 300 milioni di euro (c’è una quota di Moderna che costa di più). Senza l’accordo firmato dall’Ue con Pfizer/Biontech sarebbero molte di più, fino a 173 milioni arrivava il calcolo pubblicato a febbraio da La Stampa, per un valore di 3 miliardi di euro. Il nuovo contratto non è bastato però a Polonia e Ungheria, che guidano il fronte dei Paesi dell’Est: minacciano di non firmare, il che vanificherebbe il compromesso raggiunto da Bruxelles per uscire dal contratto capestro del maggio 2021. Il ministro della Salute polacco, Adam Niedzielski, nelle scorse settimane ha scritto direttamente a Pfizer, ma a quanto pare senza grandi risultati. Bulgaria e Romania dovrebbero firmare a giorni.

Gavi, l’alleanza nata per portare i vaccini anti-Covid nel Sud del mondo, ha negoziato condizioni migliori dell’Ue, ottenendo la trasformazione dei vaccini in eccesso in altri farmaci. Le aziende mantengono la posizione di forza, imponendo anche il segreto sulle clausole. Nessuna informazione supplementare è stata fornita alla commissione sul Covid del Parlamento europeo, che invano aveva sollecitato l’esclusione dei lobbisti di Pfizer dalle sue sedi dopo che Bourla aveva rifiutato di rispondere agli eurodeputati. La commissaria Ue alla Salute, Stella Kyriakides, ha evitato gran parte delle questioni poste dalla francese Michèle Rivasi e dai suoi colleghi. La maggioranza sostiene la Commissione. E conviene sempre ricordare gli studiosi incaricati dalla commissione parlamentare di fare i conti in tasca ai produttori, guidata dal professor Massimo Florio della Statale di Milano: a fronte di 90 miliardi di utili realizzati dalle aziende tra il 2021 e il 2022 (35 miliardi solo Pfizer), gli investimenti sono stati sostenuti più dagli Stati (per circa 30 miliardi) che dai privati (per circa 16).

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