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Dem, il merito (e la zavorra) di Cottarelli

9 Maggio 2023

In un tranquillo weekend di sgomento – il video catacombale del povero ex-Cav. dato in pasto agli sgomitanti manipoli forzisti, più Maurizio Gasparri (il Medvedev dei camerati) che minaccia e insulta la sinistra Rai, più Ignazio Benito La Russa che sevizia l’Inno di Mameli – le dimissioni da senatore del Pd, versione Elly Schlein, di Carlo Cottarelli, restituiscono fattezze umane alla politica. Soprattutto per la decisione di non cambiare casacca in quanto “non sarebbe stato giusto perché sono stato eletto col proporzionale e quindi senza una scelta diretta sul mio nome da parte degli elettori”. Un atto di pura decenza dopo che nella scorsa legislatura furono 304 i casi di voltagabbana da parte di 214 parlamentari (più di uno su tre, degli autentici scambisti incalliti) rimasti saldamente imbullonati ai loro seggi e alle cospicue indennità fottendosene allegramente degli elettori, non a caso sempre più in fuga dalle urne. Mentre nella legislatura appena iniziata tre risultano le casacche cambiate e ha fatto un certo rumore il senatore Enrico Borghi passato dal Pd a Italia Viva portandosi dietro, attaccata con il Vinavil, la poltrona del Copasir.

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La lodevole trasparenza di Cottarelli (apprezzato economista che ricordiamo candidato con il trolley per qualche ora a Palazzo Chigi) spicca pure sulle motivazioni alla base del distacco dalla segreteria Schlein. Un lungo elenco di rimostranze (da cui sembrano assenti solo le osservazioni critiche all’armocromia e alla pettinatura della leader) tra le quali emerge il dissenso di fondo sulla prevalenza dell’eguaglianza redistributiva rispetto al merito, “sparito dalla carta dei valori del Pd”. Affermazione che, casualmente, incrocia sulle pagine dei giornali gli articoli sull’abolizione del Reddito di cittadinanza sostituito dal governo Meloni con una serie di sigle farlocche. Che, tuttavia, non possono coprire la dura realtà dei numeri: più di 400mila famiglie per un totale di 615mila persone non saranno più coperte dall’attuale reddito. Ovvero, circa 1 famiglia su 3 e 1 persona su 4. La relazione tecnica che accompagna il decreto legge del 1º maggio ci dice anche che gli “occupabili” sono 615mila: per loro 350 euro, ma solo se “frequentano i corsi di formazione”. Una vera pacchia.

E, dunque, se il Pd della Schlein vorrà unirsi ai 5Stelle di Giuseppe Conte nella più decisa opposizione alla macelleria sociale della destra non sembra affatto un male che possa farlo privo della zavorra liberista dei Cottarelli e di quanti considerano la povertà una colpa e troppo di sinistra combatterla.

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