L’inchiesta

Inchiesta Juventus, l’accusa dei pm: “Senza correttivi bilanci da scioglimento”

Procura “Comunicati fraudolenti” - La società non avrebbe potuto operare né essere quotata in Borsa

Di Antonio Massari e Andrea Tundo
4 Dicembre 2022

Secondo la Procura di Torino ben due bilanci della Juventus, quelli del 2018/2019 e del 2020/2021, “depurati dei benefici illeciti apportati dalle manovre correttive” avrebbero generato un “patrimonio netto negativo”. In un altro passaggio della richiesta di misura cautelare (respinta dal gip) si legge che la Juventus “ha celato l’erosione del capitale sociale in ben due esercizi, circostanza che, al di là del valore del titolo, integra una causa di scioglimento” e che “non avrebbe potuto operare negli esercizi in discorso (presentando un patrimonio netto negativo già al 30 giugno 2019) né essere quotata in Borsa”. La società bianconera s’è sempre opposta a questa durissima lettura della Procura torinese che, riguardo i due aumenti di capitale, per 700 milioni di euro, ha parlato di iniezioni “insufficienti” che “aprono le porte a un preoccupante scenario presente e futuro”.

I magistrati supportano la loro tesi con un appunto ritrovato nel corso delle perquisizioni: “Riunione area sport 25.2.20… Aumento di capitale 300 ‘già bruciato’”. Ci sono poi le intercettazioni dell’ad Maurizio Arrivabene e del Cfo Stefano Bertola. “Fatti i conti della serva noi dovevamo fare, per star tranquilli, un aumento di capitale di 650 milioni, non di 400 (…) per sanare”, diceva l’amministratore delegato. Mentre l’ex direttore finanziario spiegava: “Siamo andati decisamente in over spending (…) Cioè 700 milioni in due anni stiamo chiedendo Andrea e non bastano”. E sempre Bertola in un verbale interno del 12 febbraio 2021: “L’obiettivo per questa stagione è non avere un patrimonio netto negativo”.

L’obiettivo fissato dall’ex direttore finanziario, quindi, secondo i pm e il loro consulente tecnico è stato fallito: apportate le rettifiche in negativo (440 milioni di euro) al conto economico nei bilanci contestati, infatti, il patrimonio netto risulterebbe negativo nel 2018/19 e nel 2020/21.

La Juve ha sempre respinto i calcoli dell’accusa, anche dopo la correzione del bilancio di venerdì sera, in seguito ai rilievi Consob. Nella versione che l’assemblea degli azionisti andrà ad approvare il 27 dicembre, il patrimonio netto non figura mai negativo, pur assottigliandosi fino a 8,7 milioni al 30 giugno 2021. Tra gli accorgimenti contestati dal procuratore aggiunto Marco Gianoglio, dai pm Ciro Santoriello e Mario Bendoni, c’è anche quello delle scritture private con cui alcuni calciatori riguardo la seconda manovra stipendi. I pm ne chiedono conto, riguardo la posizione di Cristiano Ronaldo, all’ad Arrivabene.

Quando gli domandano se la società abbia arretrati nei pagamenti con Ronaldo, l’ad risponde: “Per quanto a mia conoscenza non abbiamo arretrati con Ronaldo”. A quel punto gli mostrano una sua intercettazione, nella quale, parlando della “trattativa con il Manchester United”, accenna a “pregressi dei suoi stipendi maturati con il Covid”. “A cosa fa riferimento?” chiedono i pm. “Probabilmente erano gli stipendi bloccati con il Covid e poi pagati con la ripartenza”. Ma poiché l’intercettazione è del 27 agosto 2021, la Procura li chiede se, a quella data, quegli stipendi fossero stati già pagati. “Credo di sì” continua l’ad aggiungendo: “Per quanto ricordo, l’oggetto di discussione erano le mensilità di agosto e settembre 2021”. I pm insistono: lei parla di “pregressi”. E Arrivabene risponde: “Io sapevo che si discuteva di stipendi, poi non ho capito se di settembre 2021 o di pregressi, che comunque intendevo come agosto”. I pm ribattono leggendo l’ormai famosa intercettazione in cui il capo dell’ufficio legale Cesare Gabasio parla di “una carta che non deve esistere teoricamente, che se salta fuori (…) Ci saltano alla gola tutto sul bilancio i revisori e tutto”. “A cosa fa riferimento?” chiedono i pm. E Arrivabene: “Non ne sono a conoscenza”.

I pm obiettano che “la carta di Ronaldo era riportata nel decreto di perquisizione” e domandano: “I documenti non sono stati trovati. Lei, dopo la perquisizione, si è confrontato con qualcuno, in qualità di ad?” Niente da fare: “In questi giorni Stefano Cerrato non c’era” mentre “Gabasio c’era ma stavano parlando della perquisizione, io non ne sono a conoscenza”. “E quindi” continua la Procura “lei dalla sera del 26 novembre 2021, pur essendo ad, non ha ritenuto di accertare se questa carta (…) esista o meno?”. “Non ne ho avuto modo. Ne parlerò con Gabasio e gli dirò che mi è stata evidenziata questa esigenza qua, cioè che la carta, se esistente, sia esibita”. La Procura annota: “Non è stato fornito da Arrivabene né dalla Juventus FC alcun documento ulteriore e tanto meno la cosiddetta ‘carta di Ronaldo’, acquisita (…) solo attraverso le perquisizioni (…) presso lo studio dell’avvocato (non indagato, ndr) Federico Restano”.

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