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Università, sui favoritismi una Messa di bugie: le amnesie, le mezze smentite e le giravolte della ministra

Favori e risposte - Lo scoop del Fatto manda nel pallone il ministro. Negava di conoscere le "favorite", ma le frequentava dentro e fuori la Bicocca. Non potendo più negare le pressioni le rivendica ("mio dovere ascoltare tutti gli studenti, comprese quelle tre"). Ecco tutte le volte in cui si è contraddetta e ha cambiato versione

11 Luglio 2022

Tentò di favorire studentesse a lei vicine. Denunciò la docente che voleva impedirlo per “oltraggio a pubblico ufficiale”, e pure gli studenti che la criticavano. Il problema del “caso Messa” però non è solo quel che fece o non fece da rettrice della Bicocca nel 2018, le sue presunte pressioni per promuovere amiche a un master. Sono le amnesie, le mezze smentite e le giravolte della ministra di oggi, mentre fioccavano interrogazioni e richieste di dimissioni. Eccone alcune.

Il 1° luglio, interpellata dal Fatto, Maria Cristina Messa affermava di non aver la minima idea di chi fossero Maria Gabriela Vera Basurto e Chuquimia Mamani, all’epoca dei fatti consoli generali dell’Equador e della Bolivia a Milano. Eppure perfino sul sito dell’università sono riportati ancora oggi eventi in cui erano gomito a gomito, a master in corso: che fosse per parlare di violenza sulle donne, proprio alla Bicocca (25 novembre 2016), o di crisi alimentari, a Cremona (il 3-4 marzo 2017). “Pressioni? Io non ne faccio per principio”, ha poi scandito Messa, aggiungendo “non credo poi neanche abbiamo preso il master tra l’altro, quindi…”. Quindi forse non era così vero che non le conoscesse.

Zero pressioni, sicura? “Al massimo mi sarò interessata alle scadenze, quelle sì, ma di sicuro se non c’era la frequenza non potevano avere il master”. Due bugie in una. Il 2 aprile 2018 la direttrice del corso, Silvia Buzzelli, informa i colleghi via mail: “Il 19 marzo ho incontrato, sollecitata con urgenza, il Rettore che mi ha chiesto di attivarmi in relazione a Basurto (dovrebbe rifare la tesi), Chuquimia (2 esami mancanti), Tirado Paz (3 esami mancanti)”. Non di scadenze si trattava, dunque, ma proprio dei requisiti che mancavano alle tre favorite quando furono bocciate. Il 4 aprile 2018 la docente Samantha Ravezzi mandò anche una pec alla Messa riepilogando i motivi delle bocciature e spiegando che non si poteva riaprire un master concluso da un mese e mezzo per favorire alcuni studenti. Questo era il tema, dunque, non altro.

Durante l’intervista, Messa afferma ancora che il problema era anche legato ai certificati che venivano “trattenuti” dai docenti. Da quanto risulta al Fatto era l’esatto contrario: il 24 aprile 2018, a un mese dalla chiusura del master, l’amministrazione di Bicocca comunica loro che non trova più la documentazione degli esami necessaria a emettere i diplomi, benché a detta loro fosse stata regolarmente spedita per posta interna già il 23 febbraio 2018, data dell’ultima sessione di tesi. Il 21 marzo, un mese dopo la chiusura del Master e all’insaputa del Comitato di Coordinamento, però Bicocca scriveva a ognuna delle tre prescelte che “l’Ateneo è disponibile ad attivare un ultimo appello di recupero per gli esami mancanti, così da poterla ammettere a sostenere la prova finale”. In altre parole la documentazione c’era, ma era “ostaggio” del tentativo d’imporre la proroga per via amministrativa.

Il 3 luglio Il Fatto racconta tutto questo citando stralci di verbali ufficiali, documenti e mail interni e registrazioni. Non potendo più negare, Messa cambia versione. Tre giorni dopo ai microfoni di Radio24 rivendica che “il mio lavoro è ascoltare tutti gli studenti, incluse queste tre studentesse”. Poteva cogliere l’occasione per dire che ne aveva denunciati dieci, ma non lo fa. Dice invece che “l’esposto della docente non era contro di me ma contro l’università”, ma anche questa è una bugia: l’esposto-querela dell’avvocata Ravezzi è contro “Maria Cristina Messa, nata a Monza l’8 ottobre 1961”. Il primo dei denunciati, è proprio lei, mentre lUniversità non era affatto oggetto di denuncia. “Mi sembra che la Procura di Milano abbia poi dato ragione all’università”, dice riferendosi all’esposto. Ma anche la sua contro-querela a docente e studenti (di cui tace) fu archiviata: quindi, non è vero che i pm le avevano “dato ragione”.

Perché non ci fu mai una seconda edizione? Messa si mostra dispiaciuta per questo: “Era un bellissimo master – afferma oggi – speravo ci fosse un seguito ma non riuscivamo ad avere sufficienti evidenze su come andava e dunque è stato chiuso”. Ma la verità è un’altra, ed è incisa in un audio registrato proprio nel suo ufficio dalla Buzzelli il 17 ottobre 2017, quando il tema di scontro tra rettrice e docenti non sono ancora le interferenze ma la gestione delle quote d’iscrizione. Messa dice chiaro e tondo alla sottoposta di non gradire che in verbali ufficiali vengano riportate accuse come quelle, meno che mai da una dipendente di Bicocca. Le spiega anche che “ci sono le regole, c’è la prassi”. L’altra si scusa, si fa piccina piccina e rassicura: “nonostante le tante adesioni già raccolte, ho ritirato la proposta per la seconda edizione”. Alla notizia Messa non pare affatto dispiaciuta come oggi. In ogni caso, non è vero che il problema fosse l’attrattiva del corso. Il congedo del ministro è un solenne impegno per la verità: “Guardi, facciamo così, le faccio mandare tutto dall’ufficio legale, hanno tutto”. Non è mai arrivato nulla.

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