Raccontano che le “manine” siano due. Che si sono mosse all’unisono, coordinate insieme ai capidelegazione in Consiglio dei ministri e in collegamento diretto – via telefono – con quel Roberto Garofoli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ormai è l’uomo intitolato a raccogliere gli umori e a trasformarli in leggi durante le trattative più difficili. Se Mario Draghi e Marta Cartabia lo sapessero è tutt’altra storia. Fatto sta che quelle due “manine” – del sottosegretario alla Giustizia berlusconiano Francesco Paolo Sisto e della responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno – alla fine hanno ottenuto il risultato sperato: far sparire il “regime speciale” di improcedibilità per i reati contro la Pubblica amministrazione. Il testo entrato giovedì mattina in Consiglio dei ministri infatti prevedeva che il “regime speciale” per cui il giudice poteva allungare il periodo di improcedibilità da 2 a 3 anni in Appello e da uno a a uno e 6 mesi in Cassazione, valesse sia per i delitti di mafia sia per quelli contro la Pubblica amministrazione. Cioè quelli dei colletti bianchi: corruzione, concussione, abuso d’ufficio, corruzione in atti giudiziari e così via.

Un emendamento proposto dalla ministra Marta Cartabia nella versione originale grazie alla pressione del Movimento 5 Stelle. Solo che alle 18 di giovedì, quando il testo è stato approvato all’unanimità in Consiglio dei ministri, quella norma era sparita. Cancellata con un tratto di penna. La trattativa, su cui si è sfiorata la crisi di governo, si è concentrata sui reati di mafia e sulle aggravanti mafiose su cui il M5S ha ottenuto quello che voleva: per i reati di mafia, terrorismo, voto di scambio, violenza sessuale e droga le proroghe possono essere infinite. Per le aggravanti mafiose (416-bis1) invece è previsto il “regime speciale”: si può arrivare fino a 6 anni in Appello e 3 anni in Cassazione (sono possibili tre proroghe fino al 2024). Da questo pacchetto però i reati dei colletti bianchi sono rimasti fuori. Nessun binario speciale. A questi si applicheranno le norme che valgono per qualsiasi altro reato, anche se con tempi più lunghi rispetto alla versione iniziale: fino al 2024, come prevede il “lodo Serracchiani”, si dovrà celebrare il processo in 3 anni in Appello e 1 e 6 mesi in Cassazione (con possibilità di proroga fino a 4 e 2 anni). Dal 2025 però anche per i delitti contro la Pubblica amministrazione entreranno in vigore le regole originarie: 2 anni in Appello e 1 in Cassazione prorogabili al massimo di un anno e 6 mesi.

Di fatto quindi i tempi di improcedibilità per i reati dei colletti bianchi non cambiano rispetto alla versione originale. Epperò quella che era stata una vittoria del M5S nel primo testo approvato nel Cdm dell’8 luglio è stata spazzata via: i reati contro la Pubblica amministrazione sono stati esclusi dal “regime speciale” che avrebbe permesso ai processi di corruzione, concussione e abuso d’ufficio di avere tempi più lunghi come quelli di mafia. Paradosso: la corruzione, la concussione e la corruzione in atti giudiziari saranno equiparati allo spaccio o a un furto. O ancora di più: l’associazione criminale finalizzata al traffico di droga potrà godere di tempi molto più lunghi rispetto a chi intasca o paga le mazzette a un politico.

La norma è stata cancellata grazie alla pressione dei due dioscuri di Forza Italia (Sisto) e Lega (Bongiorno) sul tema giustizia. E alla fine sono stati accontentati, visto che il M5S ha ottenuto tempi più lunghi sui reati di mafia. Una versione confermata da Pierantonio Zanettin, capogruppo di FI in commissione Giustizia e braccio armato dei due avvocati di Berlusconi, Sisto e Niccolò Ghedini: “In Cdm era entrata la versione con i reati contro la Pubblica amministrazione, noi l’abbiamo fatta togliere”. Tant’è che ieri il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, sul Corriere della Sera ha spiegato la ratio della richiesta: “I reati non possono essere tutti imprescrittibili – ha detto – E aggiungendone uno si poteva dire: e perché l’altro no?”. E la destra esulta: “Finalmente abbiamo eliminato l’incostituzionale doppio binario per i reati contro la Pubblica amministrazione” dicono i forzisti. Il deputato M5S in commissione Giustizia Eugenio Saitta invece allarga le braccia: “Questo è il massimo che potevamo ottenere”.

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