Quando Giancarlo Devasini è entrato nel mondo delle criptovalute, nel 2012, le sue richieste valevano decisamente poco. Si presentò su un popolare forum di Bitcoin per chiedere se qualcuno volesse comprare DVD o CD a 0,01 bitcoin l’uno (valevano allora circa 11 centesimi) promettendo la spedizione gratuita per grandi ordini.

Oggi Devasini, 57 anni, è uno dei player più influenti nel mercato globale delle criptovalute, in qualità di direttore finanziario di Bitfinex, un importante exchange di criptovalute, e anche di Tether, la moneta digitale connessa che ha in circolazione token del valore stimato in 60 miliardi di dollari. Di Devasini gli addetti ai lavori dicono che è l’uomo che prende le decisioni in due aziende cruciali, ora al centro degli opachi flussi finanziari del settore delle criptovalute, che valgono miliardi di dollari.

Tether è infatti la “stablecoin” (ovvero una criptovaluta ancorata ad altri beni) più grande al mondo ed è un lubrificante indispensabile per gli investitori che trattano in criptovalute più volatili. In virtù del suo ancoraggio ad asset valutati in dollari, Tether è diventata de facto la valuta di riserva della criptoeconomia globale.

Ma Tether è anche una criptovaluta profondamente controversa. Negli Stati Uniti le autorità hanno suonato l’allarme sui suoi rischi per i mercati più ampi, e hanno messo in discussione le affermazioni fatte dai suoi proprietari riguardo agli stessi asset a cui è ancorata.

A inizio anno il procuratore generale di New York, Letitia James, ha detto che Tether in passato ha mentito sulle sue riserve e ha definito Devasini e colleghi “individui senza licenza e non regolamentati (…) che si muovono negli angoli più oscuri del sistema finanziario”.

L’azienda ha risposto che queste valutazioni non sono contenute nell’accordo extra-giudiziale da 18,5 milioni di dollari raggiunto con la procura di New York a febbraio.

Il mese scorso Eric Rosengren, presidente della Federal Reserve Bank di Boston, ha indicato Tether come una possibile minaccia per la stabilità finanziaria: “In effetti, si tratta di un prime fund molto rischioso”, ha detto Rosengren. I prime fund investono principalmente in debiti aziendali e consentono agli investitori di prelevare denaro a volontà.

L’importanza della sua valuta collegata, Tether, è difficile da sottostimare: attualmente circa la metà di tutti gli scambi di bitcoin sono realizzati attraverso Tether, secondo il sito Crypto compare. Il che ha messo le ali all’incredibile rialzo del bitcoin quest’anno. Tether ha dato ai cripto-trader un token di scambio simile al dollaro, senza il fastidio e i rischi di usare dollari veri.

Devasini è il punto di incrocio di queste due aziende. Anche se formalmente inferiore al suo storico socio in affari, l’amministratore delegato di Tether e Bitfinex Jean-Louis van der Velde, Devasini è infatti considerato da molti una figura centrale nel mercato.

“È Giancarlo è quello che gestisce tutto”, afferma un dirigente di una società di criptovalute. Lo stesso Devasini nel 2016 si vantava in una chat audio che “Alla fine, io sono il tizio che comanda in Bitfinex”. Tether afferma che sia Devasini che il suo socio van der Velde svolgono entrambi “ruoli vitali in Bitfinex e Tether in base alle loro esperienze e competenze”.

L’attuale condizione di titano della criptofinanza, che gioca un ruolo chiave all’interno dei vasti flussi di denaro speculativo che fluiscono nel mondo delle criptovalute, è una trasformazione notevole nel curriculum di Devasini, che prima delle criptovalute lavorava nel settore della chirurgia plastica, del commercio di hardware per computer e aveva fondato un servizio di consegna a domicilio di cibo biologico.

L’invenzione di una carriera

Devasini è nato a Torino nel 1964 e si è formato come medico all’Università di Milano. La sua prima vocazione è la chirurgia plastica, ma ha lasciato la professione dopo solo due anni dopo aver finito l’università, nel 1992, dopo essersi ricreduto sul suo lavoro.

“Tutto il mio lavoro sembrava una truffa, l’approfittarsi dei capricci delle persone”, ha detto Devasini in un discorso a una galleria d’arte italiana nel 2014, raccontato la sua particolare frustrazione nel vedere una donna convinta di doversi ridurre il seno anche se “le stava perfettamente”.

Sulla vicenda Tether riferisce che Devasini non ha eseguito di persona quella particolare operazione e che era preoccupato che la donna sarebbe rimasta delusa dai risultati.

Fatto sta che il giovane medico si è allontanato dal business dei “ritocchini” e ha intrapreso una carriera nel campo dell’elettronica, mettendo su un gruppo di aziende in Italia che, secondo la sua biografia sul sito di Bitfinex (e come confermato dalle risposte di Tether alle domande del Financial Times), è cresciuto fino a oltre 100 milioni di euro di fatturato. Devasini dice di averlo venduto poco prima della crisi finanziaria del 2008.

I documenti aziendali italiani gettano però una luce molto diversa sulla sua storia. Nel 2007, l’impero commerciale di Devasini aveva un fatturato di appena 12 milioni di euro, finché non ha subito il colpo di grazia da un devastante incendio che ha colpito il magazzino e gli uffici di Devasini a febbraio del 2008. La società capogruppo, la Solo SpA, è stata messa in liquidazione a giugno 2008. E nel bilancio 2007 della Solo le controllate Acme, Compass e Freshbit sono state svalutate fino al valore nominale di 1 euro ciascuna. Tether ribadisce che Devasini “ha rappresentato i fatti in modo totalmente accurato”.

A un certo punto, durante i suoi quasi vent’anni di vendita di hardware per computer, Devasini ha adottato lo pseudonimo di “Merlin” in molte comunicazioni, scegliendo anche il nickname Skype di “merlinmagoo”. Nel 2010 un suo socio si riferiva a lui come “Mr Merlin”.

E proprio come il mago Merlino della leggenda, anche Devasini ha avuto la sua parte di guai.

Nel 1996, non molto tempo dopo aver lasciato la medicina per gli affari, Devasini ha pagato 100 milioni di lire per una causa di contraffazione con Microsoft. Un decennio dopo, nel 2007, Toshiba ha citato in giudizio un’altra delle creature di Devasini, la Acme, per una presunta violazione dei brevetti sulle specifiche del formato DVD.

Tether ha spiegato che nel primo caso Devasini aveva involontariamente caricato software Microsoft senza licenza sui computer che vendeva, dopo essersi fidato delle assicurazioni di un fornitore, e aveva collaborato con le autorità dopo l’avvio delle indagini. Quanto al secondo caso, l’ufficio stampa Tether fa sapere che la causa intentata da Toshiba era “senza merito”, “non è andata da nessuna parte” e “non ha prodotto alcun esito negativo”.

Nel 2006 un’altra azienda di Devasini, la Alcosto, ha acquistato 1575 chip di memoria da un’azienda britannica. Poi, nel 2016, la commissione tributaria britannica, che giudicava di in un caso che non coinvolgeva Devasini, ha rilevato che quella transazione era parte di uno schema “legato a perdite fiscali fraudolente” definito “frode carosello”. Si tratta di schemi che coinvolgono lunghe catene di transazione, che possono includere nei passaggi anche aziende inconsapevoli di esserne parte, dove l’acquirente finale chiede al governo un rimborso per l’imposta sul valore aggiunto, ma il venditore iniziale, che è responsabile nei confronti del governo per lo stesso importo, nel frattempo è scomparso.

“Le uniche ‘perdite fiscali fraudolente’ di cui siamo a conoscenza sono il risultato di un fallimento di uno dei clienti di Alcosto, dovuto al pagamento delle tasse, non di Alcosto stessa”, afferma in proposito Tether.

Successivamente, a marzo 2010, un’altra delle società di Devasini, la Perpetual Action Group con sede nel principato di Monaco, è stata bandita da Tradeloop, un sito di rivendita di componenti elettronici usati. Un acquirente americano si era lamentato di una partita di 2000 dollari di chip di memoria acquistata proprio dalla PAG scrivendo che “dentro una scatola c’era un grosso pezzo di legno”.

Tether dice che Devasini aveva venduto la Perpetual Action Group nel 2008, e quindi non aveva nulla a che fare con le attività dell’azienda dopo quella data. Poi però ha chiarito che Devasini ha iniziato a liquidare l’attività solo alla fine del 2009.

Però guardando il forum di Tradeloop alla data del 2010 si trovano messaggi tra clienti e Devasini in persona, oltre a quello di un collaboratore che sostiene addirittura che era stato lo stesso Devasini a preparare gli imballaggi per la spedizione.

All’epoca Devasini ha negato con forza i reclami dell’acquirente, dicendo che i pacchi dovevano essere stati manomessi durante il viaggio, e offrì un parziale risarcimento. “Si tratta di una piccola disputa commerciale di più di 10 anni fa, che non ha nulla a che fare con Tether o Bitfinex”, fa sapere oggi Tether.

Un manager cripto che respinge le critiche

Verso la fine del decennio, comunque, Devasini, ormai quarantenne e con gran parte del suo impero commerciale in liquidazione, si mette alla ricerca di un nuovo progetto.

Era durata poco la sua idea di un servizio di consegna a domicilio di cibo, chiamato Delitzia, che era connesso a un blog sui benefici del biologico. A questa attività risale un video pubblicato online a novembre 2009 dove si vede Devasini sul balcone, in camicia bianca larga e con un grande gnomo da giardino sul tavolo, mentre prepara un risotto alle ortiche.

Poi nel 2012 Devasini scopre il bitcoin e si butta nel mondo cripto, che all’epoca era ancora in gran parte, come oggi, il far west della finanza non regolamentata. Sempre quell’anno entra in Bitfinex, appena fondata, gestendo le operazioni di trading e di gestione del rischio.

Le sue prime conversazioni con i clienti su Bitcointalk, popolare forum dedicato al mondo del Bitcoin, ritraggono una persona gioviale ma anche combattiva con i critici. “Credo che dovreste mostrare un po’ di rispetto e gratitudine per quello che noi di Bitfinex stiamo facendo per voi”, scrive per esempio nel 2013, rispondendo a un utente.

Tether nasce nel 2014, anche se fino al 2017 non si riescono bene a delineare i contorni della proprietà e della gestione delle due società. Devasini e gli altri dirigenti di Bitfinex e Tether possiedono quote della società e mantengono una struttura “decentralizzata”, con sedi sparse in diverse località del mondo. L’account Skype “merlinmagoo” di Devasini attualmente restituisce come posizione lo Stato insulare africano di Sao Tome and Principe, mentre i registri aziendali indicano indirizzi in Svizzera, Italia e sulla Costa Azzurra.

Per gli osservatori esterni Devasini è un personaggio sfuggente: si rifiuta di parlare con la stampa tradizionale e la sua presenza online è ridotta all’osso. Il contrario dell’archetipo dell’imprenditore di criptovalute roboante e provocatorio sui social. “È una questione di stile”, dice dal Canada Stuart Hoegner, consulente legale di Tether e Bitfinex. Devasini, continua è “solo un po’ più riservato”. Ma per i clienti di Bitfinex e Tether è sempre presente.

“Risponde 24/7 e non solo alle crisi o alle opportunità incredibili, ma a ogni tipo di operazione quotidiana”, sostiene Sam Bankman-Fried, amministratore delegato di FTX, un exchange di criptovalute con sede a Hong Kong.

Bankman-Fried sostiene che queste operazioni quotidiane includono processi come coordinare l’acquisto e il rimborso di token Tether per clienti come lui con Deltec Bank, l’istituto finanziario delle Bahamas che è la banca sia di Bitfinex che di Tether.

Inoltre, per Bankman-Fried Devasini ha “un sacco di orgoglio” per ciò che ha costruito a Bitfinex e Tether. “È davvero grato alle persone che lo hanno sostenuto. E di sicuro è molto infastidito dalle persone che, diciamo… buttano merda sui suoi affari senza che ci sia una vera ragione”.

Crescita stabile?

Nonostante le critiche e l’ispezione ricevute quest’anno dalle autorità statunitensi, Tether ha continuato a crescere in modo impressionante negli ultimi mesi ed è diventata ancora più centrale nei mercati delle criptovalute.

La crescita dell’azienda è drasticamente accelerata nella prima metà del 2021. Solo a maggio sono state coniate 35 miliardi di nuovi token, ovvero più dell’emissione totale del suo rivale più vicino, lo USD Coin.

Anche Bitfinex ha avuto successo. Pur non essendo l’exchange più grande, è comunque un luogo chiave per i grandi cripto-trader alla ricerca di liquidità e vendite su margine. “È qui che vengono stabiliti i prezzi. È davvero la piazza istituzionale delle criptovalute”, afferna un dirigente di una società cripto.

Oggi, solo il 3% delle riserve di Tether sono in contanti, secondo una dichiarazione che la società ha rilasciato a maggio. Secondo le informazioni di trasparenza la metà, circa 30 miliardi di dollari, è in commercial paper, cioè prestiti a breve termine anticipati da altre aziende.

Una delle principali fonti di critiche venute dalle autorità di controllo americane riguarda proprio le informazioni di trasparenza relative alle riserve di Tether. Fino a febbraio 2019, Tether dichiarava ai mercati di possedere un dollaro contante per ogni token tether emesso. Successivamente ha rettificato, dicendo che ogni token emesso dalla società era “sostenuto” da attività effettuate in dollari.

Tuttavia, l’indagine del procuratore generale di New York ha scoperto che in alcuni casi prima del cambio di versione del febbraio 2019 grandi quantità di riserve di Tether erano detenute sui conti bancari di Bitfinex. Questo avrebbe “mascherato i veri rischi corsi dagli investitori”, afferma la procura generale.

L’inchiesta della procura di New York ha trovato che per diversi mesi nel 2017 Tether non ha avuto accesso ai servizi bancari e a un certo punto più dell’85% della sua liquidità era conservata in un conto bancario di Bitfinex, contabilizzato come “credito” dalla società collegata, sostiene il procuratore generale Laetitia James. Il resto era su un conto a nome di Hoegner, il consulente legale.

Successivamente, nel 2018 Tether ha prestato a Bitfinex 625 milioni di dollari dopo quest’ultima aveva perso 850 milioni di dollari depositati presso la defunta società di pagamenti panamense Crypto Capital Corp. Bitfinex ha spiegato che una parte significativa dei fondi erano stati sequestrati dalle autorità e che sta provando a recuperare il denaro. Nel 2019 gli Stati Uniti hanno incriminato per frode bancaria due persone collegate alla Crypto Capital Corp.

La perdita non è stata resa pubblica fino all’aprile 2019, quando è stata rivelata nell’ambito di un’azione giudiziaria intentata dal procuratore generale di New York. Nei messaggi resi pubblici dall’ufficio della procuratrice James si legge Devasini che, con l’alias “Merlin”, supplica per mesi un individuo della Crypto Capital Corp chiamato “Oz” di restituirgli il denaro.

“Dovete capire che tutto questo potrebbe essere estremamente pericoloso per tutti, per l’intera comunità crypto. Se non agiamo rapidamente il bitcoin potrebbe anche piombare sotto 1000”, scrive Merlin, alias Devasini, a ottobre 2018. All’epoca la quotazione era intorno ai 6.500 dollari, secondo le stime dell’analista del mercato cripto Coingecko.

I critici di Tether, compresi i cittadini che hanno intentato una class action negli Usa, portano queste parole come prova che la criptovaluta di Devasini è stata usata per pompare il prezzo del bitcoin.

Hoegner, consulente legale di Bitfinex e Tether, sostiene che la critica “non coglie il punto” e che le parole di Devasini vanno interpretate come una previsione sul prezzo. Parole, continua, “nate dalla frustrazione” con cui il socio di Tether aveva semplicemente cercato fare pressione sulla Crypto Capital Corp per spingerla a “fare la cosa giusta e nella legalità”. Secondo la società la causa è “assurda e infondata”.

Bitfinex è sopravvissuta a quel terremoto, in gran parte grazie a quei 625 milioni di dollari ricevuti da Tether nel novembre 2018, oltre che da una raccolta fondi nel 2019. Il prestito da Tether, poi formalizzato in una linea di credito da 900 milioni di dollari, collateralizzata con azioni della società madre di Bitfinex, era rimasto sconosciuto al mercato fino ad aprile 2019. Ed è questo prestito che è il cuore dell’accusa formulata dal procuratore generale di New York quest’anno, che sostiene che Bitfinex e Tether avevano falsato la contabilizzazione delle riserve di Tether.

Sia Tether che Bitfinex non hanno confermato né smentito la tesi della procura, ma hanno patteggiato accettando di pagare una multa da 18,5 milioni di dollari. Le aziende sostengono che l’accordo raggiunto conferma quello che Tether ha sempre sostenuto, anche se in alcune occasioni il contante era detenuto da Bitfinex.

“Il prestito è stato rimborsato per intero a gennaio, con i dovuti interessi e prima del previsto. Quindi è sempre stato un credito esigibile, come abbiamo sempre detto”, afferma Hoegner.

Le aziende affermano che la scelta di patteggiare con le autorità americane deriva dal “desiderio di lasciarci questa vicenda alle spalle e concentrarci sul nostro business”. Si potrebbe anche dire, come recita l’immagine del profilo WhatsApp di Devasini, che “Nella vita non esiste il tasto cancella”.

Fonte: FT

Traduzione di Riccardo Antoniucci